Il risveglio delle coscienze

Il risveglio delle coscienze

Lasciato alle spalle il torpore estivo la scena pubblica si ritrova inesorabilmente a ripartire dalle questioni lasciate irrisolte nei mesi e negli anni precedenti. E di problemi da risolvere l’attuale amministrazione comunale ne ha una quantità troppo spesso sottovalutata, ma questo pare essere un marchio di fabbrica del partito, l’unico sostanzialmente rimasto, di maggioranza, infatti lo stesso atteggiamento lo possiamo riscontrare a livello nazionale. A sentire loro tutto va bene, ma nella realtà nulla, o quasi, funziona come dovrebbe e il declino continua incessante la sua corsa.
Che ci troviamo in una situazione di emergenza, nella quale anche la tenuta stessa della democrazia viene messa sempre più spesso a dura prova, è un dato di fatto, ma che si debba assistere inermi all’azione di una classe dirigente inadeguata incapace di cogliere la vera essenza della politica non può più essere accettato. Serve una reazione forte da parte di una società civile che pare anestetizzata e rassegnata al declino morale e materiale di un Paese che ha infinite risorse vergognosamente sprecate per mantenere in vita una ristretta cerchia di poteri spesso occulti.
Uno dei temi dibattuti è quale sia il confine geografico dal quale partire per dare vita a questa rivoluzione e personalmente sono sempre più convinto trattarsi di un ambito prettamente locale come sosteneva Adriano Olivetti ricordando che: «Un organismo politico è efficiente ed armonico, cioè equilibrato e senza profonde asimmetrie di conoscenza, soltanto quando gli uomini preposti a determinati compiti possono assolverli mediante contatti diretti. Non esiste rapporto informativo che possa sostituire la sensibilità e l’umanità delle persone». Tutto il contrario di quanto sta avvenendo con l’eliminazione della Provincia e la nascita della Città Metropolitana ente praticamente sconosciuto ai più e che nulla ha a che spartire con i territori cui fa capo.
Capita spesso di leggere qualche testo, quanto mai attuale, di Adriano Olivetti che, oltre ad essere un grande industriale, è stato anche un raffinato e poco ascoltato, purtroppo, teorico politico. Riprendendo il suo pensiero è facile rendersi conto della sua visione profetica della società fatta di un’analisi obiettiva e profonda dello status quo sempre accompagnata da idee e proposte concrete finalizzate al miglioramento della condizione umana. Scrive nel suo “Manifesto per una democrazia federalista”: «Occorre trovare un fondamento nuovo in grado di ricomporre la coesione sociale che è una coesione da intendere anche in termini spirituali: la Comunità concreta. L’idea è di creare interessi morali e materiali condivisi tra gli uomini che vivono la loro vita sociale ed economica in un conveniente spazio geografico determinato dalla natura e dalla storia. E’ così che si può realizzare un dinamico tessuto connettivo che serva ad integrare agricoltura, industrie e artigianato evitando i contrasti e i conflitti non necessari, creando un superiore interesse fondato sulla fratellanza, la tradizione e il comune vissuto».
Leggendo questi passaggi sembra che il tempo si sia compresso e cinquant’anni siano diventati pochi mesi tanto che senza troppi aggiustamenti certe idee riformatrici potrebbero venire attualizzate e fatte proprie da una società, attenta ed attiva, che vuole riprendersi quella sovranità sancita dalla Costituzione, ma troppo spesso disattesa. La lucida interpretazione della politica di pensatori evoluti come Olivetti ci lascia perplessi di fronte allo scempio intellettuale e morale che oggi circonda l’organizzazione della vita pubblica ed il bene comune.
Un sottile quanto continuo svuotamento valoriale sembra voler estromettere definitivamente il cittadino dai problemi di interesse collettivo utilizzando anche artifici linguistici che riescono a ribaltare il vero senso delle cose. Prendiamo ad esempio il termine partecipazione del quale molte forze politiche si definiscono, impropriamente, sostenitrici. Vuole semplicemente dire che durante un determinato processo decisionale vengono ascoltati diversi livelli di interlocutori anche e soprattutto al di fuori della cerchia degli organi di governo. Ovviamente la fase di ascolto deve necessariamente precedere quella della decisione altrimenti non si tratta di partecipazione, ma di comunicazione unilaterale di una decisione già presa nelle segrete stanze.
Rimanendo a livello locale l’attuale amministrazione che si diceva grande sostenitrice di processi partecipativi: dal bilancio all’urbanistica alle strategie di area vasta, in tre anni di mandato non è riuscita a dar vita ad un solo esempio di politica pubblica partecipata decidendo in totale autonomia evitando qualunque confronto con i cittadini, con la minoranza e con l’intero Consiglio Comunale che è l’organo istituzionale che dovrebbe rappresentare tutti. I risultati sono lì da vedere e nulla può farci sperare che da qui alle prossime elezioni amministrative qualcosa possa cambiare visto che già sono iniziati i posizionamenti all’interno del partito di governo per la successione dell’attuale primo cittadino con buona pace dei molteplici problemi esistenti in città.
Noi crediamo fortemente che solo un ritorno alla politica dell’ascolto, della condivisione, delle relazioni sociali, della vera partecipazione, della salvaguardia ambientale, della sobrietà potrà aiutarci ad uscire dalle secche nelle quali ci troviamo.
Rimanendo ancorati alle stesse modalità escludenti e litigiose del fare politica fin qui messe in atto Sindaco e Giunta non potranno certamente risolvere i tanti casi problematici che necessiterebbero di una unità di vedute almeno all’interno della maggioranza, meglio ancora se condivisa con il Consiglio Comunale. Diversamente i problemi che assillano i cittadini: che vanno dalla crisi del commercio e del lavoro allo stato di degrado della piscina comunale e della buona parte degli impianti sportivi, dalla fuga dei giovani dalla città all’assoluta mancanza di politiche pubbliche in tema di cultura e turismo, dai problemi manutentivi delle case di edilizia convenzionata e popolare al disordinato e caotico sviluppo dell’area ex Montefibre, tanto per fare alcuni esempi, continueranno a rimanere irrisolti diventando un pesante fardello che dovrà caricarsi sulle spalle la prossima amministrazione comunale.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 4 ottobre 2016

 

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