progetto per Ivrea

L'anno che verrà

L'anno che verrà

“Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno …” cantava un indimenticabile Lucio Dalla nella canzone che ha dato il titolo a questo articolo. La fine di un anno è sempre tempo di bilanci e di sguardi speranzosi verso il futuro prossimo che ci aspetta. Per quanto riguarda la politica cittadina si tratta anche della conclusione dell’attività dell’attuale Amministrazione comunale che coincide anche con il completamento dei due mandati del Sindaco Della Pepa.
E’ tempo quindi di bilanci anche per la nostra lista civica. Cinque anni fa ci siamo approcciati con entusiasmo, idee e tanta voglia di fare per una città da troppo tempo ripiegata su sé stessa a contemplare nostalgicamente un passato che non c’è più e nemmeno potrà esserci in futuro, almeno così come lo avevamo conosciuto nei tempi d’oro di mamma Olivetti.
La stanchezza e l’indolenza con le quali l’esecutivo e la maggioranza hanno trascinato questo mandato amministrativo ci consentono di poter dire con consapevolezza che è arrivata l’ora di una cesura netta con un sistema di potere che da troppo tempo ha tenuto nelle proprie mani il destino della città.
La stessa scienza politica ritiene necessaria e utile l’alternanza ai vertici di un’amministrazione sia essa cittadina, regionale o dello Stato centrale per il semplice motivo che gruppi organizzati che tengono nelle mani per lungo, troppo tempo la “stanza dei bottoni” tendono a creare reticoli di privilegi, favori, relazioni non sempre cristalline che sedimentandosi tendono a calcificare e ad azzerare la portata innovativa, creativa e propositiva che dovrebbe avere la politica, quella vera.
L’aggravante per quanto riguarda la città di Ivrea è che, oltre ad un mancato fisiologico ricambio, la politica cittadina è sempre stata condizionata dai partiti politici tradizionali non riuscendo, spesso e volentieri, a distinguere i bisogni e le necessità reali della città dai diktat di partito avulsi dal contesto locale in quanto provenienti dall’alto e da realtà e problematiche completamente diverse dalle nostre.
Come è accaduto ad esempio in seguito alle dimissioni del Sindaco presentate nell’ottobre del 2016 quando i vertici torinesi del partito che detiene la maggioranza in Consiglio Comunale hanno fatto cambiare idea al primo cittadino che ha dovuto fare una poco dignitosa marcia indietro per ordini di scuderia pur sapendo che portare avanti il mandato sarebbe stata una via crucis. L’analisi con la quale il Sindaco motivò le sue dimissioni non faceva una grinza se la si guarda nell’interesse della città, peccato che hanno prevalso le solite logiche finalizzate a salvaguardare gli interessi del partito piuttosto che quelli dei cittadini eporediesi. E così la già scarsa intraprendenza dell’esecutivo Della Pepa si è ancora assottigliata facendo sì che chi verrà si troverà nella mani non pochi problemi irrisolti e nessun progetto effettivamente avviato e finanziato.
E’ impossibile per motivi di spazio elencare tutte le promesse non mantenute e tutte le decisioni non prese o improvvide che si sono succedute nel tempo da parte dell’attuale amministrazione, con il beneplacito di tutta la maggioranza, ma alcuni passaggi vanno certamente ricordati perché in un Paese “normale” certe nefandezze avrebbero dovuto far trarre le dovute conseguenze ad una classe politica autoreferenziale e troppo spesso arrogante mentre qui non è accaduto proprio nulla.
