E' necessaria la politica?

E' necessaria la politica?

L’estate sta finendo, titolava una famosa canzone degli anni '80 del secolo scorso, ed è ora di ricominciare a pieno ritmo. Agosto, si sa, è tempo di vacanze estive e in questo periodo i problemi tendono ad evaporare e a defilarsi come parcheggiati in attesa della ripresa dei lavori. Inevitabilmente ciò che è rimasto inevaso prima della pausa si ripresenterà ineluttabilmente a settembre e se qualcuno sperava che alcune delle istanze non affrontate avessero preso la strada dell’oblio si dovrà ricredere.
Nell’ultimo Consiglio Comunale del 24 luglio non si sono infatti affrontate che una minima parte delle interpellanze e mozioni a suo tempo depositate e ad esempio sarebbe bello capire come Sindaco ed esecutivo hanno deciso di affrontare la grave mancanza del Certificato di Prevenzione Incendio della Biblioteca civica.
Parliamo di un edificio che necessita di manutenzione ordinaria da decenni e che, come facilmente immaginabile, possiede un carico di incendio piuttosto notevole. Nonostante il disinteresse dell’attuale Amministrazione, che preferisce far finta di non vedere i problemi reali organizzando convegni - parole, parole, parole, canterebbe Mina - dai quali lanciare progetti che difficilmente vedranno la luce, la Biblioteca eporediese è molto frequentata ed è una di quelle con il maggior numero di libri prestati in Piemonte e non solo. Questo ovviamente non fa che peggiorare il rischio sicurezza, ma qui nessuno pare preoccuparsi e men che meno l’avrà fatto nella calura estiva.
Purtroppo dovendo riprendere l’attività dove l’avevamo interrotta non possiamo che ricominciare dalle molteplici criticità mai risolte e, spesso, nemmeno mai affrontate nonostante le nostre, e di molti cittadini, continue segnalazioni.
Siccome oltre la critica abbiamo però sempre messo in campo anche delle proposte finalizzate a risolvere i problemi segnalati, in questo primo editoriale post vacanziero proviamo a fare qualche ragionamento di prospettiva. Partiamo evidenziando come i social media siano ormai entrati, nel bene e nel male, nel dibattito politico contemporaneo. Su questo fenomeno ci sarà da fare molta attenzione perché trattandosi di un mezzo di comunicazione difficilmente controllabile ed arginabile si porta appresso una serie di effetti collaterali non facilmente inquadrabili.
E’ ovvio che il diritto alla libera espressione del pensiero dovrà venire salvaguardato anche quando mette in discussione il potente o la multinazionale di turno, ma quali sono e quali potrebbero essere i limiti da non sorpassare? I social media stanno diventando uno sfogatoio, un’arena di dibattito senza regole sconosciuta fino a qualche anno fa alle normali dinamiche di comunicazione politica. La polemica da bar, che una volta rimaneva confinata all’interno di quattro muri, oggi può facilmente trovare un suo trampolino di lancio tramite facebook piuttosto che twitter e il problema è che gli stessi mezzi vengono utilizzati, ponendo in qualche modo il livello del dibattito sullo stesso piano: dal Presidente degli Stati Uniti e dalla Sindaca di Roma, dal Consigliere Comunale di un paesino sperduto e dall’associazione fondamentalista fino ad arrivare al lupo solitario che spiega on line come costruire una bomba con la quale compiere una strage.
Senza entrare in questioni globali molto complesse noi cerchiamo solamente di portare l’attenzione su un fenomeno che tocca anche il nostro vivere quotidiano e con il quale dovremo imparare a convivere. E’ evidente di come l’impalpabile comunicazione pubblica così modificata andrà ad influire, e in alcuni casi l’ha già fatto, sulle dinamiche politiche ed elettorali del futuro. Da ciò il titolo di questo editoriale.
Noi siamo una piccola forza politica estranea ai partiti che fa del civismo e della risoluzione dei problemi reali del vivere quotidiano la propria missione e crediamo indispensabile e insostituibile il ruolo della politica. Ovviamente la nostra concezione di politica non è quella che si nasconde dietro l’anonimato di una tastiera, ma la partecipazione attiva alla vita della comunità, l’ascolto diretto delle persone, l’attivazione di reti di relazioni sociali, la parità di diritti e doveri, la solidarietà verso i più deboli, ecc.
La nostra impressione è che, come quasi sempre, il problema sia di tipo culturale e preventivo piuttosto che repressivo e coercitivo e in quanto tale le istituzioni e la politica dovrebbero in primo luogo dare il buon esempio, creare degli anticorpi, cosa che oggi non accade, anzi.
Alla luce di quanto sopra noi siamo convinti che, almeno a livello locale, una cambiamento sia possibile. Nessun salto nel vuoto, ma un graduale quanto radicale passaggio da vecchie modalità del fare politica, che ci hanno consegnato il mondo violento, angosciato, triste e apparentemente senza futuro di oggi, ad una nuova visione politica fatta di partecipazione, bellezza, solidarietà, trasparenza, creatività, amicizia capace non solo di immaginare, ma anche di consegnare un futuro alle nuove generazioni.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 29 agosto 2017

 

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