progetto per Ivrea

Femminicidio: ora c'è l'impegno della Città

Femminicidio: ora c'è l'impegno della Città

Occorre essere uniti, organizzati e non abbassare la guardia
Come già saprete, lunedì 30 settembre, il Consiglio Comunale di Ivrea ha approvato all'unanimità una mozione sul tema del femminicidio, proposta dal gruppo consiliare di minoranza Viviamo Ivrea, rappresentato dal Consigliere Francesco Comotto (a questo link il testo della mozione). Durante il Consiglio Comunale, sempre su sollecitazione del gruppo consiliare Viviamo Ivrea, è stato tenuto un "posto occupato", aderendo all'omonima iniziativa (www.postoccupato.org) che, appunto, chiede di occupare un posto per una di quelle tante donne che lo avrebbero potuto occupare, se solo non fossero state uccise. Due bei segnali della Città. Un grazie anche alla sensibilità della Presidente del Consiglio Comunale Elisabetta Ballurio, probabilmente più ricettiva per appartenenza al genere, molto apprezzata durante la lettura della mozione (un po' lunghetta, è vero), una lettura sentita e scandita, senza mai farsi distrarre dal chiacchiericcio, piuttosto inopportuno e decisamente indecoroso, di qualche consigliere. E questo la dice lunga sul grande lavoro che si deve fare a riguardo. Per dovere di cronaca devo dire che la mozione era stata inviata, per spirito di condivisione, a tutti i consiglieri, al fine di poterne fare un documento comune, senza però ottenere risposta alcuna. Per fortuna in Consiglio la si è votata all'unanimità. Certo ci si chiede perché non condividerla anche a priori. Forse per paura di perdere qualcosa appoggiando l'idea altrui, sebbene la si reputi valida? Vabbè, lasciamo perdere.
Andando dritti al punto, invece, importante e significativo è l'impegno preso dall'amministrazione, con quel voto unanime, a coordinare, monitorare e aiutare la rete di soggetti già attivi sul territorio, coinvolgendo anche i comuni limitrofi, affinché possano continuare a lavorare, in maniera potenziata e con la maggior visibilità possibile. Un po' quello che chiedeva Ottavia Mermoz, in rappresentanza della Casa delle Donne, nel suo articolo sul numero precedente di questo giornale (leggete l'ultimo capoverso: "...non ci sembra indelicato chiedere alla municipalità di Ivrea di farsi protagonista..."). Come membro del gruppo consiliare di Viviamo Ivrea e come referente della mozione, sono molto orgogliosa del lavoro fatto e del risultato ottenuto. L'argomento era presente nel nostro programma, citato nelle varie serate pre-elettorali e dunque portato avanti con una certa determinazione, essendo noi convinti che la pari opportunità non stia solo nei numeri delle donne presenti nelle varie posizioni chiave, pubbliche e private, e che il dilagare della violenza di genere sia un problema di tutti, un grave fenomeno di natura culturale, ormai incancrenito e acutizzato dai profondi cambiamenti che la nostra società schizofrenica fatica ad affrontare.
Chiedere ad una amministrazione che l'esempio partisse dall'alto, da un impegno formale e sottoscritto, ci è parso una buona partenza, anzi ci è sembrata (a livello locale) "la partenza". A livello nazionale la latitanza delle istituzioni ha creato il disastro e non basterà la legge appena approvata, per i limiti ampiamente discussi, troppo punitiva e poco attenta agli aspetti educativi e preventivi (oltretutto il pacchetto è un minestrone in cui si trova persino una norma che vieta di fotografare cantieri di opere pubbliche, pena la galera fino a 5 anni: viene in mente qualcosa???).
Ora, si sa, chiedere ed ottenere già è molto, ma realizzare è assai di più. Perciò adesso bisogna tenere la nave in rotta, fare equipaggio e monitorare noi, a nostra volta, l'amministrazione affinché mantenga l'impegno preso, pungolando, proponendo, pressando. Non abbassiamo la guardia. Hanno detto sì, facciamoglielo rispettare. E soprattutto facciamo fronte comune. Noi, qui, le risorse le abbiamo, si tratta di agevolarle ulteriormente e di dar loro ancora più spazio e ascolto. Lo stesso spazio ed ascolto che devono avere i cittadini e le cittadine che hanno bisogno di essere sostenuti e sostenute. Non basta indignarsi, bisogna agire, informarsi e informare (mentre scrivo arriva la notizia che al polo formativo delle Officine H si è svolto un convegno organizzato dall'Asl/To4 per fare rete nell'affrontare il problema della violenza di genere, rete coordinata dalla psicologa Silvana Faccio, membro prezioso della Casa delle Donne e dello sportello anti-violenza Alzati Eva, convegno a cui sono state invitate anche le forze dell'ordine. Ci si sta muovendo quindi, come del resto da più di 20 anni, a riprova che questo territorio è vivo e attivo).
Dalle pagine di questo giornale io stessa più volte ho parlato di donne, di discriminazione, di diseguaglianza, di violenza e continuerò a farlo, così come lo faccio con i lavori teatrali, le letture e gli impegni culturali in ambito artistico che porto avanti. Da adesso mi candido ufficialmente come centro di smistamento, contate pure su di me (compatibilmente con le mie forze e le mie capacità) per segnalare, avvisare, chiedere, mettere in comunicazione, insomma, avete capito.
Mi metto io per prima a servizio. Chiunque voglia partecipare si faccia avanti. C'è bisogno di tutti, perché sappiamo benissimo che un problema culturale così radicato e subdolo non è facile da risolvere e non è un problema solo di donne. Ognuno/a di noi può contribuire iniziando da casa propria: facciamo attenzione a ciò che insegniamo, a ciò che diciamo, ai comportamenti che agiamo, ai programmi tv che guardiamo, ecc... Esercitare la coerenza tra pensiero, parola e azione è un percorso irto di ostacoli e costellato di dilemmi, ma se sentiamo di non essere soli sulla strada, siamo più forti e la forza della condivisione di un valore costruito passo passo, da tanti, schiarisce l'orizzonte e diventa un bel viaggio.
Buon viaggio amici e amiche.
Lisa Gino
P.S. Un buon inizio poteva anche essere intitolare il ponte passerella, inaugurato sabato 12 ottobre, ad una donna.... Non ne avevamo nessuna? Una prima occasione mancata!

Articolo pubblicato su Varieventuali n. 18 - 10/2013

Torna in alto

candi wall