Il valore universale della democrazia

Il valore universale della democrazia

Siamo nell’aula di Montecitorio, è il 14 febbraio del 1977. A un certo punto del dibattito parlamentare prende la parola un signore, nel senso più ampio e alto del termine, di nome Enrico Berlinguer. Durante il suo intervento pronuncia queste parole: «Si manifestano oggi, in tutta la compagine sociale italiana, le conseguenze di uno sviluppo economico che per anni ha accumulato ingiustizie, distorsioni, squilibri, parassitismi, privilegi, sprechi. Lo Stato e i poteri pubblici lungi dal contrastare e correggere tale tipo di sviluppo, lo hanno assecondato e protetto con pratiche sperperatrici, inique e clientelari».
Sono passati giusto quarant’anni, ma i concetti espressi sono di un’attualità disarmante e potrebbero essere ribaditi uno per uno e fatti propri anche per quanto riguarda l'asfittico dibattito politico locale.
Qualche mese dopo, il 14 luglio dello stesso anno e nello stesso luogo, Berlinguer, riferito alla società dell’epoca, sosteneva: «Una struttura economica e sociale e un conformazione e gestione del potere politico che hanno portato al primato dei particolarismi sull’interesse generale, al prevalere delle convenienze private su quelle pubbliche, di quelle di categoria su quelle di classe, di quelle di gruppi di pressione e delle clientele sugli interessi dello Stato».
Se mettiamo insieme gli stralci dei due interventi ci rendiamo conto di come la drammatica situazione di decadenza sociale e culturale e di disinteresse verso il bene pubblico, che viviamo oggi, fosse già stata lucidamente fotografata da uno degli interpreti più lucidi ed onesti intellettualmente della storia politica italiana. Maggior merito va dato al pensiero di questo grande uomo se ci caliamo nel periodo storico in cui questo maturò perché la sua idea di un “compromesso storico” capace di ridare la parola ai cittadini tramite le migliori componenti popolari, in maniera ideologicamente trasversale, nasceva dalla profonda preoccupazione sulla tenuta del sistema democratico in quei tempi difficili.
Tutti sanno come quella storia è poi drammaticamente finita e di come, purtroppo, nei decenni che seguirono nulla, o quasi, del suo insegnamento è stato messo in atto proprio da una classe dirigente, anche della sua parte, che ha intrapreso piuttosto strade ispirate a paradigmi economici che, anteponendosi alla politica, ci hanno portati all’attuale società incentrata sull’ingiustizia sociale, sulla disuguaglianza e sull’egoismo di pochi, anzi pochissimi, nei confronti di una moltitudine, senza punti di riferimento, che oggi supera i 7 miliardi di persone.
Berlinguer intravedeva già allora un’involuzione della società a causa di «una perdita politica e morale dei gruppi dirigenti» che avrebbe potuto offuscare il sistema dei partiti nati come cardine della democrazia, ma trasformatisi nel tempo in meri comitati elettorali.
Pericolo già espresso peraltro una ventina di anni prima da Adriano Olivetti il cui pensiero in merito abbiamo più volte evocato e riportato anche nelle righe di questo spazio editoriale.
Per contrastare questo fenomeno di impoverimento culturale e morale entrambi sentivano la necessità di riportare il popolo alla politica, quella vera, con la nascita di nuovi soggetti sociali che potessero diventare fautori di un cambiamento ormai diventato necessario esattamente come oggi. Un cambiamento che poggiasse, sempre utilizzando un concetto caro a Berlinguer, sul “valore universale della democrazia”.
Spesso viene da chiedersi come la storia italiana avrebbe potuto andare se quel pensiero di apertura, di trasparenza, di avanguardia, di partecipazione attiva, di condivisione, di solidarietà avesse preso il sopravvento, ma si tratta di mera nostalgia dalla quale non ci vogliamo far irretire. Senza cadere però nella retorica di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato vorremmo oggi, partendo dalla nostra città, far riemergere quei valori e quelle visioni basate su un profondo senso delle istituzioni, sul rispetto delle regole della democrazia, sulla giustizia sociale, sul rispetto tra le parti.
Attivare processi politici innovativi finalizzati al cambiamento è un percorso certamente complesso che infastidisce un sistema basato sugli interessi di parte, refrattario ai mutamenti e alla modifica di una rete di privilegi sedimentatasi nel tempo. Il sistema opporrà resistenza e già stiamo assistendo a ipocrite dichiarazioni di rottura verso modalità di amministrazione della città da parte di soggetti che di quel modo di fare politica sono stati attori principali senza mai metterlo in discussione, ma “assecondandolo e proteggendolo con pratiche sperperatrici, inique e clientelari” giusto per ritornare alle profetiche parole di Berlinguer.
Noi contrapponiamo a queste manifestazioni di mero opportunismo la nostra coerenza nell’avere fin da subito messo il dito nella piaga con competenza e responsabilità istituzionale.
A chi ci accusa di essere dei sognatori rispondiamo che sognare non vuol dire essere ingenui o sprovveduti e mettiamo sul piatto quanto realizzato concretamente in quasi cinque anni di battaglie, in Consiglio Comunale e in città, e le esperienze che ognuno di noi si porta dietro.
Queste basi, che sono a disposizione di tutti, sono le fondamenta sulle quali costruire un qualcosa che non c’è, ma che si rende sempre più necessario dopo anni di stagnazione e di disinteresse per la cura e la bellezza della città.
Noi ci stiamo lavorando e speriamo che il numero dei compagni di viaggio possa aumentare nel corso del tempo. Per noi politica è parlarsi, confrontarsi, scambiare opinioni anche solo sulle questioni che ci assillano quotidianamente, ma che ci consentono di salire, in un moto ascendente, verso quei valori alti necessari a garantire una gestione corretta, equa e trasparente della cosa pubblica.
A questo proposito siamo riusciti a dotarci di una sede, di uno spazio aperto a chiunque dove ritrovarsi per discutere, confrontarsi, condividere esperienze.

Questo spazio si trova in cima a Via Arduino, al civico 126, e sabato 21 ottobre, nel pomeriggio, lo apriremo ufficialmente e tutti quelli che passeranno da quelle parti per fare quattro chiacchiere saranno i benvenuti.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 17 ottobre 2017

 

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