banner speciale sito

progetto per Ivrea

ATIVA: opere utili, opere dannose

ATIVA: opere utili, opere dannose

Torniamo a parlare del Casello autostradale di S. Bernardo

Da tempo è tornato a incombere il silenzio sul progetto del casello autostradale a San Bernardo d'Ivrea. Nonostante si sia cominciato a parlarne più di vent'anni fa e nonostante sia previsto dal PRG della città e recepito dall'ultimo PTC provinciale. Per contro le ragioni d'utilità del nuovo svincolo, ai fini di una mobilità più sostenibile, mi sembrano più che mai attuali per molteplici ragioni:
– si tratta di un'opera che decongestionerebbe il traffico sulla direttrice Ivrea est - Torre Balfredo - casello di Albiano; a beneficio primario dei residenti in quei centri, su cui grava un inquinante traffico di attraversamento;
– permetterebbe di ottenere pari risultati sulla direttrice Ivrea - Romano Canavese - casello di Scarmagno;
– consentirebbe un collegamento di Ivrea (est, centro e sud) con l'autostrada in circa 5 minuti, contro i 15 (e più nelle ore di traffico) per Albiano e gli altrettanti per Scarmagno;
– risulterebbe utile al traffico di attraversamento sulla direttrice ovest-est (Pedemontana -terzo ponte) offrendo così una valida alternativa allo scaduto e disastroso progetto del traforo di Montenavale; non mancando peraltro di offrire concrete prospettive di liberalizzazioni di transito, convenzionate tra gestore autostradale e comuni viciniori a beneficio dei residenti;
– sarebbe utile al traffico di attestamento in zona Parco Dora Baltea, dove è peraltro in corso di ultimazione il poliambulatorio ed è prevista la nuova sede del tribunale;
– la prossimità del casello di S. Bernardo al Movicentro consentirebbe collegamenti veloci tramite navetta con la stazione di Santhià (poco più di 20 minuti contro il minimo di un'ora dell'attuale percorso ferroviario) nonché, soprattutto in orari notturni, di mitigare il problema delle insufficienze del tragitto ferroviario sulla direttrice Milano-Aosta;
– nella circostanza delle grandi manifestazioni eporediesi (Carnevale, S. Savino) i turisti che giungono a Ivrea via autostrada (dalle tre direzioni primarie: Torino, Milano, Aosta) potrebbero parcheggiare in zona Parco Dora Baltea e raggiungere il centro città utilizzando la passerella pedonale sul fiume, senza congestione della periferia urbana.
A tutto ciò si aggiunge che l'opera potrebbe essere realizzata con un impatto ambientale minimo (in larga misura sarebbe sufficiente un movimento terra per la realizzazione delle rampe di accesso e di uscita).
Poiché l'amministrazione eporediese sembrava aver dimenticato le ragioni di urgenza dell'opera, il 26 febbraio 2010 il consigliere Bruno Tegano presentava una mozione, approvata all'unanimità dal Consiglio, che impegnava il Sindaco d'Ivrea a fare passi concreti in quella direzione. Ma altro tempo passava e lo stesso consigliere, spazientito, presentava il 17 luglio 2011 un'interpellanza per conoscere cosa si fosse fatto. Come leggo nel verbale della seduta, il Sindaco rispondeva di avere illustrato la proposta al presidente di ATIVA già il 25 gennaio 2010 (prima dunque dell'approvazione della mozione). Lasciando così intendere di non aver fatto ulteriori passi perché all'epoca Giovanni Ossola aveva risposto con due osservazioni: «La prima riguarda la concessione che è a scadenza penso in questo anno, al massimo nel prossimo e a fronte di un investimento di questo genere, ATIVA che non era sicura sul rinnovo della concessione, chiaramente non intendeva fare alcun investimento. Due, esiste anche un problema di spazi nell'ambito della zona di S. Bernardo, per la costruzione delle rampe».
In altre parole il Sindaco prendeva per buona una risposta beffa perché la concessione non era di scadenza imminente, tant'è che fu prorogata al 31 agosto 2016 un anno più tardi allorché il Ministero delle infrastrutture subentrò ad ANAS (ma a quel tempo il Sindaco doveva avere già rimosso il tutto). E nel frattempo ATIVA stava già dando corso alla progettazione degli impegnativi ed estremamente più costosi lavori di sopraelevazione dell'autostrada.
Poi, delle due l'una. O il problema delle rampe era considerato insolubile e quindi non aveva senso continuare la discussione, oppure no. Ma allora che senso aveva il riferimento alla durata della concessione? E poi, in ogni caso, ATIVA doveva essere sollecitata a produrre un progetto o un piano spesa per illustrare possibilità o impossibilità e non limitarsi a esternazioni verbali. Insomma avrebbe dovuto rispettare una prassi ordinaria; che spesso è tuttavia tale soltanto se il richiedente è capace di incalzare e di pretendere serietà. Tanto più che la controparte era una Società a forte partecipazione pubblica (considerato che non si parlava ancora di dismissione di quote della Provincia) e pertanto, almeno sulla carta, maggiormente tenuta all'ascolto.
Invece, in assenza di sollecitazioni, ATIVA ha ignorato quanto richiesto ed ha preferito operare nel nostro territorio con ben altro spirito. Chiusa la borsa a un'opera utile, ha preferito scialacquare a vantaggio di ciò che le stava più a cuore, come il mega ponte in corso di costruzione a Pavone che deturpa atrocemente il paesaggio dell'anfiteatro morenico. Un ecomostro che la Società giustifica, con autoreferenzialità e protervia, non già adducendo ragioni strutturali ma in quanto "elemento di qualificazione del paesaggio autostradale" [sic!].
Auspico che l'azione delle associazioni ambientaliste possa ottenerne lo smantellamento o perlomeno impedire la realizzazione del secondo ponte a progetto (ancora più emergente del primo). Ma mi sembra ce ne sia più che abbastanza per parlare oggi di un obbligo della Società a risarcire il territorio stuprato (tanto più che ATIVA ha semplicemente predato in Canavese una merce di scambio utile al rinnovo della concessione).
Il casello di S. Bernardo, che è essenziale a Ivrea e alla sua cintura, ha ottimo titolo di prima compensazione.



Torna in alto

candi wall