L'indifferenza

L'indifferenza

Pensando a ritroso all’attività dell’attuale Amministrazione Comunale negli ultimi 4 anni e dovendo riassumerla in una sola parola ciò che a noi viene in mente di getto è: indifferenza.
Questa caratteristica, che noi reputiamo peculiare dell’attuale Sindaco e della sua Giunta, ma anche della gran parte dei componenti della maggioranza, si porta dietro tutta una serie di conseguenze che hanno caratterizzato e caratterizzano il mandato amministrativo iniziato nel 2013 e che finirà con le elezioni del prossimo anno.
Va anche detto che questo atteggiamento di disinteresse, spesso accompagnato da una certa indolenza, viene equamente distribuito tra i cittadini, il mondo dell’associazionismo e del volontariato, i consiglieri comunali, con particolare riferimento a quelli di minoranza, forse in ossequio ad una inusitata interpretazione del principio di uguaglianza.
Tra gli elementi che caratterizzano questo comportamento ci sono la mancanza di comunicazione e di condivisione delle idee e delle proposte.
L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello delle funeree panchine di Piazza di Città per le quali, dopo mesi di tentennamenti, in una Commissione Assetto del Territorio svoltasi il 1 giugno a seguito di una mozione da noi portata all’attenzione del Consiglio Comunale, l’esecutivo ha preso l’impegno di procedere alla loro sostituzione facendo redigere un progetto complessivo per l’arredo urbano cittadino che sia più consono alla storia e all’estetica della città.
Tutto questo evidentemente si sarebbe potuto fare, come chiediamo da tempo, molto prima e coinvolgendo un maggior numero di persone nella scelta evitando in tal modo di dover correre ai ripari dopo aver speso 30.000 euro di soldi pubblici e scatenato l’ilarità e la protesta dell’opinione pubblica.
Ha ragione chi dice che ci sono ad Ivrea problemi ben più importanti ed infatti la nostra azione di monitoraggio sull’attività dell’esecutivo in questi 4 anni è stata costante e puntuale ed ha toccato anche questioni di rilievo: dal fallimento del CIC alla chiusura dell’Asilo nido Olivetti, dall’imbarazzante Poliambulatorio (senza parcheggi) alla guardiania abusiva del Tribunale, dall’opacità nella gestione della Fondazione Guelpa all’immobilismo nella ricerca di fondi per la realizzazione di opere pubbliche.
L’indifferenza è subdola. Apparentemente potrebbe sembrare, considerata in un contesto di Pubblica Amministrazione, una peculiarità negativa minore, ad esempio, dell’incapacità o dell’inefficienza mentre invece va letta come un modus operandi entro il quale si ritrovano buona parte delle storture di un certo modo di amministrare.
Si porta infatti appresso: il disinteresse per il bene comune e per il parere degli altri, l’assenza di relazioni, la superficialità delle scelte, l’approssimazione dell’azione amministrativa, l’assenza di visione, la negata ricerca della bellezza e dell’equità, l’arroganza del potere, l’incapacità di ascolto, la mancanza di progettualità e molto altro. Tutte caratteristiche negative che in un modo o nell’altro abbiamo dovuto riscontrare, nostro malgrado, in questi anni di mandato amministrativo.
L’indifferenza spesso è una strategia capace di ergere uno spesso muro di gomma contro il quale le istanze dei cittadini o le richieste dei consiglieri rimbalzano non trovando risposta.
Nelle ultime settimane abbiamo ad esempio nuovamente portato in Consiglio Comunale il tema della sicurezza e della messa a norma degli edifici pubblici arrivando a chiedere esplicitamente e ufficialmente se l’edificio di Via Piave 2, dove lavorano quotidianamente decine di dipendenti e dove transitano centinaia di utenti, fosse a norma e non abbiamo ottenuto risposta. Sappiamo essere stato affidato un incarico per la “messa a norma” dell’impianto elettrico il che ci fa pensare che attualmente non lo sia e se così fosse è giusto lasciare lì le persone? Bisogna proprio aspettare, all’italiana, che accada qualcosa di serio per poi cominciare il balletto dello scarico di responsabilità? Richiediamo pubblicamente da queste righe per l’ennesima volta che i responsabili sui temi della sicurezza si esprimano in maniera inequivocabile prima che sia troppo tardi.
Nel caso appena visto l’indifferenza si manifesta con l’assenza di risposte. Quando scoppia un caso o viene segnalata una criticità se ne parla sui media per qualche giorno dopodiché tutto viene ricoperto da una patina di oblio e l’opinione pubblica dopo un po’ se ne dimentica. E’ difficile anche per noi consiglieri riuscire a stare dietro a tutto perché si tratta di una strategia ben studiata finalizzata a mescolare le acque, spostare l'attenzione e cancellare il ricordo. Tipico è il metodo di non risolvere un problema ponendone un altro apparentemente più grave o prospettando soluzioni fantasmagoriche difficilmente realizzabili.
Prendiamo ad esempio la biblioteca civica. Una struttura esemplare tra le più frequentate del Piemonte. Da anni presenta evidenti problemi manutentivi più volte segnalati; non ultimo un guasto all'ascensore interno che ha fatto sì che per molti mesi i libri venissero portati su è giù per le scale nella noncuranza dell'esecutivo. Invece di rispondere prontamente per ridurre i disagi quotidiani viene organizzato un convegno per parlare dei massimi sistemi bibliotecari mondiali e per riproporre un progetto del 2011 per il recupero dell'ex Cena che presenta molte criticità che lo rendono di fatto inattuabile se non altro per i costi attualmente insostenibili.
E che dire del caso della Piscina Pubblica da noi più volte segnalato per le enormi criticità della struttura e per la mancanza di un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria degno di tale nome? Scoppiato il caso qualche mese fa abbiamo letto sui giornali roboanti promesse riguardo la costruzione di un nuova piscina per una cifra intorno ai 3 milioni di euro (probabilmente non sufficienti). Al di là degli squilli di tromba la cruda realtà ci dice, e anche questo lo abbiamo segnalato formalmente in Consiglio, che il capitolo Piscina è sparito dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche il che vuol dire che per i prossimi tre anni è stato deciso di non intervenire. Chissà che così dopo qualche crollo parziale di controsoffitto, qualche corto circuito, qualche ulteriore problema all’impiantistica specifica, qualche malfunzionamento della caldaia e degli asciugacapelli la storica Piscina pubblica, come appena accaduto per l’Asilo nido, dovrà chiudere i battenti.
Il problema, chiudiamo con una battuta, è che in questo caso non si potranno spostare le centinaia e centinaia di utenti nelle piscine di qualche privato della zona...

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 6 giugno 2017

 

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