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Il nulla alle nostre spalle, il vuoto dietro di noi

Il nulla alle nostre spalle, il vuoto dietro di noi

Così recitava una poesia dell’immenso Eugenio Montale dalla quale abbiamo preso in prestito, mettendolo al plurale, il passaggio contenuto nel titolo di questo articolo per sintetizzare la “Relazione di fine mandato” del Sindaco Della Pepa presentata nell’ultimo Consiglio Comunale.
Nonostante sia stata estesa agli ultimi due mandati, col probabile intento di addolcirla un po’, ciò che è emerso con chiarezza è la pesante eredità che viene lasciata alla nuova Amministrazione che uscirà dalle urne il 10 giugno prossimo. Come da tradizione di questo esecutivo inoltre i dati contenuti nelle diapositive proiettate, nonostante le promesse del Sindaco, non sono stati pubblicati sul sito del Comune. Purtroppo a questa mancanza di comunicazione e condivisione ci siamo dovuti abituare nel corso del tempo, nonostante le reiterate richieste, confermando il detto che dice che le abitudini sono dure da superare … comprese le peggiori.
Il ritornello di tutta la presentazione, che sarà anche il propagandistico cavallo di battaglia in campagna elettorale del partito che ha governato negli ultimi lustri, è stato quello di un’Amministrazione che lascia un bilancio “sano”. Su cosa sia un bilancio sano però servirebbe fare qualche considerazione ulteriore perchè non basta avere un discreto avanzo di amministrazione per poter sostenere di aver governato bene. Il compito primario di un’amministrazione pubblica efficiente ed efficace non è certo quello di accumulare denaro quanto quello di spenderlo bene per erogare servizi di qualità, promuovere politiche pubbliche innovative e diffuse, investire in opere durevoli, mantenere efficiente il patrimonio edilizio e impiantistico, salvaguardare la salute dei cittadini.
Il Sindaco ha parlato di una media di 3 milioni di euro all’anno di spese di investimento negli ultimi dieci anni peccato che in una relazione di fine mandato i dati da considerare siano quelli del mandato stesso, e quindi 5 anni, ed ecco che tale cifra scivola a 2,2 milioni di euro l’anno con un bel 26% in meno di quanto dichiarato in Consiglio Comunale.
Va inoltre considerato che in questa somma rientrano anche le opere di manutenzione straordinaria come la sistemazione di strade e marciapiedi rimasti disastrati per anni, ma con la miracolosa attivazione di cantieri in vista della tornata elettorale, giusto per rimanere in quell’alveo di certa politica italica che si disinteressa del bene comune per anni per ricordarsene solo in vista delle elezioni. E’ così che dai 700.000 euro di investimenti del 2013 si passa agli 1,5 milioni di euro del 2015 per salire ai 3,3 milioni del 2017.
Secondo il nostro modo di concepire la finanza pubblica inoltre per investimenti, così come dice la parola stessa, si dovrebbero intendere soprattutto opere strutturali, grandi o piccole che siano, durevoli nel tempo e destinate a soddisfare esigenze e bisogni dei cittadini. Tanto per fare qualche esempio sono ormai diventati urgenti la realizzazione di una nuova piscina, di una nuova biblioteca, la sistemazione del campo sportivo di S.Giovanni e via discorrendo. Chiudere buche, eliminare infiltrazioni o sostituire serramenti dovrebbero essere considerate operazioni di manutenzione ordinaria e quindi finanziate con la spesa corrente non andando in tal modo ad intaccare investimenti e spese in conto capitale. Gli investimenti andrebbero per questo intesi come un qualcosa che si semina oggi per raccogliere dei frutti domani ed è noto che se non si semina difficilmente potrà nascere qualcosa.
Servirebbe certamente una maggior intraprendenza; non certo improvvisata, ma basata su progetti e visioni che sono stati i grandi assenti degli ultimi anni in città. Basta dire che uno degli investimenti più onerosi dell’intero mandato è stato quello della candidatura Unesco che tutti speriamo a luglio possa ricevere l’agognata approvazione, ma che trattandosi di un investimento immateriale di fatto non lascerà sul campo, almeno nei primi anni, nulla di tangibile interessando peraltro immobili in gran parte di proprietà privata. Non serve andare troppo indietro con la memoria per vedere infatti la fine che ha fatto il MAAM, museo a cielo aperto dell’architettura olivettiana, che di fatto non è mai decollato ed ora langue tristemente abbandonato a sé stesso. Sul tema Unesco sarebbe anche bello capire quali vantaggi concreti si attendono, in caso di iscrizione nella lista Unesco di “Ivrea come Città Industriale del XX secolo”, che non siano generiche enunciazioni di principio non supportate da concrete occasioni di sviluppo così come quelle contenute nella documentazione di candidatura.
La relazione del Sindaco, definita da qualche osservatore come troppo lunga, grigia e noiosa, ha dipinto una realtà virtuale in certi tratti anche molto lontana dalla realtà. Ad esempio sui temi ambientali è stato detto che questa amministrazione ha fatto molto peccato che abbiamo livelli di inquinamento da PM10 tra i più alti della ex provincia con eccessivi sforamenti della soglia di 50 mg/mc al giorno stabilita dalle norme di legge e per i quali non si è fatto assolutamente nulla nemmeno mettere in atto le restrizioni e i consigli presenti sul protocollo di emergenza sottoscritto dalla città di Ivrea e dal resto dei comuni della ex provincia di Torino.
Rimanendo in tema di salute dei cittadini all’ultimo Consiglio Comunale abbiamo presentato un’interpellanza che metteva in luce la situazione del pericolo di inquinamento delle falde acquifere nella zona dei pozzi in regione Darola dai quali viene prelevata quasi tutta l’acqua che sgorga dai rubinetti degli eporediesi. A salvaguardia della purezza dell’acqua la legge e il PRG prevedono una fascia di rispetto di 200 mt entro la quale non si dovrebbe coltivare e soprattutto non utilizzare diserbanti, anticrittogamici, concimazione chimica ecc. Ci è stato segnalato dai cittadini che in quell’area le coltivazioni arrivano fin contro la rete, che si trova a 10 metri dai pozzi, si utilizza qualsiasi tipo di prodotto chimico e non esistono segnalazioni di sorta, come paiono non esistere le notifiche, obbligatorie per legge, del divieto di coltivazione da parte dell’ente pubblico ai proprietari dei terreni compresi nell’area di salvaguardia.
Le situazioni qui citate si trascinano da anni e manifestano il disinteresse dell’attuale amministrazione, a traino PD, nei confronti dei cittadini e della città. Serve una cesura netta con il passato e guardare avanti con maggior intraprendenza e coraggio. Serve un rinnovato entusiasmo che chi governa da troppi anni ha perduto nei meandri delle beghe personali e di partito. Serve aria nuova in città.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 1 maggioe 2018

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