Chi controlla il controllore?

Chi controlla il controllore?

E’ servito un mese giusto, dal 13 giugno al 13 luglio, per ottenere la risposta ad una domanda semplice semplice: “Esiste il Certificato di Prevenzione Incendi della Biblioteca civica?
Se poi si considera il tenore della risposta: “In riscontro alla richiesta le comunico che il certificato prevenzione incendi della Biblioteca comunale non risulta essere definito” viene da chiedersi a cosa sia servito far trascorrere tutto quel tempo quando già il giorno dopo la richiesta, gli uffici avrebbero potuto tranquillamente evidenziare l’ennesima mancanza di documentazione obbligatoria. Un Certificato di Prevenzione Incendi è infatti un documento che viene condiviso dal proprietario di un immobile, soggetto alla normativa antincendio, e il corpo dei Vigili del Fuoco. In tale elaborato vengono definiti e specificati tutti gli accorgimenti e gli impianti necessari a mettere in sicurezza un immobile in caso di incendio. Il fatto che questo documento non esista apre degli scenari inquietanti sul livello di sicurezza degli edifici e delle strutture pubbliche dove quotidianamente operano dipendenti e transitano cittadini utenti di tutte le fasce di età. Su questo tema abbiamo presentato, il 17 luglio scorso, una mozione urgente, visti i potenziali rischi impliciti, che si sarebbe dovuta discutere nel Consiglio Comunale del 24 (questo editoriale è stato scritto precedentemente). La nostra speranza è che in quella sede sia stata fatta un po’ di chiarezza perchè su certi temi non c’è molto da scherzare.
Va anche detto che in termini generali più volte, nel corso dell’attuale mandato amministrativo, abbiamo chiesto al Sindaco e alla Giunta di agire con sollecitudine sul tema della sicurezza e della messa a norma. Il 15 maggio scorso, ad esempio, nell’ultimo Consiglio Comunale effettuato, è stata approvata all’unanimità una nostra mozione dall’esplicito titolo: “Sicurezza negli edifici pubblici” nel cui deliberato si impegnavano Sindaco e Giunta a: “verificare, con sollecitudine e senza indugio, lo stato dell’arte in tema di messa a norma dell’intero patrimonio immobiliare di proprietà comunale”. E’ accaduto qualcosa da allora? Ma nemmeno per idea.
E dire che questo tema, come accennato, l’abbiamo affrontato più volte come nel giugno del 2015, quando in una Commissione Assetto del Territorio, da noi esplicitamente richiesta per avere un quadro complessivo sul tema, ci sono state consegnate delle tabelle, per le sole scuole pubbliche, che già evidenziavano l’assenza o la carenza di documentazione riguardo svariate casistiche: dalla mancanza del certificato di agibilità di alcuni edifici a quella dei certificati di collaudo statico; dalla mancanza delle certificazioni degli impianti elettrico, idrico-sanitario, antincendio a quella della denuncia di messa a terra dell’impianto elettrico, ecc. Visto l’esito insoddisfacente di quell’incontro tre consiglieri comunali tra cui il sottoscritto, dei quali uno di maggioranza e due di minoranza, sottoscrissero una lettera con la quale esprimevano già allora: “la profonda preoccupazione per una situazione che non può venire sottovalutata o sottaciuta, ma affrontata senza indugio… assumendo immediatamente le iniziative necessarie a dare risposte certe ai cittadini … e dando vita a un piano pluriennale di interventi manutentivi finalizzato prioritariamente alle messa in sicurezza degli edifici comunali”.
Non si può inoltre dire che il tema non sia mai stato evidenziato se per ben due anni consecutivi (2016 e 2017), in sede di discussione del bilancio preventivo, sono stati approvati due emendamenti al DUP, di uguale tenore, insieme alla Lista dei Cittadini, che hanno fatto inserire nel documento di programmazione il seguente periodo: “La missione ha altresì per oggetto il completamento, l’aggiornamento e la verifica della conformità complessiva degli edifici pubblici e la formazione di un archivio dei medesimi che possa essere utilizzato anche al fine dei costi manutentivi”.
Ma un documento di questo genere non dovrebbe essere obbligatorio?
Obbligatorio o no, sollecitato oppure no, un elaborato di questo tipo non esiste e questo la dice lunga sulla mancanza di pianificazione della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’intero patrimonio comunale. Non esiste un minimo di programmazione e si rincorrono le emergenze man mano che si palesano, come quella, una delle ultime in ordine di tempo e più volte segnalata, del degrado che caratterizza il ponte XXV aprile. Situazione di incuria generata dalla mancanza di manutenzione ordinaria e che potrebbe mettere in discussione la conformità statica e, di conseguenza, la relativa sicurezza della struttura e di chi vi transita.
In precedenza abbiamo citato una mozione presentata nel Consiglio del 15 maggio scorso. Tale mozione prendeva spunto da un episodio specifico e cioè dalla dichiarazione di inagibilità di alcuni locali nei quali si sarebbero dovuti trasferire gli uffici della Fondazione Guelpa. Siccome questi locali sono ubicati all’interno del palazzo di proprietà comunale sito in Via Piave 2, ove si trovano uno svariato numero di uffici pubblici, reputiamo, per analogia, che anche questi ultimi non siano adatti per ospitare in sicurezza operatori e utenti. Nel corso del dibattito in Consiglio Comunale, per eliminare ogni possibile dubbio, abbiamo posto al Responsabile della Sicurezza del Comune l’esplicita domanda se tale immobile fosse agibile ed utilizzabile, ma incredibilmente non abbiamo ottenuto una risposta. Se lo fosse stato sarebbe bastato un semplice sì, ma visto che nulla è stato detto l’impressione è che i nostri dubbi siano purtroppo fondati.
Viene da chiedersi se esistano delle responsabilità su certe questioni perché pare impossibile che, nonostante ripetute segnalazioni, nessuno faccia nulla; come pare altrettanto strano che gli organi deputati al controllo non muovano un dito.
A questo punto ad un cittadino qualunque, che deve sottostare a tutta una serie di regole, vincoli, norme per poter spostare una tramezza interna o per cambiare un serramento, viene da chiedersi se la Pubblica Amministrazione, che deve controllarne il rispetto, sia esclusa dagli stessi obblighi dei privati e la risposta è: ovviamente no.
Nasce quindi spontanea la fatidica domanda: “Ma chi controlla il controllore?”

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 25 luglio 2017

 

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