"Appello alla saggezza eporediese": una risposta.

"Appello alla saggezza eporediese": una risposta.

"La saggezza è un punto di vista sulle cose" (Marcel Proust)

Ho impiegato qualche tempo per mettere a fuoco la ragione dello sconcerto causatomi dalla lettura dell'Appello alla saggezza eporediese (in allegato, link in fondo a questo articolo, il testo dell'appello). Ho provato a discernere i sentimenti, alquanto soggettivi e perciò di scarso interesse pubblico, dall'oggettività delle idee che tale appello intende promuovere. Ho dovuto districare le idee dai riferimenti velati a precisi e circostanziati fatti, che però non vengono mai citati esplicitamente, per arrivare al cuore del problema: i firmatari fondano le loro affermazioni su un idea, alquanto contradditoria, che si svela soltanto nelle ultime righe, ovvero il fatto che la Fondazione Guelpa debba essere libera di agire in piena autonomia dal Consiglio Comunale. Ma andiamo con ordine.

Intanto è curioso il passaggio dall'incipit, frase dai toni tanto alti quanto generici, al tema estremamente specifico della Fondazione Guelpa, presentata comunque in modo assolutamente condivisibile come "un beneficio per Ivrea che deve essere gestito e valorizzato col sostegno di tutta la cittadinanza, perché possa riversare sul nostro territorio i frutti di un bene comune". Ci si aspetterebbe pertanto un appello alla trasparenza, alla partecipazione e coinvolgimento attivo dei cittadini tutti, addirittura al di là degli amministratori, investiti dalla signora Lucia Guelpa della gestione di un patrimonio milionario per fini culturali legati al territorio. Invece le successive, poche, righe chiariscono inequivocabilmente un concetto: a gestire quel patrimonio ora ci pensa la Fondazione, di cui i cittadini devono fidarsi ciecamente e su cui lo stesso Consiglio Comunale, sindaco e giunta, non possono vantare, ufficialmente, alcun diritto nell'indirizzarne scelte ed orientamenti. L'incoerenza è così lampante da richiedere una ripetuta lettura, prima di giungere alla certezza di non averne malinteso il significato!
Ma il "capolavoro" mediatico consiste nell'adozione della "strategia del fango" a carico di destinatari, mai nominati, responsabili agli occhi di "quanti hanno a cuore il rispetto di questo beneficio" di "contenziosi e tensioni" scaturiti da "ambizione e presunzione, esternate con noncuranza per le conseguenze negative sull'opinione pubblica, creando disorientamento e difficoltà agli stessi media per una corretta informazione".
Per chi segue più da vicino la vicenda, è fin troppo chiaro il riferimento ai ripetuti appelli alla trasparenza da oltre un anno portati in Consiglio Comunale dalle forze di minoranza sotto forma di mozioni e interpellanze, e recentemente culminati nella segnalazione alla Corte dei Conti annunciata dalla presidente del consiglio Elisabetta Ballurio . In parole semplici, il merito della questione è: l'eredità della signora Guelpa è stata lasciata ad una pubblica amministrazione perché la utilizzi a fini pubblici. E' lecito che tale patrimonio venga affidato ad una Fondazione che, come ci ricordano i firmatari dell'appello, è "istituzione pubblica di diritto privato" e, in quanto tale, di fatto svincolata dai dettami del Consiglio Comunale? Può un ente privato decidere in materia di beni comuni? Ed in totale autonomia da chi il bene comune è chiamato istituzionalmente a gestirlo?
Ricevere risposte autorevoli, in mancanza di un sereno confronto finora rifiutato oltre che dal sindaco, anche dall'attuale presidente della Fondazione, Daniele Jallà, cui l'appello si riferisce, non mi sembra possa causare disorientamento nell'opinione pubblica. Semmai potrebbe aiutare "il pubblico" a farsi "un'opinione", il che è cosa ben diversa. Che poi anche i "media" siano in difficoltà a riportare corrette informazioni mi suona come un'affermazione quantomeno ingiuriosa nei confronti dei giornalisti, a parere dei firmatari incapaci di svolgere il loro lavoro in autonomia di pensiero. Insomma, di cose che stanno in piedi in questo appello non riesco ad intravederne neppure l'ombra, se non la malcelata intenzione di esprimere un legittimo punto di vista, delegittimando quello di altri. Il che, anche a detta di Marcel Proust, non sembra un comportamento molto saggio.

Roberto Gallina

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