Il tempo della verità

Il tempo della verità

L'attività di pungolo e di stimolo all'amministrazione eporediese da parte della lista civica Viviamo Ivrea nasce dal desiderio di apportare una ventata di aria fresca nelle polverose stanze del potere cittadino che, giorno dopo giorno, evidenzia prassi politiche a dir poco antiquate e quindi avulse ai cambiamenti che, repentinamente, stanno modificando le nostre vite. Quotidianamente ci dobbiamo scontrare con una gestione politica della città che invece di considerare i propri cittadini protagonisti, coinvolgendoli nelle scelte importanti, si preoccupa della propria sopravvivenza, dei propri privilegi e del mantenimento della poltrona a tutti i costi.
Tutte le dichiarazioni, spesso non veritiere, rilasciate dall'assessore di turno sembrano finalizzate a mantenere il consenso dei cittadini e allora cosa c'è di meglio che dire loro che si faranno esattamente le cose che desiderano? Certo il consenso è fondamentale per poter vincere le elezioni, ma il consenso al quale pensiamo noi non deriva dal mantenimento di una fitta rete di favoritismi quanto da una valutazione realistica e oggettiva dell'operato di chi governa.
Se governi bene e me lo dimostri ti voterò di nuovo altrimenti si cambia. In fondo l'alternanza ai vertici del potere è uno dei capisaldi delle democrazie compiute.
Purtroppo oggi dei valori democratici che stanno alla base della nostra Repubblica resta ben poco e l'opera di rigenerazione del pensiero politico di donne e uomini che per la nostra libertà e il nostro benessere hanno scritto pagine di altissimo livello, e a volte addirittura lasciato la vita, più passa il tempo e più appare disperata. La classe politica, come la classe dirigente più in generale, paiono ormai aver definitivamente invertito il rapporto mezzi/fini. Mentre tutto il pensiero politico degli ultimi secoli era imperniato sui fini, sugli obiettivi (libertà, uguaglianza, diritti, ecc.) per il raggiungimento dei quali si dovevano individuare i mezzi e gli strumenti più adeguati oggi i mezzi sono diventati loro stessi dei fini.
Sentir dire da un assessore alle politiche sociali o sanitarie che il suo fine è quello di salvaguardare il rapporto costi benefici, soprattutto per le forze politiche che si dichiarano di sinistra, è allucinante in una società globale che fin dagli albori dei primi tentativi di democratizzazione ha sempre mirato, tramite le sue forze migliori, a concedere a tutti le stesse opportunità, gli stessi diritti. Il fine di una moderna politica sociale e sanitaria deve essere necessariamente l'uomo con tutte le sue fragilità e bisogni e alla politica spetta il compito di trovare i giusti mezzi e le necessarie risorse. Se invece dell'uomo il fine diventa il rapporto costi/benefici preso in prestito da certa pseudo-economia elementare la politica è sconfitta, non ha più senso di esistere, basterebbe sostituire i politici con dei bravi ragionieri.
Lo stesso discorso vale per le politiche ambientali. Ci sono ormai emergenze ambientali ricorrenti, continue e sempre più disastrose e la risposta della politica qual'è? Non ci sono risorse. Ma chi dice questo ha chiaro in mente che senza un ambiente sano non può esistere nemmeno tutto il resto?
Cosa c'entra tutto questo con la verità è molto semplice. Se chi ha in mano il potere dicesse la verità i cittadini non permetterebbero che venissero messe in atto azioni o politiche pubbliche che inevitabilmente tendono a impoverire il corpo sociale abbassando continuamente la soglia del benessere e magari alla prima occasione voterebbero una forza alternativa. Meglio quindi dare in pasto all'opinione pubblica dati e numeri rassicuranti; se poi non sono proprio giusti vabbè, tanto non hanno strumenti per verificarne la veridicità.
Ecco allora che si legge sui giornali e, peggio ancora, sui bilanci approvati dalla giunta, che quest'anno verranno fatti investimenti per 6,8 milioni di euro quando già si sa che il patto di stabilità ci consentirà di spenderne solamente 2,2 di milioni.
2,2 milioni ci sembra poco? Ma sì diciamo che sono 2,5 e sono tutti più contenti.
Ma le verità nascoste che più fanno riflettere sono quelle legate ad interventi che la pubblica amministrazione dovrebbe obbligatoriamente fare, senza tanto clamore ma costantemente, e invece non fa trincerandosi dietro la mancanza di risorse o inefficienze degli uffici. Parliamo di sicurezza nelle scuole e nei luoghi di lavoro, di eliminazione delle barriere architettoniche, di manutenzione ordinaria di strade e marciapiedi, delle case popolari, del patrimonio immobiliare pubblico, di parchi e giardini, ecc. Tanto per fare un bell'esempio nella Sala cupola del complesso La Serra, capolavoro architettonico del patrimonio olivettiano, piove dentro da anni e nessuno muove un dito però si investono oltre 500.000 euro per una candidatura Unesco tutta da decifrare.
Stiamo parlando di questioni evidenti e di numeri inconfutabili che dovrebbero sollevare l'indignazione di chi onestamente paga tasse sempre più elevate in cambio di servizi sempre più scadenti ed invece ci troviamo immersi in un mare di indifferenza spesso e volentieri sapientemente pilotata, tramite i media, dalla maggioranza di turno. Indignazione che dovrebbe colpire per primi gli amministratori, i consiglieri comunali al di là degli schieramenti e dei partiti di provenienza e invece nulla, calma piatta. Mai una discussione nel merito, mai un dubbio, mai una presa di posizione. Ogni tanto qualche manfrina, qualche finta schermaglia per dare a vedere che nel partito unico si discute, ci si confronta dopodichè tutto torna nell'alveo tranquillo di una maggioranza bulgara.
Noi non ci stiamo e fino a che avremo voce manifesteremo civilmente il nostro dissenso e se anche riusciremo ad ottenere poco o nulla di una cosa siamo certi: che la sera ci addormentiamo con la coscienza a posto.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 27 luglio 2015

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