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In cammino verso la città nuova

In cammino verso la città nuova

Con questo articolo si chiude un viaggio lungo cinque anni durante i quali, grazie allo spazio settimanale gentilmente concesso a tutte le forze di minoranza dal direttore de La Voce, che ringraziamo, abbiamo potuto far sentire ai cittadini eporediesi, con oltre 200 articoli, le parole di chi solitamente non ha grandi spazi per poter manifestare il proprio pensiero e a volte il proprio dissenso.
Viviamo in un’epoca che qualcuno ha definito della post verità perché chi detiene il potere, anche ai livelli più bassi, riesce, grazie a un’informazione di parte, spesso non veritiera, a far passare per azioni concrete semplici enunciazioni di principio, in altri termini a distorcere la realtà dando la percezione di vivere in un’isola felice.
Il problema è che nell’attuale società ipertecnologica e digitale tutto ciò che accade si dimentica molto in fretta per cui delle bufale di un sindaco o di un assessore dopo qualche settimana nessuno si ricorda più.
Non è passato molto tempo, tanto per fare un esempio, da quando l’assessore alla cultura, parlando ad uno dei tre convegni organizzati per la fantomatica Cittadella della Cultura, che ogni tanto salta fuori come un fungo dopo la pioggia, annunciava con enfasi: “Entro la fine di questo mandato amministrativo vogliamo lasciare alla città uno studio di fattibilità dettagliato tecnico-economico per la ristrutturazione della Biblioteca”. Dichiarazione subito ripresa, giustamente, e a caratteri cubitali dai media locali. Tale studio prevedeva il recupero del fabbricato ex Cena nonostante giaccia nei cassetti dell’ufficio tecnico fin dal 2004 un progetto che prevedeva la demolizione completa del pericolante edificio che pare non sia nemmeno dotato di fondamenta. Noi sostenevamo già allora, al tempo dei suggestivi convegni, che forse sarebbe stato meglio preoccuparsi dell’assenza del Certificato di Prevenzione Incendi della Biblioteca esistente visto che si tratta di una destinazione d’uso a elevato rischio di incendio e magari di procedere, alla luce delle ultime normative in materia antisismica, ad una verifica statica del vecchio edificio scolastico. Sono passati mesi e mesi, ma la relazione statica non l’abbiamo vista come neanche lo “studio di fattibilità dettagliato” che l’assessore voleva lasciare alla futura amministrazione. Ci risulta peraltro che ad oggi il Certificato Prevenzione Incendi ancora non sia stato redatto, ma abbiamo visto che nell’ultimo bilancio sono stati inseriti 3,8 milioni nei prossimi tre anni (fino al 2020) per la “messa in sicurezza della biblioteca”. Non ce ne voglia l’assessore, ma questo è uno degli ultimi casi, tra tanti analoghi, che abbiamo seguito con particolare attenzione ritenendo prioritario un adeguamento, un ammodernamento e una ristrutturazione dell’attuale biblioteca che è un punto di riferimento nel sistema bibliotecario piemontese. A maggior ragione se ora si spenderanno tutti quei soldi per metterla in sicurezza perché spesso conviene limitarsi a far funzionare ciò che c’è soprattutto in periodi di bilanci limitati.
Quanto sopra per dire che, se dovesse toccare a noi amministrare la città: la trasparenza dell‘informazione e una costante comunicazione verso i cittadini, che dovranno essere maggiormente coinvolti anche nelle scelte strategiche, diventeranno la regola. Come dovrebbe diventare una buona prassi pianificare nel tempo i lavori più grandi magari evitando di non fare nulla per anni per poi svegliarsi nei mesi che precedono le elezioni come invece sta puntualmente accadendo. Ci sono più cantieri aperti in questi giorni, che peraltro tendono a congestionare il traffico e a far imbufalire i cittadini, che nel corso di tutti i 5 anni di mandato. Capita poi che il meteo si metta di traverso e, come spesso accade, a maggio piova, ma volendo utilizzare questa opera per un po’ di propaganda in campagna elettorale nei giorni scorsi abbiamo visto con i nostri occhi, nel cantiere di Corso Massimo D’Azeglio, operai sotto una pioggia battente stendere e rullare asfalto fumante come in una scena di Blade Runner …
Niente da fare. Bisogna cambiare, ma non per la solita critica verso il potere, ma perché così si va a fondo e più si va avanti più sarà difficile risalire, come nelle sabbie mobili.
Basta rincorrere emergenze! Serve pianificare, progettare, agire tempestivamente in un’ottica di sistema intendendo questo come un insieme di elementi coordinati e interconnessi gli uni con gli altri da relazioni chiare e comprensibili capaci di interagire per raggiungere uno scopo comune.
Ivrea deve innanzi tutti ritornare a vivere, pulsare. Deve uscire dal letargo nel quale certa politica, o meglio un circoscritto sistema di potere, pare cadere ogni cinque anni risvegliandosi miracolosamente solo in occasione di una tornata elettorale promettendo peraltro tutto quanto non è stata in grado di fare negli anni precedenti quando avrebbe avuto tutto il tempo e i numeri per fare qualunque cosa.
Il cambiamento però non può essere improvvisato e basato esclusivamente sulla protesta: servono delle visioni di medio e lungo termine, dei progetti, entusiasmo e passione civica per il Bene Comune e la comunità di appartenenza. Questo comporta però avere una direzione chiara da percorrere perché necessita attivare fin da subito un processo culturale e sociale che richiede tempi medio-lunghi senza per questo mettere da parte la gestione dell’ordinario e del quotidiano che sono bisogni altrettanto importanti.
Bisogna trasformare una città stanca, grigia e anestetizzata in un luogo accogliente e attraente nel quale “ci si sente bene” e nel quale fa piacere camminare, pedalare, fare due parole col giornalaio, col panettiere, con l’amico che ci ha appena consigliato un buon libro appena prelevato da una biblioteca finalmente moderna, informale, allegra, colorata, solare, viva e vissuta, plurifunzionale: un luogo dove ci si sente a proprio agio.
La società nella quale viviamo è complessa e spesso non si trovano dei punti di riferimento ai quali aggrapparsi e la politica dovrebbe dare qualche certezza, indicare qualche direzione, tracciare una strada per il futuro. Per governare al meglio la complessità servono però dei modelli, non si può improvvisare e anche su questo qualche idea ce l’abbiamo e la presenteremo agli elettori in vista delle prossime elezioni amministrative del 10 giugno.
Come sempre quando si conclude un viaggio rimane un po’ di nostalgia per la strada percorsa insieme e ringraziamo nuovamente chi ci ha ospitato, senza censure, su queste pagine in questi cinque lunghi anni e i lettori che ci hanno seguiti e che in diversi casi si sono avvicinati a noi per portare avanti le idee che in tutta trasparenza abbiamo sempre esplicitato pubblicamente.
Come ogni bel viaggio appena si ritorna a casa viene forte la voglia di ripartire ed è per questo che ci piacerebbe essere messi alla prova per intraprendere insieme con i cittadini eporediesi, tutti, un appassionato cammino verso la città nuova.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 1 maggioe 2018

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