progetto per Ivrea

La città dell'uomo

La città dell'uomo

Negli ultimi mesi abbiamo organizzato, come associazione Viviamo Ivrea, una serie di incontri pubblici di approfondimento su temi specifici ascoltando dalla viva voce delle categorie interessate eventuali bisogni, critiche, idee, proposte. Contemporaneamente stiamo girando per i quartieri della città, a partire da quelli più periferici, per ascoltare cosa i residenti di quei luoghi desidererebbero vedere messo in atto dalla prossima Amministrazione comunale.
La fotografia che è emersa, che in parte purtroppo già conoscevamo, mette in chiara evidenza l’indifferenza, l’incapacità di ascoltare e di rispondere, il distacco e a volte l’arroganza nei confronti della città e dei cittadini, la litigiosità interna, la stanchezza e l’apatia che hanno caratterizzato almeno gli ultimi cinque anni di governo evidenziando la necessità di un fisiologico ricambio alla guida della città. Non c’è nell’attuale classe dirigente nessun entusiasmo verso il bene comune.
Parlando con le persone senza barriere tra amministratore e amministrato, ma come in un dibattito tra cittadini che qui vivono, lavorano, studiano, passano il tempo libero abbiamo visto con grande piacere che pur in una situazione globale, nazionale e locale non troppo rosea c’è comunque ancora speranza e voglia di cambiamento. C’è una forte volontà di rendere più bella e vivibile la nostra città senza arroccarsi però nei confini amministrativi, ma con una sguardo ampliato almeno allo splendido Anfiteatro Morenico di Ivrea perché ormai il mondo è interconnesso a livello globale figuriamoci se a livello locale possiamo continuare a stringerci intorno ad un campanile.
I piccoli comuni del territorio hanno bisogno di Ivrea come Ivrea ha bisogno di loro perché se è vero che i non residenti usufruiscono in parte di servizi pagati dagli eporediesi la loro presenza in città nelle scuole, nel mondo del lavoro e in quello dei servizi è fondamentale perché la città non muoia. I 3.000 ragazzi che arrivano in città tutti i giorni per frequentare le scuole non sono un fastidio o un problema perché bisogna rendere le scuole sicure, capienti, accoglienti e al passo con i tempi, ma un’enorme ricchezza che non possiamo permetterci di disperdere: sono la vita, il colore e l’ipoteca su un futuro che oggi appare, per il nostro territorio, piuttosto grigio.
La speranza dicevamo; sì abbiamo sentito viva la speranza di poter un giorno vivere qui, ma in una città nuova più a misura d’uomo, vivace, sicura, solidale, pulita, accogliente, attraente, piacevole, unica, dove anche i nostri figli troverebbero attraente vivere o ritornare dopo un’esperienza di vita “fuori dalle mura”.
Tutte caratteristiche che Ivrea peraltro, in un passato nemmeno troppo lontano, ha toccato con mano. Dagli incontri con i cittadini sono emerse alcune richieste, idee, proposte specifiche e altre più generiche. Alla domanda di come si vorrebbe l’Ivrea del futuro ci ha colpito l’intervento di una giovane cittadina che con poche parole ha sintetizzato i contorni di quella città nuova nella quale vorrebbe vivere: “Mi piace andare a lavorare in bicicletta, ma questa forma di mobilità oggi è pericolosa e non incentivata; come non pensare ad Amsterdam o a Ferrara dove le bici sono dappertutto e sono le vere padrone di casa. Vorrei che la prossima Amministrazione sentisse la necessità di riscoprire gli antichi valori del muoversi a piedi o in bici, del chiacchierare per strada e in piazza, salutarsi cordialmente tra concittadini, respirare aria pulita, passeggiare nei boschi e tra i laghi, prendere un caffè o un bicchiere di vino nei dehors, fare la spesa al mercato o in un negozio di prossimità …”
L’elenco era anche più lungo, ma questa sintesi rende bene l’idea di quella città a misura d’Uomo che noi vorremmo fortemente concretizzare nel futuro prossimo proprio ad Ivrea facendola diventare un laboratorio socio-politico sostenibile, innovativo, ecologico, consapevole e responsabile verso le nuove generazioni finalizzato alla ricerca di quel benessere, serenità, sobrietà, fratellanza, saggezza che abbiamo perduto nella frenetica corsa ai consumi e alla ricchezza materiale.
Tutto questo non va confuso con un improbabile ritorno al passato, ma va interpretato come uno sguardo, con occhi nuovi, sulla società che sappia guardare al futuro interpretando oggettivamente, al di fuori di meri interessi personali di piccolo cabotaggio, criticità e opportunità che la modernità e l’innovazione ci offrono. L’innovazione tecnologica infatti non va né incensata né demonizzata a prescindere e ci aiuta a comprendere meglio i valori sostanziali e imprescindibili di ciò che l’ha preceduta. Per fare un esempio concreto è curioso notare che in Gran Bretagna nel 2017, parlando di musica, la vendita del vinile ha superato quella del digitale oppure di come i libri cartacei stiano vivendo una seconda giovinezza competendo alla pari con gli e-book.
Questo per dire che partendo dalle parole della nostra concittadina è possibile immaginare una città nuova dove la tecnologia e l’economia siano al servizio delle persone e non viceversa. Una città dove le relazioni sociali e il calore del dialogo dal vivo tra le persone siano il principale canale di comunicazione in luogo degli impersonali e freddi canali social ormai diventati un bulimico sfogatoio di rabbia e livore spesso ingiustificati, certamente divisivi.
Una città dove si possa camminare o pedalare in sicurezza sui marciapiedi o sulle apposite piste o attraversare le strisce pedonali senza correre il rischio di venire travolti come troppo spesso è accaduto. Una città che sappia valorizzare le proprie bellezze artistiche, architettoniche, storiche ambientali creando spazi di aggregazione per residenti e turisti, giovani e meno giovani. Una città per tutti dove un diversamente abile, una qualunque persona in carrozzina o con una stampella, una mamma con una carrozzina possano muoversi come tutti gli altri e in qualunque luogo compresi i laghi oggi interdetti ai più. Una città dove le piazze siano piene di vita con verde e fiori, un arredo urbano gradevole, spazi per leggere un libro, chiacchierare con gli amici invece di rimanere spoglie e occupate solo da auto che non potrebbero e non dovrebbero parcheggiarvi.
Una città dove la cultura torni a essere il perno della vita sociale ampliando e diversificando l’offerta caratterizzandola per la qualità e la capacità di interpretare i bisogni delle diverse generazioni di fruitori.
Questo e molto altro fa parte della città nuova che abbiamo in mente: la realizziamo insieme?

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 10 aprile 2018

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