Il tribunale

Il tribunale

La vicenda della guardiania abusiva del nuovo tribunale, già curiosa di per sè (vista l'ubicazione), sta assumendo dei risvolti tragicomici. Il 2 marzo scorso, con il collega consigliere Tognoli, abbiamo effettuato un accesso agli atti presso l'Ufficio Tecnico e, miracolosamente, lo stesso giorno sono pervenute in quella sede, tardivamente, le integrazioni alla domanda di Permesso di costruire richieste in data 20 gennaio dal Comune con scadenza 31 gennaio poi prorogata, su richiesta della proprietà, di dieci giorni lavorativi e quindi, giorno più giorno meno, al 15 febbraio. Sul riscontro del Responsabile del procedimento veniva chiaramente evidenziato che i documenti richiesti avrebbero dovuto pervenire, con termine perentorio, entro la data stabilita pena la decadenza della domanda. Sempre lo stesso 2 marzo il dirigente dell'area tecnica emetteva un'ordinanza di sospensione lavori riconoscendo la non regolarità dell'opera. A questo riguardo è doveroso specificare che in quella stessa data nemmeno la scala esterna, oggetto di altra domanda, era stata autorizzata pur essendo già stata realizzata a differenza di quanto sostenuto da qualcuno sui giornali.
A questo punto la logica direbbe che la richiesta originaria, carente della documentazione non trasmessa entro i termini stabiliti ed alla luce della sospensione, avrebbe dovuto decadere automaticamente per essere ripresentata come sanatoria. Va peraltro rimarcato che nella richiesta di documentazione veniva anche chiesta la data di realizzazione degli edifici per i quali era stato chiesto l'ampliamento, ma nella risposta, oltre che tardiva, di questo riscontro non appare l'ombra pur trattandosi di un elemento determinante.
Venerdì scorso, giusto per seguire responsabilmente l'evolversi della situazione, abbiamo compiuto un'altra visita agli uffici scoprendo che l'11 marzo è stato rilasciato, senza che sia stata presentata una specifica domanda e quindi senza un doveroso passaggio in commissione edilizia, un Permesso di costruire in sanatoria i cui presupposti ci paiono quantomeno fumosi e meritevoli di approfondimento.
Quanto sopra è la stringata sintesi di una procedura amministrativa non certo esaltante che dubitiamo possa riavvicinare i cittadini, spesso oppressi da una burocrazia ormai soffocante, alle istituzioni.
Qualcuno potrebbe dire che trattandosi di un'opera di interesse pubblico come un tribunale, seppur ricadente su un'area privata, si potrebbero anche adottare corsie preferenziali e su questo siamo d'accordo, ma tutto deve avvenire nel rispetto delle regole ed alla luce del sole altrimenti diventa il far-west. Sarebbe infatti bastata una deroga al PRG per interesse pubblico formulata dal Ministero della Giustizia o almeno un passaggio in Consiglio Comunale e tutto si sarebbe potuto svolgere in tutta trasparenza e senza equivoci.
Comunque a noi gli aspetti tecnici interessano relativamente ciò su cui vorremmo fare qualche ragionamento, in qualità di amministratori pubblici, è piuttosto sul perché si sia potuta creare una situazione di questo tipo in grado di mettere in difficoltà diversi funzionari all'interno della struttura.
Tutto nasce dal fatto che il famoso e controverso Piano Particolareggiato PP3, che avrebbe dovuto governare tutta la sistemazione dell'area ex Montefibre, è scaduto nel 2014 e l'Amministrazione non ha mosso un dito nonostante la questione fosse stata segnalata da parte della minoranza. Va detto che il PP3 scaduto è stato attuato (costruito) solo in minima parte ed ora si aprono dei vuoti interpretativi, proprio alla luce della vicenda di cui stiamo parlando, che di certo non possono essere lasciati nelle mani della struttura tecnica, come invece è accaduto, la quale non può certo prendere decisioni discrezionali in assenza di norme chiare, univoche e ben definite.
Sosteniamo da tempi non sospetti la necessità di mettere mano ad una variante strutturale che sappia azzerare le storture dell'attuale piano regolatore, ormai inattuale, e tracciare nel contempo le linee di sviluppo urbanistico di una città capace di guardare al futuro, ma ora alla luce degli ultimi accadimenti ci accontenteremmo venisse affrontato seriamente il nodo del PP3 che di danni ne ha già fatti abbastanza e il nuovo abnorme poliambulatorio ne è il simbolo, in negativo, per eccellenza, altro che architettura razionalista.
Ora grazie all'interpretazione, tutta da verificare, data dagli uffici per poter "sanare" la guardiania del tribunale ogni fabbricato già presente su quell'area potrà dotarsi del suo ampliamento del 10% in barba all'armonia compositiva e architettonica che un Piano urbanistico esecutivo, come il PP3, dovrebbe garantire ed in barba alla linea normativa del PRG che in aree analoghe, di tipo polifunzionale, ampliamenti non ne concede.
Se quell'enorme area sui bordi della Dora Baltea fosse stata gestita con oculatezza, responsabilità, sostenibilità, consapevolezza, partecipazione dei cittadini, avrebbe potuto diventare un fiore all'occhiello della città come uno di quei moderni quartieri eco-sostenibili modello che hanno rilanciato l'economia di tante città europee ed invece è diventata una congerie di edifici, brutti, costruiti alla rinfusa con automobili parcheggiate dovunque (e non c'è ancora il tribunale aperto), una viabilità irrazionale e nella totale assenza anche di una sola pianta sotto la quale poter prendere un po' d'ombra d'estate. I cittadini forse non sanno che di quei palazzoni che si vedono ora se ne dovrebbero costruire ancora 14-15 spingendosi fino all'area dell'ex mattatoio e cancellando il campo da calcio di S.Grato. Buona parte del danno è stato fatto, ma se l'Amministrazione riuscisse ad avere uno scatto d'orgoglio e di coraggio, di olivettiana memoria, forse qualcosa si potrebbe ancora fare. In fondo la speranza è l'ultima a morire ..

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 16 marzo 2015



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