CIC Atto Finale - Come si regala al privato un’azienda pubblica pagata con i soldi dei cittadini

CIC Atto Finale - Come si regala al privato un’azienda pubblica pagata con i soldi dei cittadini

Venerdi 31 luglio è andato in scena l'ultimo atto (forse) dello psicodramma collettivo che riguarda le sorti del CIC (Consorzio per l'Informatizzazione del Canavese). In un ambiente surreale, con diversi assenti anche tra le file della maggioranza, i consiglieri presenti hanno dovuto per l'ennesima volta accorrere al capezzale di un malato delle cui sorti non sono certo responsabili. A proposito di responsabili tra gli assenti si segnala anche l'assessore, nonché vicesindaco, che da almeno otto anni si occupa delle vicende dell'azienda, al quale, più volte, abbiamo fatto suonare il campanello d'allarme chiedendogli di non sottovalutare la situazione e di intervenire con tempestività dando anche la nostra disponibilità a trovare soluzioni adeguate per riuscire a mantenere di proprietà pubblica un'attività che, fino a un decennio fa, era un fiore all'occhiello dell'ICT e dell'informatizzazione canavesana e regionale.
Il problema dell'attuale maggioranza di governo cittadino è che si ostina a guardare la realtà con occhiali vecchi, non più adatti alle profonde dinamiche economiche e sociali che stanno scuotendo il mondo a tutte le latitudini. Continuano a pensare di poter risolvere i problemi senza ricercare soluzioni condivise a livello locale con il proprio Consiglio Comunale e appoggiandosi alla propria comunità preferendo cedere la propria sovranità a referenti di partito torinesi dei quali ovviamente delle vicende eporediesi importa poco o nulla.
Ieri sera si sono toccati vertici inimmaginabili per un'amministrazione pubblica di una città come Ivrea nel terzo millennio. Improvvisazione, inefficienza, disorganizzazione, confusione hanno caratterizzato un serata iniziata già male. Il Consiglio era convocato per le 18,30 e, nonostante da giorni chiedessimo di avere la documentazione necessaria per poter esprimere una scelta consapevole e responsabile sulla delibera all'ordine del giorno, la relazione dei revisori dei conti arriva solo alle 18,25 e con quale parere? Negativo!
Viene convocata una capigruppo urgente con i cittadini venuti a seguire il Consiglio Comunale, ai quali porgo le mie scuse di consigliere e faccio un plauso per la loro troppo civile pazienza, rimasti lì per quasi un'ora senza che nessuno sapesse dirgli qualcosa sul perché di questo assurdo ritardo. E poi si dice che si vuole agevolare la partecipazione dei cittadini ai lavori del Consiglio. A parte questo particolare, che non reputo irrilevante perché i cittadini non si possono trattare così, i capigruppo hanno cominciato a guardarsi in faccia basiti anche perché, come si può ben capire, votare favorevolmente una delibera con un parere negativo del revisore dei conti comporta l'assunzione di responsabilità piuttosto pesanti, anche dal punto di vista patrimoniale personale. E visto che in questo caso di parla di un buco di quasi tre milioni di euro ... non resta che incrociare le dita sperando che tutto andrà a buon fine.
Sintetizzare tutta la vicenda è impossibile in queste poche righe, ma chi volesse farsi un'idea del calvario, annunciato, della fine del CIC potrà leggere un nostro resoconto dettagliato sul sito www.viviamoivrea.it che riprende in sostanza l'intervento effettuato in Consiglio Comunale.
Qualche notizia però proviamo a darla. Il 4 marzo il CIC va in liquidazione e come liquidatore viene nominato, incredibilmente, il presidente del CIC e cioè colui che insieme a cda e management non era stato in grado di produrre un piano industriale, stroncato dai revisori, in grado di salvare l'azienda. Gli viene affidato il mandato pieno per ricercare società, anche private, interessate ad affittare o rilevare rami d'azienda o l'azienda intera. Tramite un bando a evidenza pubblica si dimostrano interessate alcune società private tra le quali una, la CST spa, ci dicono essere quella che maggiormente risponde ai requisiti richiesti. Probabilmente si avvia una trattativa tramite la quale CSP chiede che gli enti soci garantiscano il rinnovo delle commesse in essere