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I totalitarismi nel terzo millenio

I totalitarismi nel terzo millenio

Al Consiglio Comunale del 20 febbraio scorso abbiamo presentato una mozione dal titolo: “Misure di prevenzione della propaganda totalitarista” che è stata approvata a larghissima maggioranza. E’ ovviamente legittimo che ci possano essere pareri dissenzienti come su ogni proposta di mozione o delibera. Nei giorni seguenti abbiamo però letto, specialmente sui social, alcuni commenti fuorvianti e rancorosi basati su un’interpretazione distorta del documento approdato e discusso in aula. Questa reazione scomposta è purtroppo figlia del tempo in cui viviamo dove l’analisi di una qualunque iniziativa o proposta si limita, quando va bene, alla lettura del titolo dopodiché si traggono, in maniera aprioristica, dicotomica e spesso ideologica, delle conclusioni affrettate quanto superficiali. Purtroppo questo modo di discutere tende a polarizzare ancora di più le posizioni allontanando le parti mentre un dibattito franco e aperto nelle sedi opportune, o comunque in un contesto mediato e formalizzato, a nostro avviso potrebbe agevolare una discussione più adeguata al contesto sociale attuale.
Mentre con la società uscita dalla guerra e fino ai primi anni ’60 del secolo scorso forse poteva bastare, dal punto di vista del dibattito politico, una discussione basata sulle contrapposizioni: bianco/nero, destra/sinistra, sud/nord, fascismo/comunismo, USA/URSS, pubblico/privato oggi nell’era della globalizzazione, anche della conoscenza, questa semplificazione appare inadeguata e dobbiamo fare di tutto per superarla se vogliamo fermare la fase di regressione culturale nella quale il mondo pare entrato negli ultimi anni a partire almeno dalla crisi economica iniziata alla fine del primo decennio del 2000. Oggi la società è più complessa, multietnica, cangiante e non ci si può limitare ad una ripartizione netta tra buoni e cattivi; serve saper cogliere i dettagli e le sfumature ripartendo dall’uomo e dalla sua essenza superando una visione economicista e materialista della vita fondata sul denaro.
Fatta questa premessa torniamo all’oggetto dell’articolo partendo dal titolo della mozione che non è stato scritto a caso e contiene tutti gli elementi necessari per inquadrare il senso e le finalità dell’intero documento. “Prevenzione della propaganda totalitarista” è composto da tre parole ognuna delle quali ha un suo significato inequivocabile.
Prevenire è meglio che curare è ormai un assunto anche nel campo della medicina, dell’alimentazione e degli stili di vita. In tema di politica nascondere la testa sotto la sabbia di fronte alle forme di protesta violente e ideologizzate come quelle alle quali da qualche anno stiamo passivamente assistendo, non solo in Italia, non è certo un viatico per la costruzione di quella società libera, giusta ed equa che in molti sognavano e auspicavano sul finire del secolo scorso soprattutto dopo la fine della guerra fredda e l’abbattimento del muro di Berlino. L’errore più grande che si può commettere su questo fronte è quello di pensare che questa deriva sia una caratteristica di una parte sola e proprio qui sta forse la chiave che può aprire nuove modalità di pensare e di fare politica. Ciò non vuol dire però, come sostiene qualcuno, che prevenire, e quindi arginare, un fenomeno socialmente negativo e destabilizzante, facendo esclusivamente rispettare la legge, sia un comportamento illiberale perchè è esattamente l’opposto. In una società evoluta si deve permettere a chiunque, come sosteneva Voltaire, di poter manifestare il proprio dissenso, ma lo si deve fare nell’alveo delle regole delle quali i popoli si sono dotati grazie all’avvento di quella democrazia che qualcuno ogni tanto cerca di mettere in discussione.
Il secondo termine del titolo è “propaganda” attività vecchia come il mondo finalizzata, in questo caso, a cambiare l’orientamento delle persone attraverso l’inganno e la confusione per apportare benefici non alla collettività, ma solo a coloro che la mettono in atto siano essi partiti politici, gruppi di pressione o potentati economici. La propaganda è basata su un uso selettivo dei fatti e sulla negazione della realtà risultando antitetica ad una formazione libera e consapevole dell’opinione pubblica e per questo sarebbe utile limitarne la portata diffamatoria e fuorviante basata sulla falsità.
Il titolo della mozione chiude con il termine totalitarismo che, al di là delle varie sfaccettature che tale sostantivo ha assunto nel tempo e nel mondo, è universalmente riconosciuto come la negazione della libertà del pensiero e spesso anche del movimento delle persone. Generalmente un totalitarismo è figlio di un “uomo solo al comando” (non si ricorda di un totalitarismo al femminile) coadiuvato da una classe dirigente mediocre e caratterizzato da un controllo militarizzato, violento e senza regole del dissenso.
Noi crediamo che nessuno, indipendentemente dalla propria propensione politica sia favorevole a nuove forme di totalitarismo. Ciò che va piuttosto rimarcato in questo contesto è che i totalitarismi trovano terreno fertile nei periodi in cui un potere legittimo non assolve correttamente la sua funzione pubblica dando vita a fenomeni diffusi di corruzione, malversazione, nepotismo, illegalità e via discorrendo e ciò che preoccupa è che oggi, soprattutto in Italia, questo scenario è palpabile e tragicamente realistico.
Quindi se in un quadro di questo tipo, causato da una politica irresponsabile e al di fuori dalla realtà quotidiana, i populismi e le azioni scriteriate come il raid xenofobo di Macerata si sono rese possibili vuol dire che un rischio totalitarista è dietro l’angolo perché si sa che quando le persone sono esasperate e affamate diventano disponibili a tutto, anche a dare fiducia all’uomo forte del momento.
Tornando alla mozione ciò che pare aver indispettito qualcuno è il richiamo all’antifascismo, ma questo è solo un pretesto per svilire la portata del documento perché, fino a prova contraria, la Repubblica italiana nasce dalla sconfitta del nazi-fascismo e questo, a meno di voler disconoscere la storia e la Costituzione, è pacifico e rimarcato dal fatto che la Resistenza non è patrimonio di un’unica parte politica, ma si trattò di un patto trasversale finalizzato, tramite il Comitato di Liberazione Nazionale (composto da sei partiti dei quali tre più orientati a sinistra e tre più a destra), a sconfiggere la dittatura.
Il documento portato in Consiglio Comunale partendo da questo assunto poneva l’attenzione sul rischio di rigurgiti totalitaristi basati su comportamenti razzisti, omofobi, transfobici e sessisti e potremmo aggiungere nazionalisti (come se si potessero ergere delle barriere all’1,2 milioni di persone che ogni giorno si spostano solo sugli aerei; pensieri da medioevo).
Questa è una delle sfide che la contemporaneità ci pone davanti e bisogna fare attenzione a pensare che ci siano cose più importanti perché senza la libertà e la possibilità di un dibattito democratico tutto il resto diventa secondario.
Purtroppo il quadro nazionale è sconfortante (si specifica che questo articolo, che uscirà sull’edizione di martedì, è stato scritto prima di conoscere i risultati delle elezioni politiche) ma noi crediamo fermamente che è dal livello locale che l’Italia potrà vivere un nuovo Rinascimento e per questo abbiamo deciso di metterci in gioco e di fare la nostra parte.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 6 marzo 2018

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