Brucia ancora la ferita lasciata dal fallimento del CIC, azienda pubblica d’eccellenza nel campo dell’ICT per la quale, incredibilmente, non sono emersi responsabili nemmeno dal punto di vista politico, ambito nel quale invece le responsabilità erano ben chiare. Si sono bruciati tre milioni di euro e l’azienda, che contava circa 130 dipendenti, è passata in mani private con la garanzia di commesse pubbliche per un determinato periodo che si sta avviando velocemente alla scadenza dopodiché non si sa cosa accadrà. Curiose, si fa per dire, sono le modalità con cui la società acquirente ha acquisito il CIC pagandolo più o meno come uno scooter e cioè solo 2.500 euro e accollandosi i suoi debiti. In carta moneta? Certamente no, ma inserendo nel pacchetto un software valutato, da un loro perito, 3,7 mln di euro nonostante fosse stato acquistato pochi giorni prima per 1,3 milioni.
L’altro elemento che rimarrà fisicamente a ricordare il decennio Della Pepa è certamente l’orrendo monolite del Poliambulatorio purtroppo visibile, a causa della sua altezza (consentita da una deroga al PRG), da ogni angolo della città. Siccome piove sempre sul bagnato oltre ad essere brutto è stato pure progettato male tanto che non è stato dotato di parcheggi, pensilina esterna, area di carico/scarico dei pazienti e gli spazi interni si sono dimostrati fin da subito insufficienti. Tutte mancanze alle quali si sta cercando frettolosamente di riparare ora, ovviamente con i costi a carico della collettività e poi si sa che la fretta non è mai una buona consigliera. Chissà che i rattoppi non diventino peggiori dei buchi.
Un’altra questione che ha caratterizzato negativamente questa amministrazione è certamente stata la gestione “allegra” della Fondazione Guelpa che tutti ricorderanno essere stata costituita in seguito ad un lascito milionario della Sig.a Lucia Guelpa la quale chiedeva nelle proprie disposizioni testamentarie di riportare agli onori del mondo la Biblioteca e il Museo. Se per quest’ultimo, nonostante tutte le criticità del caso a partire dagli abnormi costi di gestione, qualcosa è stato realizzato, per quanto riguarda la Biblioteca sono state fatte solo parole ipotizzando fantasmagorici interventi sull’ex Cena, che non ci potremo permettere, mentre lo stabile attuale versa in condizioni di manutenzione precarie ed è addirittura sprovvisto dell’obbligatorio Certificato di Prevenzione Incendi. Mentre per la Biblioteca i soldi non c’erano si sono però trovati per altre attività come la candidatura Unesco costata oltre 400.000 euro peraltro con modalità di incarico a professionisti esterni al Comune tutte da verificare e senza contare l’affidamento al Consorzio Insediamenti Produttivi, che è nato per gestire aree industriali, del Piano di Gestione (per la non proprio modica cifra di 60.000 euro) della cui stesura era già stato incaricato lo stesso coordinatore della candidatura.
Come non ricordare in questa breve carrellata il silenzio che è calato, nonostante segnalazioni, interrogazioni e interpellanze presentate dalla minoranza, sulla nuova guardiania del Tribunale che ad oggi risulta ancora abusiva?
E come dimenticare le parole rassicuranti sulla riapertura in tempi brevi dell’Asilo nido Olivetti in quanto priorità dell’esecutivo? Peccato che a fronte di una prima stima dei costi per 5,1 mln di euro siano stati messi nel bilancio appena approvato, senza il nostro voto, solo 1.880.000 euro nel triennio 2018-2020; alla faccia della priorità.
Come per uno scherzo del destino per chiudere i cinque anni dell’Amministrazione è arrivata pure la neve, che a queste latitudini dovrebbe essere un’eventualità piuttosto normale, ed è stato il caos, ma non solo il giorno dopo, che si sarebbe anche potuto comprendere, ma nei giorni e nelle settimane seguenti. Anche in questo caso senza che qualcuno si sia dichiarato responsabile, ma anche questa non è una novità.
Il nostro auspicio per l’anno che verrà non è quindi che “venga tre volte Natale e festa tutto il giorno” quanto, molto più sobriamente, che la politica alla quale guardiamo, quella dell’attenzione e dell’ascolto, quella del Bene Comune, quella della solidarietà e dell’uguaglianza torni ad abitare le stanze del Municipio.

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