Fare Comunità

«Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto ed infinito».
Antoine de Saint-Exupéry

Fare Comunità

"A tutte le donne e gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà".

Sono passati quasi cento anni da quando Don Luigi Sturzo scriveva queste parole. L'Italia usciva da una guerra sanguinosa e da allora il mondo è cambiato radicalmente ma l'appello a tutte le donne e a tutti gli uomini a cooperare nel segno del Bene Comune è quanto mai attuale. A quei tempi all'orizzonte c'era il fascismo con tutta la sua scia di violenza e di soppressione dei più elementari diritti. Oggi abbiamo davanti un futuro incerto causato dai disastri di decenni di dissennate politiche iper-liberiste grazie alle quali pochi potentati economici hanno preso subdolamente in mano le leve del potere e non le abbandoneranno facilmente. Dopo l'ubriacatura del boom economico del secondo dopoguerra e i decenni che lo seguirono, durante i quali ci hanno fatto credere possibile una crescita infinita capace di portare benessere a tutti, ci ritroviamo oggi con un divario della forbice tra ricchi e poveri sempre più marcato soprattutto grazie ad una classe politica, quantomeno inadeguata, che ci ha lasciato in eredità un debito pubblico pari a qualcosa come 1900 miliardi di euro pari a circa 31.000 euro pro-capite.
Pronti a salpare
Pronti a salpare

Noi non siamo contro la Politica, quella con "P" maiuscola, fatta di ascolto, comprensione dei problemi, salvaguardia dei beni comuni, rispetto delle regole e delle istituzioni, sobrietà, condivisione e trasparenza, anzi. Siamo però contro quella pletora di personaggi, che qualcuno ha battezzato come "casta", che la politica l'ha strappata di mano ai cittadini, al popolo sovrano, ed ha ridotto, e continua a farlo, la società italiana in un cumulo fumante di macerie non solo morali e intellettuali ma anche materiali. Basta guardare allo scempio perpetrato nei territori della penisola, alle rovine dei paesi alluvionati, terremotati, sfregiati dall'incuria, dalle discariche abusive e dalla cementificazione selvaggia.

Il mondo sta cambiando repentinamente ed i processi di globalizzazione ne stanno modificando la geografia e la composizione demografica mettendo sul piatto degli opulenti paesi occidentali il problema di qualche miliardo di persone che oggi chiedono solamente di poter vivere come noi abbiamo fatto nei decenni passati. Il globo già oggi è in sofferenza e la natura non riesce più a rigenerare spontaneamente le risorse utilizzate dall'uomo come non riesce più ad assorbire l'inquinamento causato dal dissennato utilizzo dei combustibili fossili. L'inarrestabile spinta demografica, che ci porterà nei prossimi decenni verso gli otto miliardi di persone (all'epoca di Gesù eravamo circa 300 milioni e all'inizio del XIX sec. 1 miliardo), non farà altro che ingigantire i problemi. Non è nostra intenzione fare del catastrofismo e crediamo ci sia ancora tempo per raddrizzare la rotta ma bisogna muoversi velocemente e per farlo è necessario avere le idee chiare anche a livello locale seppur ragionando in un'ottica globale. Nessuno può tirarsi fuori. Continuare a far finta di non vedere, come fanno la grande maggioranza dei potenti, non risolverà di certo i problemi ma li caricherà solamente sulle spalle delle nuove generazioni.
E' ormai diventato imprescindibile ragionare in termini di "sviluppo sostenibile" definito nel famoso Rapporto Bruntldand come: " uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri". Ma sarà anche necessario ragionare in termini di decrescita, di ben-essere della persona, di eliminazione del superfluo, di redistribuzione della ricchezza, di autoproduzione, di sussidiarietà, di aiuto solidale ai più deboli.

Da troppo tempo parlando con i nostri amici, con i nostri compagni di studio o di lavoro, nelle famiglie,sentiamo dire: "adesso basta!" senza però poi fare nulla di concreto anche perché, a dirla tutta, con lo strapotere dei partiti ben poco si riusciva a fare. Ma negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando. Una maggiore coscienza civica pare emergere dalla società e nuove forme di aggregazione spontanea "dal basso" lo stanno a testimoniare. Il volontariato è oggi una grande realtà e noi crediamo sia arrivato il tempo per dare vita anche nel mondo politico a forme organizzate di persone che si uniscono in base a valori e principi condivisi senza essere condizionate da logiche di partito sempre più incomprensibili.
Per questo noi non ci limitiamo a dire basta, o a criticare ciò che è stato, ma vogliamo proporre un'alternativa all'attuale modo di fare politica elaborando, nella maniera il più possibile condivisa, un progetto nuovo di società, di città, di territorio, di comunità. , in cui si legano strettamente i valori della legalità, dei diritti e dei doveri .
Un progetto moderno che sappia guardare a nuovi metodi partecipati e condivisi di rappresentanza democratica, a politiche innovative di sviluppo e mobilità sostenibili, a promuovere azioni finalizzate a tenere qui i nostri, e magari farne arrivare anche altri, giovani, alle esigenze di servizi alle persone che derivano dal positivo allungamento della speranza di vita.
Promuovendo e agevolando il mondo della ricerca e della produzione di prodotti innovativi (dalle nano e bio-tecnologie alla green economy), riportando sul territorio cervelli, tecnologie, know how, risorse umane, materiali e immateriali, economiche. Serve fare tutti gli sforzi possibili per far ritornare Ivrea e l'eporediese il fulcro della modernità e dell'accoglienza dimostrando al mondo la nostra resilienza, la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti ed alle sfide che la storia ci sta mettendo davanti.

Perché un nuovo gruppo politico, non bastano i partiti?
Se a livello nazionale i partiti sono indispensabili a livello locale la situazione è diversa. Nei territori è possibile fare politica, come sostiene Giulio Marcon, "senza entrare in un partito". Le politiche locali si possono concepire partendo dai problemi specifici, condividendole con i cittadini esaltando le diversità e le caratteristiche peculiari dei territori.
Indicando, certo, i valori di riferimento ma potendo avere le mani libere dal condizionamento delle segreterie di partito e le loro logiche di spartizione delle poltrone. Il momento storico è quello giusto e non è cosa da poco. Riguardo questo tema riportiamo le parole profetiche (1954) di una nostra grande fonte di ispirazione: Adriano Olivetti. "La democrazia, oggi, in Europa si fonda sui partiti e sulla rappresentanza proporzionale e noi riteniamo si tratti ormai di una democrazia formale che di democratico non ha che un meccanismo sorpassato nel quale la profonda coscienza dell'uomo non può avere una vera voce perché i suoi mezzi di espressione sono insufficienti".

La nostra proposta di un nuovo soggetto politico locale civico si pone all'attenzione dei cittadini eporediesi quale luogo di confronto sulle problematiche che quotidianamente ci assillano. Seppur basato sul dibattito e sulla condivisione non pensiamo però ad un cammino eccessivamente teorico ed accademico quanto ad un percorso concreto che partendo dalla conoscenza dei bisogni e delle necessità delle persone sappia indicare le politiche pubbliche necessarie alla risoluzione dei problemi reali. Il nostro vuole essere uno sguardo capace di andare oltre ai confini amministrativi imparando a ragionare in termini di area vasta quanto meno prendendo come riferimento l'Anfiteatro Morenico di Ivrea. Emergenza geo-morfologica di livello mondiale alla quale guardiamo come ad un giacimento dal quale far emergere la conoscenza e il saper fare tipici di una comunità dinamica e responsabile capace di guardare con consapevolezza e responsabilità al proprio futuro.

 

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