Il re è nudo

Il re è nudo

Altre volte in questo mandato amministrativo il Sindaco ha avuto dei problemi con la sua stessa maggioranza e altre volte abbiamo pensato di aver toccato il fondo di una fase politica, imperniata intorno ai riti del partito che la esprime, inconcludente, inefficace e dannosa per la città.
L'inutile Consiglio Comunale di giovedi 27 ottobre ha purtroppo smentito questo nostro pensiero, abbassando ulteriormente l'asticella. Il Consiglio Comunale eporediese, che quasi mai viene considerato dall'esecutivo quale parte integrante dell'Amministrazione della città, questa volta è stato convocato con tutta urgenza per un passaggio assolutamente non necessario.
I consiglieri comunali sono stati convocati per fungere da meri ratificatori di decisioni prese nelle sedi, regionale e locale, del partito democratico e questo è un comportamento inaccettabile che esula da quel rispetto istituzionale che finora, pur tra le legittime divergenze di opinione, le varie parti politiche che siedono in Consiglio hanno sempre garantito. Da ora in poi non sarà più così.
Non c'era infatti alcuna necessità né obbligo di un passaggio consiliare in quanto il Sindaco, dimessosi di sua iniziativa, peraltro senza che nessuno glielo avesse chiesto, avrebbe potuto tranquillamente, senza tanto clamore, ritirare le proprie dimissioni in tutta autonomia entro il 2 novembre. Glielo abbiamo anche chiesto esplicitamente nella Conferenza dei capigruppo del 24 ottobre, ma il nostro appello è evidentemente e inopinatamente caduto nel vuoto.
Sarà poca cosa nel bilancio dell'ente però va anche detto che un Consiglio Comunale ha comunque un costo e i soldi occorsi si sarebbero potuti usare per qualche manutenzione spicciola della quale c'è un gran bisogno: come qualche buca nelle strade o qualche rubinetto nelle scuole; interventi per i quali si ripete invece la solita litania della mancanza di risorse.
Nei 15 giorni che sono seguiti alle dimissioni del Sindaco abbiamo anche dovuto assistere ad un malcelato tentativo di sviare l'attenzione dal problema vero portato in discussione nel Consiglio Comunale del 10 ottobre (quello delle dimissioni) e cioè la richiesta al Sindaco, tramite una mozione della minoranza approvata a stragrande maggioranza, di revocare la nomina del presidente della Fondazione Guelpa: “essendo venuto meno quel rapporto fiduciario e di reciproca collaborazione, più volte richiesto e auspicato dai componenti dell'assemblea cittadina, necessario al buon funzionamento di tale ente”. La portata della mozione approvata non da adito a dubbi e, come si legge qui sopra, non chiedeva in alcun modo le dimissioni del Sindaco da lui invece decise e motivate dal fatto che non avrebbe dato corso a quanto richiesto da quel Consiglio Comunale del quale lui stesso fa parte. Fin qui per lo meno il Sindaco è stato coerente e quel suo gesto, con il quale riconosceva di essere stato messo nuovamente in minoranza dalla sua stessa maggioranza, è stato un atto di dignità politica. L’ultimo, perchè dopo di dignità se n’è vista ben poca.
Fin dal giorno dopo, infatti, è iniziato un pietoso teatrino nelle sedi del partito democratico con il quale si è obbligato il Sindaco a revocare le proprie dimissioni, ma non tramite un suo legittimo e comprensibile dietro front, ma nascondendosi dietro un'insignificante mozione predisposta dal partito con la quale gli si rinnovava una fiducia che nessuno gli aveva tolto. Il bello, si fa per dire, di questa mozione del PD è che pur chiedendo al Sindaco di ritornare sui suoi passi non l'ha invitato a dare corso a quanto richiestogli dal Consiglio Comunale. Risultato: un grave strappo istituzionale che cancella con un colpo di spugna una delle regole fondamentali della democrazia e cioè il rispetto del voto di un'assemblea legittimamente eletta per rappresentare i cittadini.
Il Sindaco con questa scelta ha preferito difendere, anziché gli interessi della Città, quelli a noi sconosciuti di una singola persona esterna all'istituzione e ormai invisa a molti per il suo atteggiamento ostile e arrogante nei confronti di chi, come i consiglieri comunali, gli ha chiesto semplicemente conto delle criticità gestionali evidenziatesi in questi anni nella Fondazione della quale è responsabile. Va ricordato, perchè anche questo si è fatto finta non fosse accaduto, che alcune delle criticità furono segnalate a Sindaco e Consiglio Comunale, già nel mese di luglio, dal consigliere di amministrazione della Fondazione Marco Liore che ai tempi si sentì apostrofare dal solito presidente con un: “fatti furbo ragazzo” non al bar, ma durante una riunione formale del CdA.
Tornando alla mozione del PD si tratta di una mediazione mal riuscita tra le fazioni interne al partito ed infatti non dice assolutamente nulla di sostanziale dal punto di vista politico, come assolutamente nulla ha causato la guerra intestina infatti i “ribelli” sono rimasti al loro posto; chiaro segno che tra i vertici del partito qualche dubbio sull’irreprensibilità del comportamento della coppia Della Pepa – Jalla qualcuno ce l’ha. Come direbbe Shakespeare: molto rumore per nulla.
A rimetterci, da tutto questo, ovviamente è la città che è rimasta né più né meno con i soliti problemi di prima, ma ora avendo maggior consapevolezza che le sorti di Ivrea non le decidono il Sindaco e il suo esecutivo, ma altri soggetti che non stiamo qui ad elencare. Ciò che preoccupa infatti è che la vicenda della Fondazione Guelpa non è un caso isolato ed è paradigmatica dell’incapacità dell’attuale classe dirigente di ideare politiche pubbliche in grado di dare qualche speranza di futuro ad una città intorpidita e immobile da troppo tempo e se l’ha detto anche una personalità di spicco come l’ex Sindaco Grijuela …
Il Consiglio Comunale del 27 ottobre ci è sembrata la rappresentazione moderna della fiaba di Andersen: “Il vestito nuovo dell’imperatore” nella quale un imperatore vanitoso, convinto di indossare un bellissimo abito invisibile agli stolti e agli indegni, gira per le vie della città tra gli applausi dei sudditi che pur non vedendo nulla, per non venire reputati stolti e indegni, fanno finta di vedere il bellissimo vestito che nella realtà non c'è. Tutto fila liscio fino a quando un bambino, che rimane inascoltato dall'imperatore, urla con tutta la sua innocenza: "ma il re è nudo!"
Al di là della morale che si può leggere dietro questa favola, non sarebbe meglio se a volte chi detiene il potere più che ascoltare compiacenti sodali di partito, magari obbligati dai propri vertici a tenere un determinato atteggiamento, ascoltasse la voce libera, ma vera del popolo magari tramite i rappresentanti dell’opposizione che non hanno le mani legate?
Il Sindaco non si è chiesto come mai del suo partito non fosse presente in aula nessuno, men che meno il segretario di sezione, per portargli un po’ di quella solidarietà manifestata a piene mani utilizzando i più comodi titoli di giornale o con qualche post su facebook?

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 1 novembre 2016

 

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