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Esistono ancora le istituzioni?

Esistono ancora le istituzioni?

Il termine “istituzione” può assumere diversi significati. Ai fini di questo articolo prendiamo quello che definisce un’istituzione come: “Tutto ciò che è istituito dall'uomo ed è regolato da leggi e normative civili o religiose”.
Questa definizione ci dice con chiarezza che stiamo parlando di qualcosa che è opera dell’uomo e nel contempo è pubblico e regolamentato. Qualcosa che si pone ad un livello superiore al popolo in quanto dallo stesso riconosciuto e accettato come tale e, proprio per questo, di un’istituzione tendenzialmente ci si dovrebbe fidare.
Un’istituzione può anche essere vista come un punto fermo o come un approdo verso il quale dirigersi nei momenti di burrasca proprio perché sta al di sopra delle parti e quindi non dovrebbe privilegiare o avversare nessuno cercando di riportare tutti a riva indistintamente. Quando si assume un ruolo istituzionale bisognerebbe trasformare le proprie visioni da soggettive in oggettive muovendosi all’interno di quelle regole che una data istituzione si è data.
Purtroppo da diverso tempo le istituzioni stanno perdendo rispetto e credibilità e le colpe sono da attribuire certamente a chi ne fa parte, ma anche a tutti quelli che, pur a conoscenza di un malfunzionamento o di una malversazione da queste messe in atto, non muovono un dito per cambiare lo stato delle cose.
In un mondo sempre più globale dove la comunicazione corre veloce e raggiunge ogni angolo sperduto del pianeta riscontriamo che, purtroppo, questo fenomeno non è solo relativo al nostro Paese, ma si è diffuso a livello mondiale. Questo è un aspetto molto pericoloso perché nel momento in cui non ci dovessero più essere porti sicuri nei quali ripararsi, i naufragi potrebbero aumentare a dismisura sbaragliando buona parte delle certezze che l’evoluta società contemporanea si è costruita nel tempo.
Guardiamo ad alcuni casi di cronaca scoppiati recentemente e a diversi livelli per cercare di capire quanto oggi ci si possa ancora fidare delle istituzioni.
E’ di questi giorni la pubblicazione, in Australia, dei risultati di una Commissione di inchiesta sugli abusi ai minori, la Royal Commission, istituita nel 2012 dall’allora premier Julia Gillard. I dati sono impressionanti e vale la pena ricordarli. Sono state ascoltate più di 15.000 persone in poco più di quattro anni, 8.000 delle quali si sono dichiarate vittime di abusi a partire dal 1950 fino al 2010. Da quando la Commissione ha iniziato i lavori nel 2013 sono state individuate oltre 4.000 istituzioni all’interno delle quali sono stati commessi abusi sui minori con 2.550 segnalazioni alla polizia e 230 inchieste già avviate. Delle istituzioni interessate circa il 60% è di tipo religioso e in questo ambito circa il 60% è riconducibile alla Chiesa Cattolica.
Questo è uno dei tanti episodi che dequalificano le istituzioni e se non si può fare di tutte le erbe un fascio molteplici e sempre più frequenti sono però i casi, anche molto più piccoli e di origine diversa da quello citato, che attraversano la società con i quali dobbiamo fare i conti trovando la forza di non nascondere la testa sotto la sabbia.
In tutt’altro ambito, ma sempre significativo sul filone precedentemente trattato, leggiamo che nella Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato un bando per la progettazione (2,5 mln di euro) e la costruzione (60,7 mln di euro), presso l’aeroporto di Ghedi in provincia di Brescia, di nuove infrastrutture per ospitare gli aerei da guerra F-35 per una capienza di 30 esemplari. L’Italia che risulta, dalle ultime analisi ufficiali a livello europeo, uno dei paesi con il maggior aumento della povertà non riesce però a fare a meno di acquistare 90 F-35 dei quali 60 ad atterraggio convenzionale e 30, gli F-35B, ad atterraggio