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Ivrea affila le armi (spuntate) contro il gioco d'azzardo

Ivrea affila le armi (spuntate) contro il gioco d'azzardo

"Ivrea, guerra al gioco d'azzardo": qualche volta legger i titoli dei giornali ci fa sentir fieri di essere Eporediesi: in effetti la nostra città si è impegnata, negli ultimi mesi, su vari fronti per combattere una delle piaghe sociali più attuali: il gioco d'azzardo compulsivo. Un problema subdolo, ma decisamente grave, i cui numeri, anche sul nostro territorio, sono in continuo e drammatico aumento. Le persone in cura presso i servizi dell'AslTo4 (che comprende tutto il Canavese sono passate dalle 135 del 2012 alle 227 dello scorso anno. E si tratta solo dei casi "conclamati", di coloro che, preso atto del loro stato, hanno deciso di chiedere aiuto per provare a uscire dal circolo vizioso. Quanti altri, invece, non si rendono ancora conto della gravità della situazione? O, peggio, se ne rendono conto, ma non hanno il coraggio o la volontà di chiedere aiuto, magari confidando nel "Tanto smetto quanto voglio"?
L'Amministrazione ha fatto la sua parte: a fine marzo è stato approvato all'unanimità dal Consiglio comunale un regolamento decisamente restrittivo relativo alle sale da gioco e agli esercizi che ospitano le infernali macchinette. Il Comune di Ivrea, inoltre, è fra i cinque che hanno avanzato una proposta di legge regionale che dovrebbe essere discussa a breve.
Non solo: la lista civica ViviamoIvrea ha raccolto in città oltre 300 firme a sostegno della proposta di legge (nazionale) "Tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite in denaro-giochi d'azzardo" e Ivrea è uno dei 607 Comuni italiani che hanno sottoscritto il "Manifesto contro il gioco d'azzardo".
Alla luce di questi fatti sembrerebbe di essere a cavallo, potremmo illuderci di vivere in un'isola felice, ma... Ahimè, c'è un "ma": Ivrea ha fatto la sua parte, ma Ivrea è in Italia, paese dalle mille sfaccettature e dai mille risvolti, dove quasi sempre i furbetti la fanno franca a dispetto delle regole e della buona volontà dei cittadini.
Così bisogna sottolineare che il regolamento adottato dal Comune è "stringente", ma è stato redatto prendendo spunto da quello di un Comune che ha già subito un ricorso da parte dell'esercito degli esercenti delle sale giuochi, vincendolo. Proporre regole più drastiche avrebbe esposto l'amministrazione al rischio di trovarsi in posizione di svantaggio se i "signori del gioco" dovessero storcere il naso. Sia chiaro: bene hanno fatto gli Amministratori, ma fa rabbia vedere che le armi sono spuntate di fronte all'arroganza dei soliti gruppi di potere. E a ancor più rabbia constatare che il primo sponsor del gioco d'azzardo è... lo Stato. Sì, proprio quello stato che poi piange miseria quando è ora di curare i giocatori compulsivi.
La stessa prudenza sarà probabilmente adottata dalla Regione, mentre la proposta di legge nazionale chissà se e quando verrà portata in aula, alla faccia dei 93.134 Italiani che hanno firmato la proposta.
E se fino a oggi le armi erano spuntate, a breve potrebbero essere definitivamente spezzate. E' di questi giorni la notizia che ordinanze, decreti e leggi emanate da Comuni e Regioni decadranno entro la fine dell'anno: lo prevede l'ultima bozza del decreto fiscale del Governo Renzi dedicato al "riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici". L'articolo 13, al comma 2, recita infatti: «Gli enti locali, in base al comma 2 dell'articolo 13, non potranno più porre "limitazioni di distanza ed orari nei riguardi dei punti di offerta di gioco", né potranno adottare altri tipi di misure che "si risolvono in forme di sostanziale espulsione dal territorio comunale" delle sale da gioco».
Game over? Sembra proprio di sì. La scommessa rischiamo di perderla. E il nostro paese, ancora una volta, si prepara a perdere la faccia.

Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 22 aprile 2015



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