Se la suonano e se la cantano

Se la suonano e se la cantano

Nell’ultimo Consiglio Comunale del 29 giugno, nel quasi totale silenzio mediatico, si è consumato l’ennesimo strappo, causato dall’attuale governo cittadino, nei confronti di un normale dibattito democratico. I lettori ricorderanno che tale Consiglio Comunale è stato convocato, in seduta straordinaria e in tutta fretta, per poter dare corso ad un procedimento di adesione ad un ricorso "privato" presso il Tribunale Superiore delle Acque sostanzialmente contrario alla realizzazione di una nuova centrale elettrica, l’ennesima, sulla Dora Baltea. Si è trattata della solita “montagna che partorisce il topolino” perché il mandato affidato a Sindaco e Giunta, dal Consiglio Comunale il 22 dicembre 2015, era quello di valutare la possibilità di procedere ad un ricorso autonomo da parte della città di Ivrea. Nonostante oltre sei mesi di tempo ci si è ridotti a convocare, ovviamente senza la possibilità di poter approfondire e discutere con cognizione di causa l’argomento, un apposito Consiglio Comunale a distanza di pochi giorni da quello del 23 giugno. E’ chiaro che in tale seduta consiliare la delibera portata in approvazione è arrivata pre-confezionata e immodificabile, ma questo è il dibattito democratico secondo l’attuale maggioranza. Per poter far sembrare più “normale” questa convocazione qualcuno ha pensato bene di aggiungere all’ordine del giorno la “Relazione del Sindaco sullo stato economico-finanziario per l’anno 2015 degli enti partecipati dal Comune di Ivrea”.
Chi segue da vicino l’attività dell’Amministrazione in città saprà che sul tema delle partecipate e delle fondazioni abbiamo più volte, come Viviamo Ivrea e spesso senza ottenere riposta, posto domande e chiesto chiarimenti per evitare che si possano ricreare le condizioni, tanto per fare un esempio, che hanno causato l’evaporazione del CIC, società che fatturava circa 8 mln di euro e con oltre 150 dipendenti. Un patrimonio umano, tecnologico, economico uscito dall’ambito pubblico così come se niente fosse ed ovviamente, siamo in Italia, senza responsabilità di nessuno. Basti ricordare la manfrina della Commissione di indagine da noi richiesta a gran voce e anche messa in piedi, ma poi svuotata di ogni significato per la mancanza di volontà, da parte dei membri di maggioranza pd, di andare a fondo nelle questioni che potevano toccare gli amici di partito. Capìta l’antifona io e il collega di minoranza Tognoli abbiamo rassegnato le dimissioni nel disinteresse generale.
Ma qual è stato lo strappo anticipato in apertura? Per l'ennesima volta non è stata trasmessa ai consiglieri la necessaria documentazione e in segno di protesta la minoranza, dopo aver depositato una comunicazione con le motivazioni del gesto, ha abbandonato compatta l'aula. Sarà pur vero che la Relazione sulle partecipate non è soggetta a votazione, ma è altrettanto vero che per poter esprimere delle osservazioni e delle valutazioni di merito sarebbe quantomeno opportuno che il materiale venisse consegnato con qualche giorno di anticipo e non la sera stessa del Consiglio.
Quella della mancata trasmissione di documenti ai consiglieri è una brutta abitudine che non si riesce proprio a sradicare tant’è che quando, in un precedente Consiglio, abbiamo portato una mozione che chiedeva semplicemente il rispetto delle regole e delle norme la stessa è stata bocciata dalla maggioranza perché, a detta loro, basta applicare il “buon senso”.
Questa cattiva abitudine si è già ripetuta più volte anche per quel che riguarda la Relazione sulle partecipate che l’anno scorso è stata approvata addirittura il 22 dicembre 2015, a quasi un anno dal 31.12.2014 data alla quale era riferita. L’anno scorso il Sindaco ebbe almeno il buon gusto, a seguito della medesima richiesta, di spostare al successivo Consiglio la discussione in modo che i consiglieri potessero quantomeno leggere i contenuti del documento.
Cambiano i tempi e quest’anno, alla richiesta di procrastinare il dibattito sul tema partecipate ad un prossimo Consiglio Comunale (che dovrà peraltro esserci entro la fine di luglio), il Sindaco, spalleggiato dalla sua maggioranza, ha deciso di tirare dritto pur con l’assenza della minoranza. Come dire: se la sono suonata e cantata con buona pace di un’auspicabile quanto opportuna analisi pubblica, critica e responsabile di questioni di un certo peso specifico per la collettività. Questa è la democrazia in tempo di partito unico e ricordiamoci che le de-forme costituzionali sponsorizzate dal premier accentueranno ancora di più la distanza tra potere e cittadini.
Siamo consapevoli che le eventuali critiche, sempre puntuali e dettagliate, fatte dalla minoranza possono infastidire un esecutivo e una maggioranza che da tre anni tirano a campare tamponando emergenze a destra e a manca senza proporre uno straccio di visione sul futuro della città, almeno quello prossimo, ma ricordiamoci che viviamo ancora in una democrazia rappresentativa che fa del dibattito pubblico e del rispetto delle minoranze uno dei suoi capisaldi. Tenere lontane le minoranze dai processi decisionali e non ascoltare le loro istanze, che poi sono quelle dei cittadini, non è certo un segnale di buona politica e le ultime elezioni amministrative lo hanno chiaramente dimostrato, ma qui tutto pare immobile ed ovattato come vivessimo in un mondo altro circondati da benessere, bellezza, giustizia ed equità. Fin che dura...

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 12 luglio 2016

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