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Il grande inganno

Il grande inganno

Capita a volte che parlando con le persone, soprattutto in questa fase pre-elettorale, alcune di loro manifestino la volontà di impegnarsi per il bene comune e la collettività, ma di non riuscire a farlo sentendosi inadeguate alla politica o non ritenendosi all’altezza. “Troppo complessa” dicono, non rendendosi conto che questo tenersi fuori è proprio il fine di quella mala-politica alla quale ci siamo abituati da troppo tempo e che sta trascinando l’Italia in un baratro.
Se guardiamo oggi al quadro politico nazionale viene da piangere e da rimpiangere, almeno per quelli che hanno superato gli “anta”, la prima Repubblica quando almeno c’erano partiti di sinistra che professavano politiche di stampo progressista e c’erano partiti di destra che si ispiravano a politiche conservatrici. Il quadro era abbastanza chiaro e i leader erano sufficientemente coerenti con la linea politica del partito di appartenenza. C’erano poi leggi elettorali che garantivano, pur con tutti i limiti del caso, una rappresentanza territoriale mentre oggi i candidati “di peso” vengono catapultati in collegi reputati sicuri in regioni d’Italia nelle quali probabilmente non sono mai passati nemmeno come turisti.
Diversa era la questione negli enti locali, almeno quelli di minor entità demografica, dove i partiti non sempre riuscivano a mettere le mani e dove si sono plasmate generazioni di sindaci e amministratori pubblici che hanno fatto del civismo, della salvaguardia del territorio e del benessere dei propri concittadini la loro bandiera. E in Italia ci sono esempi di comuni virtuosi che hanno messo in atto un impianto di politiche pubbliche imperniate sul bene comune che nulla hanno da invidiare a certi Paesi, spesso del nord Europa, che spesso vengono presi come esempio.
Certamente non è mai stato tutto rose e fiori; in qualunque organizzazione sociale ci sono sempre delle mele marce, ma il sistema nel suo complesso funzionava e avrebbe potuto farlo ancora se a un certo punto la politica, intesa come ascolto e come risoluzione dei problemi, non fosse stata soverchiata da una visione economicista, e nel tempo sempre più liberista ed individualista.
Alla solidarietà è andato sostituendosi l’egoismo, la cooperazione si è mutata in competizione, la forbice tra ricchi (sempre meno) e poveri (sempre di più) si è ampliata a dismisura, l’uguaglianza è caduta nel dimenticatoio a favore dei privilegi personali, l’accoglienza si è trasformata in razzismo, le relazioni sociali si sono disumanizzate su pc, tablet, smartphone, l’io ha sostituito il noi.
Ecco perché oggi il sentimento che maggiormente pare attecchire è la rassegnazione e il senso di inadeguatezza che, come dicevamo all’inizio, non è altro che ciò che vuole una classe dirigente mediocre, del tutto inadeguata e spesso improvvisata.
Noi vogliamo dimostrare, nel nostro piccolo, ma qui e ora, che la complessità e la difficoltà della politica sono solo un grande inganno perché la Politica, quella vera con la P maiuscola, è semplice, forse troppo semplice a volte per crederci e si muove su due livelli che si devono compenetrare alimentandosi reciprocamente: quello dei rappresentanti eletti dal popolo e quello della società civile.
Se partiamo da quest’ultima ogni donna e ogni uomo fanno politica tutti i giorni ad esempio facendo acquisti. Se compriamo prodotti locali, naturali, senza imballaggio, biologici, non derivanti dallo sfruttamento di donne e minori, nel negozio di prossimità compiamo un gesto politico. Se lasciamo l’auto in garage e ricominciamo a muoverci a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, possibilmente ecologici, compiamo un gesto politico.
Per far sì che questo possa accadere c’è però la necessità che funzioni anche quell’altro livello, quello della politica e degli amministratori pubblici che devono porre le condizioni grazie alle quali quanto detto sopra si possa mettere in atto. Rimanendo sui temi toccati poco sopra del commercio e della viabilità i cittadini saranno più virtuosi se la P.A. saprà fare la propria parte, se i piccoli negozi e i produttori locali verranno aiutati a scapito della grande distribuzione e se il centro della città, i quartieri e le aree periferiche verranno rivitalizzate, abbellite, rese sicure e gradevoli.
Sul tema della mobilità siamo sicuri che molti sarebbero disposti a non usare veicoli inquinanti, ma servirebbe che, invece di limitarsi alle solite promesse elettorali, si realizzassero effettivamente piste ciclabili e pedonali degne di tale nome, venisse rivoluzionato il sistema dei trasporti pubblici cominciando a mandare in rottamazione quegli orrendi ecomostri a ruote antidiluviani che GTT ha sbolognato sul nostro territorio e organizzati servizi di trasporto efficienti verso Torino e verso Milano senza continuare a stare fermi nella speranza della modernizzazione della ferrovia della quale si parla da oltre 40 anni.
E tutte queste cose non sono complesse, basta avere la volontà di affrontarle e di mettersi in discussione cosa che negli ultimi 5 anni di governo cittadino non è mai avvenuta. Tanto per fare qualche esempio: se si fosse chiesto ai cittadini cosa ne pensavano della possibile edificazione del tremendo monolite a 8 piani del poliambulatorio come avrebbero riposto? E per quanto riguarda le bare-panchine di piazza di Città? E per l’utilizzo “allegro” dei fondi della Fondazione Guelpa?
Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma a noi non interessa solo criticare ciò che è evidente quanto proporre una visione nuova verso la quale tendere nei prossimi anni, una via di uscita per una città e un territorio che hanno tutte le carte in regola per rinascere e per diventare un luogo accogliente dove i residenti, i turisti, gli sportivi, le famiglie, gli studenti, i giovani, le imprese, i commercianti e gli artigiani, possano sviluppare le loro aspirazioni e le loro qualità autoalimentando un circuito virtuoso in grado di riportare la città, che ne ha tutte le potenzialità, ai fasti di un tempo.
Per tutto questo non serve aspettare passivamente improbabili salvatori della patria quanto mettersi in gioco e costruire insieme una città e una società nuova.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 20 febbraio 2018

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