Andare oltre i partiti con chiarezza e coerenza

Andare oltre i partiti con chiarezza e coerenza

La politica italiana, come quelle europea e mondiale, sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni delle quali si faticano a intravedere i possibili sbocchi futuri.
Inevitabilmente questa incertezza e questa instabilità si ripercuotono anche a livello degli enti locali e in quest'ultimo caso risultano pure amplificate a causa di riforme istituzionali sconclusionate come l'improvvisata soppressione delle province che, nel nostro caso, ha portato alla nascita, si fa per dire, di quella Città Metropolitana della quale si conosce l'esistenza solo perchè si legge il suo nome sulla carta intestata dei Comuni, ma nulla di più.
Seppur migliorabile in molti aspetti la precedente struttura provinciale era infatti un punto di riferimento territoriale per i Comuni ed erano abbastanza chiare le competenze che ad essa appartenevano. Se un amministratore aveva bisogno di risolvere qualche problema di viabilità o di edilizia scolastica poteva confrontarsi con l’assessore di riferimento e la questione, seppur nella limitatezza delle risorse, sarebbe stata prima o poi affrontata mentre oggi la confusione regna totale e non esistono più punti di riferimento chiari sia dal punto di vista politico che da quello tecnico-amministrativo.
Questa situazione di crisi non nasce dal nulla, ma è l’effetto di un decadimento della democrazia rappresentativa generato, in primo luogo, dal progressivo scollamento tra la politica, saldamente nelle mani dei partiti, e quel popolo sovrano che dovrebbe esserne il principale protagonista e non solo attraverso il voto.
Per dirla con le parole di un grande politologo contemporaneo: «Il tempo della democrazia dei partiti è ormai passato. Sebbene i partiti continuino ad essere attori della vita democratica, sono ormai così disconnessi dalla società, e perseguono una forma di competizione così insignificante, che non sembrano più capaci di portare avanti il progetto democratico nella sua forma attuale». Peter Mair è stato uno dei principali protagonisti della scienza politica contemporanea con un occhio di riguardo alle patologie della rappresentanza democratica e ci avverte dei rischi contenuti nell’arroccamento e nella chiusura su sé stesse delle élite rappresentate dai partiti le quali, distaccandosi volutamente da processi decisionali capaci di rendere partecipi i cittadini nelle scelte, hanno spostato il baricentro del potere verso pratiche e agenzie non democratiche. Uno degli esempi più eclatanti ce l’abbiamo da tempo sotto gli occhi ed è quell’Unione Europea oggi saldamente nelle mani di una élite burocratica che primeggia indisturbata sulla politica.
Oppure vogliamo definire realmente democratiche e rappresentative le ultime elezioni avvenute in alcuni dei più grandi Paesi occidentali dove partecipa al voto più o meno la metà del corpo elettorale e grazie a sistemi maggioritari può ottenere una maggioranza di governo una forza che ha preso poco più del 20/25% dei voti dell’intero corpo elettorale?
Quali possono essere le soluzioni per uscire da questo impasse è ovviamente un tema complesso e non siamo certamente noi di una piccola forza civica locale a poter dare dei suggerimenti. Ciò che però pensiamo noi di Viviamo Ivrea è che andrebbe fatto uno sforzo concettuale per scindere dalla politica di respiro nazionale e internazionale le politiche pubbliche finalizzate all’amministrazione degli enti locali non legislativi.
Questo non vuol dire passare le redini della politica in mano ai tecnici o ai burocrati, come invece sta accadendo in grandi istituzioni internazionali, ma riportare il dibattito democratico nel proprio alveo originario fondato sull’interazione tra cittadini e rappresentanti politici. Oggi questo rapporto è venuto meno e lo si può vedere facilmente anche a livello locale dove sempre più spesso le decisioni degli esecutivi non soddisfano le esigenze e le richieste della popolazione causa soprattutto della mancanza di un dibattito partecipato all’interno della comunità di riferimento.
Questa situazione, nella nostra costante attività istituzionale di forza di minoranza, la stiamo evidenziando con convinzione e coerenza fin da inizio mandato ed è da questa esperienza estremamente formativa che ci stiamo muovendo in vista delle prossime elezioni amministrative.
Lo stiamo facendo con un percorso trasparente ed aperto a tutte le persone che condividono una visione di politica esterna ai partiti tradizionali e in grado di andare oltre ad anacronistiche barriere ideologiche. In questo processo reputiamo fondamentali la chiarezza e la coerenza nei comportamenti, da noi dimostrate in quattro anni di battaglie dai banchi della minoranza, perchè il livello di gradimento dei partiti e dei loro leader è oggi così basso che bisognerà fare attenzione ai soliti trasformismi dell'ultima ora.
Tutte le volte che abbiamo chiesto partecipazione e condivisione dei processi decisionali all’attuale esecutivo e alla maggioranza che l’ha sostenuto abbiamo sempre trovato porte chiuse, ma, come si dice, la speranza è l'ultima a morire.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 27 giugno 2017

 

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