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Ivrea liquida, ma non da bere!

Ivrea liquida, ma non da bere!

Giovedì 13 febbraio si è svolto in Sala Dorata l'incontro sul tema della corruzione nelle Pubbliche Amministrazioni e sulla Carta di Pisa organizzato da Libera ed assunto dal Comune come momento di approfondimento richiesto in vista di una prossima (e promessa) adesione alla Carta. Il prof. Vannucci ci ha intrattenuti con un'ora e tre quarti di relazione tanto densa e profonda nei contenuti, quanto simpatica e leggera nell'esposizione. Peccato che i presenti fossero solo una ventina: alcuni sindaci e rappresentanti di Comuni vicini, attivisti di Libera, io e altri rappresentanti di Viviamo Ivrea. Grande assente l'amministrazione eporediese: presenti solo Enrico Capirone, Augusto Vino cui è toccato il compito degli onori di casa, e la consigliera Erna Restivo. Assente anche il Sindaco, che in campagna elettorale affermò di averla già addirittura firmata.
Se c'era un modo per far capire quanto la Carta di Pisa preoccupi i nostri amministratori, credo non ci fosse mezzo migliore del dimostrare il più totale disinteresse nei suoi confronti. Meno se ne sente parlare e meglio è, questo è sembrato essere il messaggio, considerato che la comunicazione ufficiale dell'incontro è stata data soltanto tre giorni prima, nonostante se ne avesse conferma già da parecchio tempo.
I dati profusi dal professore sono stati a dir poco sconcertanti. Decine di studi che attestavano sempre l'Italia nei primi due o tre posti delle classifiche europee della corruzione. Basti pensare che l'87% delle persone ritiene che il miglior modo per avere a che fare con la Pubblica Amministrazione siano tangenti e mazzette.
Ma la corruzione è un mondo sommerso difficilmente identificabile. La matrice del problema è culturale, e la domanda è: siamo in grado di riconoscere i comportamenti corrotti? La corruzione in Italia ha raggiunto una dimensione sistemica che coinvolge i politici, gli imprenditori e i burocrati. La mafia non fa parte di questo triangolo, ne è al di sopra e dirige l'orchestra. Oggi non esiste più la tangente propriamente detta. I politici ricevono "donazioni" da imprenditori con cui non hanno mai avuto a che fare poiché esiste una enorme rete organizzata di favori indiretti difficilmente sanzionabili. La legge infatti non riconosce come corruzione i rapporti multipolari: c'è corruzione laddove viene provato un qualche rapporto diretto fra le parti in causa.

La corruzione inoltre costa. Non si sa quanto, ma costa a tutti. Un appalto con tangenti comporta, in genere, almeno un 40% di spesa in più per la Pubblica Amministrazione. Ma i costi più rilevanti non sono di tipo monetario, bensì in termini di efficienza. Più corruzione corrisponde anche a minor tasso di istruzione, maggior carico di burocrazia, maggiore sfiducia nelle istituzioni. Tutti parametri per cui siamo... fra i primi della classe!

La Carta di Pisa vuole essere un argine di responsabilità a tutto ciò, a partire dalle istituzioni più vicine ai cittadini, quali sono i Comuni. E dunque anche l'altra sera la domanda aleggiava nell'aria: perché non firmarla? Non credo che qui ad Ivrea vi sia vera e propria corruzione a livello amministrativo, ma stiamo vivendo una situazione che Vannucci ha definito "liquida", cioè "un'area di ambiguità non facilmente rilevabile ed, eventualmente, perseguibile". Il mio avvicinamento alla vita politica della città, con l'impegno in Viviamo Ivrea, sta fornendo una quantità di elementi in proposito. Si va dalle piccole cose a dubbi di ben maggiore portata di cui riporto solo alcuni esempi, perché non posso riempire l'intero numero del giornale!

In merito alla trasparenza: le riunioni dei capigruppo vengono convocate regolarmente senza ordine del Giorno. Non che non ci sia, ma deve essere richiesto ogni volta dai consiglieri. Poiché la convocazione non avviene mai con un certo anticipo, rispetto al limite massimo consentito, spesso non si ha neppure il tempo materiale per poter esaminare la documentazione allegata. Documentazione che, neanche a dirlo, va sempre richiesta a parte, e magari con una certa insistenza. Perché in genere gli "allegati" non vengono... allegati.
E che dire delle nomine nelle partecipate, per le quali la trasparenza è solo una parola nel vento? Una mozione è riuscita a bloccare e a far modificare in Consiglio le linee guida per le nomine che la maggioranza cercava di far passare alla chetichella già alla prima seduta, giusto per togliersi il pensiero. Proprio al termine dell'ultimo Consiglio, però, sono state comunicate le "nomine dei rappresentanti comunali presso Enti, Aziende ed Istituzioni" le quali non sono state neppure vagliate in commissione capigruppo o di garanzia. Sbucate così, dal nulla!
C'è poi la Fondazione Guelpa, Ente di diritto privato, che gestisce di fatto soldi pubblici! Nulla è possibile sapere circa i criteri di assegnazione e la gestione dei fondi. Perché, come da statuto, ogni decisione viene presa ad insindacabile giudizio del consiglio di amministrazione. E nulla è neppure dato di sapere su come i soldi sono stati investiti, in quali fondi, con quale rendimento.
Molti fanno risalire proprio alla Fondazione uno dei motivi per cui la Carta di Pisa non è stata firmata, per via del fatto che uno dei consiglieri è il padre dell'attuale assessora alla Cultura (attualmente dimissionario). Personalmente ritengo che le ragioni vadano ben al di là di un rapporto di parentela, seppur stretto. Potrebbe essere ben maggiore il timore di un controllo sempre più marcato da parte di una minoranza consiliare che per la prima volta sta interpretando seriamente il proprio ruolo.
Si potrebbe proseguire, ma quanto esposto credo sia sufficiente a comprendere come la trasparenza amministrativa non regni sovrana in quel di Ivrea. E se è così anche in gran parte dei Comuni italiani non è certo una consolazione, al massimo un ulteriore sprone a cercare di cambiare le cose.
Cosa possiamo fare? Prima di tutto una capillare e diffusa opera di presenza e testimonianza! I Consigli Comunali, ma anche le sedute delle Commissioni Consiliari sono pubbliche: chiunque può assistervi in qualità di uditore, ovvero non è possibile intervenire, ma nulla vieta di riportare poi all'esterno quanto ascoltato. E vi assicuro che ciò che si ascolta è ben diverso da quanto poi riportato, per interposte persone, da giornali e comunicati ufficiali. Se si riuscisse a far sì che ad ogni riunione fosse presente almeno un cittadino sono convinto che otterremmo già almeno alcuni risultati. Sicuramente quello di una maggiore conoscenza e consapevolezza di come funzionano realmente le cose. Le date degli incontri vengono diramate ai consiglieri con pochissimo margine di anticipo, ma se vi iscrivete alla newsletter di Viviamo Ivrea (clicca qui per lasciare la tua mail) o se seguite la pagina Fb potrete essere informati il più tempestivamente possibile. Ci si vede?

Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 26 febbraio 2014

PS: per chi negli anni '80 ancora non c'era... ecco il riferimento di Wikipedia per comprendere meglio il titolo dell'articolo: http://it.wikipedia.org/wiki/Milano_da_bere

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