Corruzione Italia: 69esimo posto

Corruzione Italia: 69esimo posto

Le ultime notizie provenienti dalla capitale, sull'inquietante e politicamente trasversale livello della corruzione nella Pubblica Amministrazione, non fanno che avvalorare quanto da tempo molti sostengono e cioè che dopo Tangentopoli il malaffare non sia diminuito, ma abbia solo cambiato pelle.
Dover assistere ogni giorno all'ennesimo scandalo fatto di mazzette, appalti truccati, favori e spintarelle sta diventando una costante che, da cittadini che vorrebbero vivere in un Paese civile, non dovremmo più permettere.
E' da poco uscito il Corruption Perception Index 2014 stilato da Transparency International che vede l'Italia posizionarsi al 69 posto su 178 paesi a livello mondiale. Siamo il fanalino di coda dei paesi del G7 e insieme a Grecia e Bulgaria gli ultimi in Europa. Davanti a noi troviamo il Rwanda, la Turchia, la Namibia, Paesi che magari qualcuno osa pure definire con disprezzo il "terzo mondo".
Cosa si può fare? Anche se combattere questo fenomeno può sembrare più difficile che scalare una montagna dobbiamo renderci conto che ogni nostro gesto quotidiano potrebbe apportare elementi di rottura e di denuncia verso questa inaccettabile situazione. Si tratta di un cambiamento culturale tanto urgente ed auspicabile quanto necessario se non vogliamo finire agli inferi.
Non bisogna spaventarsi della vastità del fenomeno, ma puntare la nostra attenzione alle vicende che quotidianamente dobbiamo affrontare denunciando senza timore eventuali abusi e soprusi, anche quelli che ci paiono, a prima vista, irrilevanti.
L'occupazione abusiva di un parcheggio riservato ai disabili, le interminabili liste d'attesa per un esame sanitario, le folgoranti carriere lavorative dell'amico o famigliare del politico di turno, la consulenza, magari affidata senza gara pubblica e pagata a peso d'oro, nell'azienda municipalizzata di turno, sono tutti eventi che ognuno di noi ha toccato con mano almeno una volta.
Dobbiamo quanto prima rispolverare il nostro senso civico e comunitario smettendo di accettare passivamente la solita frase di circostanza: "si è sempre fatto così" perché se si è sempre sbagliato è arrivata l'ora di cambiare.
Sulla lotta alla corruzione sono stati spesi fiumi di parole per poi trovarci oggi ad un livello insopportabile di connivenza di parti della Pubblica Amministrazione con la malavita organizzata e con un più generalizzato malcostume. Sono pure state fatte delle leggi come la 190 del 2012, poi ripresa dal D.Lgs 33 del 2013, che dicono che gli enti locali "debbono adottare ogni strumento per garantire l'accessibilità totale, anche attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti". Sempre gli enti locali sono tenuti ad effettuare nei confronti delle aziende pubbliche o partecipate un controllo "analogo" a quello esercitato sui propri servizi.
Basta provare a navigare sui siti di molti comuni e su quelli delle municipalizzate per capire perchè quel 69° posto ce lo meritiamo tutto. Ciò di cui tutti quanti dobbiamo renderci conto è che questi fenomeni non accadono solo da altre parti, basti guardare a cosa è successo un paio di anni fa a Rivarolo e a Leinì.
Tornando a casa nostra: per quanto riguarda il controllo analogo più volte abbiamo posto la questione dell'opacità della Fondazione Guelpa chiedendo che venga resa trasparente come dovrebbe essere un qualsiasi ente pubblico. Il Sindaco continua a ripetere che si tratta di un ente di diritto privato e che quindi non è soggetto alle stesse regole di un ente pubblico. Volendo prendere per buona, pur non condividendola minimamente, questa affermazione è chiedere troppo di mettere da parte capziosi e cervellotici cavilli legali per rendere pubblico, per senso etico, tutto ciò che quell'ente decide? La Sig. Guelpa ha lasciato alla città di Ivrea e quindi agli eporediesi un cospicuo capitale perchè venissero realizzate opere durevoli a favore della cultura e noi crediamo sia corretto e "normale" che i cittadini, beneficiari del lascito, possano sapere in che modo quei fondi vengono utilizzati soprattutto nella gestione corrente. La Fondazione Guelpa è solo un esempio, ma se ne potrebbero citare altri. Vogliamo cominciare dal CIC?

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 8 dicembre 2014



Altro in questa categoria: « Rimarranno le macerie La Palude »
Torna in alto