Idee poche, e confuse

Idee poche, e confuse

Frammenti dal Bilancio preventivo 2016
L’ultimo bilancio approvato dall’Amministrazione eporediese, senza i voti dell’intera minoranza, ha dimostrato per l’ennesima volta di come l’attuale governo cittadino agisca in maniera estemporanea, senza una visione complessiva dei problemi della città. La mancanza di idee sistemiche, basate su una programmazione capace di rispondere ai problemi ed alle necessità reali dei cittadini, contraddistingue purtroppo anche l’ultimo documento contabile.
Se la primavera si vede dal mattino in questo caso siamo già partiti male essendo stati portati in approvazione al Consiglio Comunale solo il primo giugno, con oltre un mese di ritardo dalla già prorogata data del 30 aprile, il Bilancio preventivo 2016 e il Documento Unico di Programmazione (DUP). Tenendo conto che fino alla data dell’approvazione del nuovo bilancio si deve lavorare con una gestione provvisoria questo inaudito ritardo la dice lunga sulla situazione di incertezza che aleggia dalle parti del Municipio.
Il bello, si fa per dire, di questa storia è che il Sindaco nella sua presentazione a pag.1 del DUP scrive: «Con questo documento, che è il più importante strumento di pianificazione annuale dell’attività dell’ente, l’ente pone le principali basi della programmazione e detta, all’inizio di ogni esercizio le linee strategiche della propria azione di governo».
Parole ineccepibili che condividiamo. Peccato che avrebbero un senso solo se, come scritto dallo stesso Sindaco, il bilancio fosse stato approvato “all’inizio dell’esercizio” e cioè al primo gennaio o giù di lì. Farlo ora, e con l’estate alle porte, diventa una programmazione quantomeno azzoppata.
Il Bilancio Unico prevede un’esposizione contabile triennale proprio per poter valutare nel tempo la sostenibilità delle spese, siano esse correnti o per investimenti, in funzione delle probabili entrate.
Questo modo di impostare il bilancio dovrebbe aiutare l’esecutivo a individuare le proprie priorità e a delineare con chiarezza una programmazione almeno a medio termine dentro la quale incastrare, anno per anno, i singoli interventi. Proviamo a fare un esempio. Se si decide di investire sul Castello si individuano le modalità di finanziamento e le si ripartiscono, in base all’entità complessiva, nell’anno in corso e negli anni a seguire in funzione della probabile capacità di copertura della spesa. A leggere sui giornali locali parrebbe che la riqualificazione del Castello sia una delle priorità di questa Amministrazione, ma andando a vedere le poste allocate a bilancio cosa troviamo? Che per il 2016 sono previsti 15.000 euro, forse sufficienti a tagliare l’erba, mentre per il 2017 e il 2018 non c’è nemmeno un euro.
Altro tema caldo, sul quale come lista civica ci battiamo da sempre, è quello della riqualificazione della Biblioteca che è una delle più frequentate della zona nonostante i molti problemi manutentivi e distributivi non ne facciano un esempio di accoglienza e fruibilità. Da più parti si chiede che si faccia qualcosa e cosa troviamo nel bilancio? Nulla per il 2016 mentre nel 2017 e nel 2018 spuntano due strane, quanto corpose, poste in entrata (rispettivamente 1.840.000 e 1.800.000) rubricate come: “contributo da privati per cittadella della cultura”. Sarebbe bello capire se dietro queste rilevanti cifre ci fosse anche un impegno formale di qualcuno altrimenti si parla solo di aria fritta.
Abbiamo fatto due esempi, ma ce ne sarebbero molti altri da approfondire e per i quali, seppur avendoli evidenziati nel corso del dibattito, non abbiamo ottenuto risposte.
La nostra analisi al bilancio non ha toccato, ovviamente, solo gli investimenti, ma ha considerato anche la spesa corrente, ma anche qui di linee di indirizzo chiare, con relative coperture di spesa, non ne abbiamo trovate. Volendo fare qualche esempio possiamo citare le voci: “politiche sul lavoro” finanziate con 1500 euro nel 2016 e nulla nei due anni successivi; “sostegno attività commerciali” finanziato con 100.000 euro (molto bene) quest’anno e poi più nulla nei successivi; “attività di valorizzazione turistica” 10.000 euro nel 2016 e nulla dopo; “contributi attività sostegno sport” finanziati con 35.000 euro quest’anno e nulla negli altri due.
Anche questi casi sono solo alcuni dei molti che potremmo citare per evidenziare come non esista un disegno sul quale basare le politiche pubbliche dei prossimi anni.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che alcune voci in entrata ci paiono tutto meno che certe. Una su tutte gli oneri di urbanizzazione che nel 2015, dato definitivo, sono stati di circa 167.000 mentre nel prossimi tre anni si prevede di incassarne rispettivamente 413.000 nel 2017 e addirittura 500.000 sia nel 2017 che nel 2018 anche se non ci pare di vedere alle porte una ripresa dell’attività edilizia in città.
Dei maxi contributi privati (di chi saranno?) per la biblioteca abbiamo già detto. Dal punto di vista degli incassi possiamo ancora aggiungere che oggi si fa molto conto sulle multe per le quali si prevede di incassare circa 1.655.000 euro, ma bisogna notare come, in tempi di crisi, siano sempre di più le persone che non riescono a pagare tanto che per il solo 2015 rimangono ancora da incassare 987.000 euro.
Riconosciamo che, grazie allo sblocco del patto di stabilità, cifre consistenti verranno quest’anno impegnate soprattutto sulla manutenzione “straordinaria” delle strade e delle scuole pur dovendo far notare che questi lavori, che dreneranno inevitabilmente risorse ad altri investimenti, magari in grado di generare sviluppo e occupazione, si sarebbero dovuti fare, anno per anno, con interventi di manutenzione “ordinaria” finanziabili con la spesa corrente.
Molto altro si trova in questo bilancio nel quale, al di là del tentativo di tamponare falle dove la protesta si è fatta più vibrante, non si intravede una visione della città futura. Una visione in base alla quale poter seminare oggi i raccolti che potranno far risollevare domani una città oggi sfibrata e sfiduciata dalla quale i giovani scappano via.
Tutto questo lo abbiamo detto in Consiglio cercando di apportare il nostro piccolo contributo alla risoluzione dei problemi che oggi assillano la nostra comunità. Abbiamo fatto molte proposte e avanzato critiche sempre costruttive. Alcuni consiglieri, dalla propria posizione, hanno arricchito il dibattito. Stona la laconica frase dell’assessore al bilancio che, non avendo argomenti con i quali rispondere ai molti interrogativi posti, si è lasciato andare con un: «Noi non abbiamo niente da imparare da nessuno». Pensavamo che certe uscite fossero retaggio di una vecchia politica ormai in via di estinzione, ma evidentemente, almeno qui, non è ancora così.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 7 giugno 2016

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