Chi controlla il controllore?

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Fatti e misfatti di un’opera pubblica: la passerella sulla Dora Baltea

Il 23 ottobre del 2016 è stata una data significativa per la vita cittadina anche se in pochi lo sanno perché non corrisponde ad una ricorrenza e non è il compleanno di nessuna persona celebre. Molto meno prosaicamente si tratta della data entro la quale il Comune avrebbe potuto rivalersi, nei confronti delle ditte appaltatrici, di eventuali difetti nei lavori di costruzione della passerella sulla Dora Baltea.
Nei lavori pubblici esiste infatti uno strumento di garanzia che viene redatto a fine lavori; si chiama Collaudo amministrativo e serve, appunto, per verificare se i lavori siano stati eseguiti come da progetto e a “regola d’arte”. Tale tipologia di documento, che nel nostro caso è stato redatto nell’ottobre 2014, ben un anno dopo l’apertura della struttura, assume inizialmente un carattere provvisorio che si esaurisce due anni dopo, diventando definitivo, nel nostro caso il 23 di ottobre di quest'anno. Questo periodo serve proprio per vedere e valutare il comportamento dell’opera nel tempo e in soli due anni, tre dall’inaugurazione, di anomalie se ne sono riscontrate molte a partire dalla particolare gara di appalto che comprendeva, oltre al ribasso d’asta, dei punteggi rilevanti per eventuali “migliorie” progettuali proposte dalle imprese partecipanti. La cosa curiosa, diciamola così, è che l’entità del punteggio relativo alle migliorie lo ha deciso in tutta discrezionalità la commissione giudicante e il caso ha voluto che l’appalto se lo aggiudicasse un’associazione temporanea di imprese riconducibile alla proprietà dell’area ex Montefibre.
Va ricordato che la passerella rientra tra quelle opere complementari, tra le quali ci sarebbe anche il sottopasso di Via Verdi di cui si è persa ogni traccia, necessarie a rendere valido ed attuabile il Piano particolareggiato (PP3) che è lo strumento urbanistico che ha permesso di realizzare quella stupenda area nel centro della città oggi simbolicamente rappresentata dall’inquietante monolite del poliambulatorio. Il suddetto Piano particolareggiato tra le altre cose richiedeva che la proprietà proponente partecipasse economicamente alla realizzazione delle opere complementari ed è facile capire, senza essere degli urbanisti, che si tratta di una norma di buon senso che tende a far compartecipare alla spesa chi da queste opere, seppur di interesse pubblico, trarrà i maggiori vantaggi. Nel nostro caso invece di pagarla, almeno in parte, il proponente quest’opera l’ha pure costruita e non certo gratuitamente. Quando si dice la creatività italica …
Torniamo un attimo al tempo dell’aggiudicazione dei lavori perché c’è un altro passaggio sul quale riflettere. Quando ai tempi dell’appalto qualcuno chiese di poter visionare la documentazione scoprì con sorpresa che le migliorie della ditta vincente erano state “secretate”. Non stiamo qui a disquisire sulla correttezza di tale procedura fatto sta che alla fine della fiera le migliorie, che permisero alla ditta aggiudicataria di vincere la gara, non sono state realizzate. Una su tutte una spettacolare area verde con un'alta torre in legno per l’avvistamento degli uccelli ed una collinetta con percorso pedonale a spirale e casetta di osservazione sulla sommità. Una comparazione con quanto realizzato sarebbe impietosa.
Quando abbiamo chiesto quale fosse la motivazione di tale decisione ci è stato detto che gli uffici hanno giudicato tali opere pericolose e con elevati costi di manutenzione. E’ curioso riscontrare che mentre da una parte, negli stessi uffici, si attribuiva il massimo punteggio ad una proposta progettuale migliorativa dall’altra, a giochi fatti, tale proposta veniva considerata non sicura e con elevati costi manutentivi e quindi non è stata realizzata.
L’altra chicca che non può essere tralasciata è che il progetto originario prevedeva un piano di camminamento sulla passerella costituito da un tavolato in larice lamellare dello spessore di 6,6 cm che i progettisti avranno ovviamente ben ponderato viste le particolari condizioni ambientali in cui tale materiale avrebbe dovuto essere posato. Già nel primo anno di esercizio il tavolato della passerella ha dimostrato evidenti segnali di criticità con tavole schiodate, svirgolate, incurvate e negli anni successivi la situazione è peggiorata.
Cercando di andare a fondo della questione abbiamo scoperto che in luogo del larice lamellare da 6,6 cm stabilito dal Capitolato d’Appalto oggi il tavolato è composto da tavole da 3 cm inchiodate su altre tavole dello stesso spessore, distanziate tra di loro, di materiale sconosciuto. Nonostante nostra esplicita richiesta pare non esista documentazione che formalizzi, motivandolo, questa cambio di materiale e non esistano nemmeno i certificati di garanzia, obbligatori per legge, del materiale utilizzato. C’è poi anche altro, come la verniciatura delle parti metalliche mai realizzata, ma per ora fermiamoci qui.
Per il senso civico e di rispetto delle istituzioni che contraddistingue la nostra azione di consiglieri comunali con il collega Tognoli abbiamo più volte segnalato queste anomalie, ma i nostri appelli sono caduti miseramente nel vuoto. Come ultimo tentativo abbiamo comunque voluto ricordare al Sindaco e all’esecutivo, con una comunicazione urgente del 20 ottobre, la scadenza del 23 invitando chi di dovere ad eseguire un sopralluogo e un’analisi approfondita dell’opera in modo da chiedere conto alle ditte appaltanti delle anomalie e difetti costruttivi evidenziatisi nel tempo.
Questa segnalazione in extremis è caduta nel vuoto, forse perché eravamo nel pieno della tragicommedia sulle dimissioni del Sindaco, e non sappiamo se qualcosa sia stato fatto, ma questo purtroppo rientra nella norma, per questa Amministrazione, perché i consiglieri sono sempre gli ultimi a sapere le cose nonostante la nostra disponibilità a collaborare e a dare una mano soprattutto su temi di competenza specifica.
E’ infatti più facile apprendere le notizie dai giornali che per via istituzionale ed ecco che leggiamo che il fantomatico ascensore di fatto mai funzionante, nonostante le numerose segnalazioni, interpellanze, interrogazioni da noi fatte, è stato dichiarato ufficialmente “rottamabile” dal vicesindaco con buona pace di tutti i portatori di handicap costretti su una sedia a ruote.
Oltre il danno la beffa perché dopo essere stati definiti a più riprese polemici, strumentali e chi più ne ha più ne metta ora prendiamo atto che ciò che andiamo dicendo fin dal 2013 è la cruda realtà per la quale però nessuno ha mosso un dito.
Visto che non c’è mai limite al peggio abbiamo anche appreso sui giornali che quello che ora il vicesindaco chiama montacarichi, e che fino a ieri chiamava ascensore, è stato giudicato dagli uffici correttamente eseguito in base al progetto e quindi la sua sostituzione sarà a carico dei cittadini. A parte il fatto che sarebbe quantomeno singolare un progetto che prevede la realizzazione di un impianto che non funziona ciò che si chiede oggi il cittadino comune è: fino a che punto la politica può tirare una corda già sufficientemente e pericolosamente sfilacciata? E' questa la politica che vogliamo? E' questa la città che vorremmo?

Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 9 novembre 2016

 

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