per almeno tre anni in cambio del mantenimento, per almeno lo stesso periodo, dell'attuale livello occupazionale e della sede territoriale. Un bel colpo di fortuna verrebbe da dire. Ecco che però i soci CIC e il liquidatore, che del parlamentino eporediese dal 4 marzo in poi se ne sono dimenticati, si accorgono (ma prima non lo sapevano?) della necessità di esperire una gara ad evidenza pubblica e cosa propongono? Di sottoscrivere una convenzione tra i soci maggioritari (i piccoli soci nessuno se li è filati e i loro problemi con CIC se li dovranno risolvere da soli) tramite la quale, prendendo come base le condizioni poste da CSP, far redigere a qualcuno un bando di gara ad evidenza pubblica. Verrebbe logico pensare ad un ente pubblico terzo che possa offrire tutte le garanzie di imparzialità e di assenza di conflitti di interesse in grado di evitare future impugnazioni. Noi abbiamo proposto ad esempio la centrale di committenza regionale SCR. Invece chi decidono di incaricare? CSI Piemonte, che: è socio di CIC verso il quale è debitore di 234.800 euro, ha nel proprio cda il vice sindaco eporediese, non pare navigare in buone acque, qualche giorno fa ha dato il via alla propria privatizzazione e, ciliegina sulla torta, annovera tra i propri clienti proprio CSP società alla quale negli ultimi quattro anni ha pagato commesse per oltre 2 milioni di euro.
Tutto normale? Per il nostro esecutivo evidentemente sì, che problema c'è?
Tra le varie criticità contenute nella convenzione questa proprio non ci pareva accettabile ed abbiamo proposto un emendamento, votato anche dalla maggioranza, per rimediare alla questione.
Questa è solo una delle evidenti anomalie della convenzione. Ne aggiungiamo ancora una per evidenziare con quanta approssimazione sia stato affrontata la vicenda. CSP, che non è un ente di beneficenza, nell'offerta scrive che come prezzo per l'acquisto è disponibile a ripianare il debito e reintegrare il capitale sociale minimo purché l'esborso complessivo non superi i 3,5 milioni. E' evidente che si tratti di una condizione dirimente e quindi chiediamo, prima di decidere come votare, che la cifra complessiva del debito al 30.09.15 venga scritta nella convenzione, ma questa cifra non c'è e il Sindaco ci dice che ... "stanno ancora facendo i conti". Viene anche da chiedersi quale sia il valore di un'azienda come CIC altrimenti come si può valutare l'equità di un'offerta?
Non so più se esista un limite al peggio però per arrivare al finale della storia vi racconto cosa abbiamo deciso di fare come gruppo di Viviamo Ivrea dimostrando per l'ennesima volta di essere più responsabili di chi lo dovrebbe essere per ruolo. Abbiamo deciso di approvare, mettendoci la faccia e accollandoci i rischi del caso, la convenzione emendata con le nostre richieste, e di conseguenza la delibera, reputandola l'ultima possibilità di dare una speranza ai 130 lavoratori ancora a libro paga del CIC chiedendo però nel contempo che chi è stato responsabile, politicamente parlando, del fallimento di questa trentennale azienda pubblica trovi la dignità per fare un passo indietro. Chiudiamo con un'ultima considerazione. Nel dibattito qualcuno ha detto che avremmo votato per l'alienazione del CIC. Ho dovuto replicare ricordando, e questo deve essere chiaro, che non si tratta, per il Comune, di un'alienazione, ma di un regalo perché nelle casse comunali non entrerà nemmeno un euro, né i 58.000 euro di capitale sociale versato, nè la quota parte del valore dell'azienda, valore che in tutti questi mesi nessuno si è preoccupato di fare o per lo meno non lo ha fatto sapere. Quindi i cittadini eporediesi devono essere ben consci che un'azienda messa in piedi nel 1985 con i loro soldi, che negli anni aveva acquisito una buona fetta di mercato e di conseguenza un valore patrimoniale non certo irrilevante ora passerà dalle mani pubbliche, senza incamerare un euro, a quelle private grazie ad un'amministrazione che, almeno negli ultimi otto anni, non ha fatto nulla per arginare i voraci interessi di certo affarismo politico di bassa levatura morale.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 3 agosto

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