verticale. Va ricordato che questi aerei sono progettati per portare ognuno 2 ordigni nucleari del tipo B61-12 che andranno a sostituire gli attuali B-61 ormai ritenuti obsoleti. Come abbiamo detto nel nuovo maxi hangar ci staranno 30 aerei che con 2 bombe a testa faranno arrivare a 60 il numero degli ordigni nucleari presenti nella sola base di Ghedi poi ci sono le basi di Amendola, Aviano e così via. Il bello, si fa per dire, di questa operazione è che il nuovo impianto di Ghedi sarà “una base nella base” a completo controllo degli americani. Se a questo aggiungiamo l’enorme dispiegamento di testate nucleari nel nostro Paese si fa in fretta a capire quanto siamo subordinati alle decisioni prese negli USA privando il nostro Parlamento di un reale potere decisionale il tutto con l’aggravante che tutte queste iniziative sono state avviate prima dell’insediamento di Trump.
Le istituzioni, italiane in questo caso, esistono ancora? Ha ancora senso “giocare” alla democrazia per eleggere dei parlamentari che invece di fare il bene dell’Italia assecondano supinamente il volere di forze straniere per di più private come il più grande complesso militare-industriale che fa capo alla Lockeed Martin?
Chiudiamo questa brevissima carrellata, ma gli esempi potrebbero essere veramente tanti, tornando agli affari di casa nostra. E’ scoppiato in questi giorni l’ennesimo scandalo che tira pesantemente in ballo certa politica del malaffare. Parliamo della vicenda di Finpiemonte, la finanziaria della Regione Piemonte, quindi un’istituzione che gestisce soldi pubblici, che sta facendo tremare i palazzi della politica regionale e torinese per un buco di qualche decina di milioni, qualcuno parla addirittura di 50. L’indagine che sta portando avanti la magistratura è molto complessa con i soliti giochi di scatole cinesi, banche svizzere, società fantasma, personaggi equivoci e non vogliamo certo entrare nel merito quanto evidenziare che certe società e certe figure, oggi invischiate in questo scandalo, compaiono anche nella triste e mai chiarita vicenda del fallimento del CIC (Consorzio per l’Informatizzazione del Canavese) che dal gennaio 2016 è passato in mani private. Di quella vicenda basta ricordare che la società acquirente, la Csp, ha pagato la bellezza di 2.500 euro una società pubblica del valore di qualche milione accollandosi i debiti da questa accumulati senza però cacciare un euro, ma girando 1,5 mln di crediti e un software dal valore di 3,7 mln di euro sviluppato dalla società Gesi. E’ curioso che questo software, così valutato da un perito incaricato da Csp (che casualmente era anche il presidente del collegio sindacale della venditrice), fosse stato acquistato dalla stessa società qualche giorno prima per 1,3 mln (La Stampa 17.03.17). Miracoli della finanza creativa. A questo punto dell’intricata vicenda qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entra la vicenda CIC con lo scandalo Finpiemonte. La risposta è che la società che ha acquistato nei saldi di fine anno (2015) il CIC e quella dalla quale questa ha acquistato il famigerato software sono tra le protagoniste anche del tentativo di salvataggio, non andato a buon fine, di una società, la Gem Immobiliare, che faceva capo all’ex Presidente di Finpiemonte il cui fallimento ha dato la stura alle indagini sull’istituto finanziario regionale.
Ci fermiamo qui nella speranza che le responsabilità, almeno per quel che riguarda la parte pubblica, vengano finalmente alla luce.
Abbiamo analizzato tre casi completamente diversi tra di loro, ma accomunati dalla domanda del titolo: “Esistono ancora le istituzioni?” alla quale possiamo aggiungerne una seconda: “Ci si può ancora fidare delle istituzioni?” Al lettore l’ardua sentenza.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 19 dicembre 2017

 

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