La debolezza delle istituzioni

La debolezza delle istituzioni

Ci mancava la tragicomica riproposizione della marcia su Roma il 28 ottobre prossimo, nello stesso giorno del suo novantacinquesimo anniversario, da parte di una forza che si ispira apertamente al fascismo, per chiudere un’estate nella quale una serie di deprecabili episodi, più o meno legali, hanno mostrato con preoccupante evidenza la debolezza delle odierne istituzioni e della politica partitica sulle quali si sono basati i primi 70 anni della Repubblica italiana. Proprio quella Repubblica nata da una Resistenza politicamente trasversale ma unitaria nella lotta al nazi-fascismo, che qualcuno vorrebbe, con un nuovo quanto sguaiato e privo di contenuti revisionismo storico, ri-mettere in discussione. “Siamo figli di una Repubblica nata nel sangue di chi ha difeso il Paese contro certe violenze e certe ideologie. Non c’è possibilità di trattare su questo” ha dichiarato pochi giorni fa il capo della Polizia Gabrielli riguardo la nostalgica trovata.
Bisogna infatti andarci piano a giocare con le parole come con le azioni/provocazioni, perché deve essere ben chiaro che la libertà del popolo italiano poggia sul passaggio formale dalla monarchia alla Repubblica e dal contestuale superamento della dittatura fascista. Il documento supremo che definisce tutto questo è la Costituzione della Repubblica italiana che nel suo primo articolo sancisce la forma repubblicana e democratica dello Stato e nella XII disposizione finale “vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista”. L’art. 139 poi, che chiude la carta costituzionale, dice esplicitamente che non è possibile modificare la forma repubblicana dello Stato e quindi non ha alcun senso oggi discutere di ipotesi inattuabili in un contesto democratico. E’ come discutere di nulla.
Fatta questa premessa ricordiamo un paio degli sgradevoli episodi di odio e intolleranza che hanno movimentato l’ultima stagione estiva come la spiaggia fascista di Chioggia il cui gestore urla dagli altoparlanti: "sono totalmente antidemocratico e sono per il regime" e dove su una cabina campeggia la scritta: "vietato entrare, camera a gas", e l’aggressione, anche se solo verbale, al parroco di Vicofaro, in provincia di Pistoia, con tanto di raid durante l’omelia domenicale per “vigilare sulla sua dottrina”, messo in atto da alcuni appartenenti alla stessa formazione di ispirazione fascista di cui abbiamo parlato in apertura.
Anche sul piano locale non ci siamo fatti mancare nulla a partire dal vile, in quanto anonimo e non rivendicato, sfregio al palo forato (simbolo della Resistenza locale) sul Lungo Dora , firmato Decima MAS, all’organizzazione di un equivoco campeggio cameratesco sulle rive della Dora, peraltro segnalato alla procura con un esposto per apologia di fascismo, e di qualche giorno fa l’organizzazione di ronde nel quartiere Fiorana da parte di esponenti di un sodalizio che non nasconde la propria vicinanza ad una destra estrema xenofoba e razzista.
A nostro avviso sbaglia chi tende a definire certe iniziative come sporadiche ragazzate o bravate goliardiche perché si tratta di azioni pianificate inquadrabili in un chiaro disegno eversivo, alimentato dai social media, che si muove da qualche tempo nel sottobosco dell’antipolitica a livello sovranazionale. Certe iniziative servono a sondare il campo, a capire fino a dove ci si può spingere e in assenza di reazione da parte delle istituzioni si alza l’asticella in un pericoloso percorso finalizzato a minare quelle basi democratiche della convivenza civile costate il sangue e spesso la vita di quei giovani che ci hanno consegnato un Paese libero e democratico.
Ritornando sulle cose di casa nostra le fantomatiche ronde hanno preso probabilmente spunto dalla segnalazione/denuncia di un cittadino secondo il quale alcuni migranti, in quello stesso quartiere, avrebbero alzato i toni in un alterco con due sue famigliari. Su questo episodio non possiamo far altro che aspettare che le eventuali indagini ci dicano come si sono svolti i fatti e quale sia il reato commesso prima di tirare delle conclusioni.
Va ancora detto che lo stesso cittadino che ha segnalato questo episodio da mesi denuncia una situazione di disagio causata, a suo dire, da un sovraffollamento di richiedenti asilo in alcuni appartamenti contigui ad uno di sua proprietà e non dare risposte, seppur previa verifica dei fatti, non è certamente un atteggiamento consono ad una Pubblica Amministrazione responsabile e trasparente.
Con questo editoriale non vogliamo entrare nel merito, anche per motivi di spazio, di temi complessi come quello dei rigurgiti fascisti o quello della xenofobia o della gestione, più o meno condivisibile, delle politiche sull’immigrazione quanto lanciare una riflessione sul silenzio assordante delle istituzioni.
La storia ci insegna che ciò che è stato può sempre tornare e che la libertà e la democrazia non sono garantite in eterno. Sottovalutare o declassare a ragazzate o bravate goliardiche certi episodi di intolleranza, odio verso il diverso, xenofobia e razzismo, non prendendo posizione e senza dare riposte adeguate finisce per indebolire ulteriormente l’autorità del potere legittimo e delle istituzioni pubbliche accettando e legittimando in qualche modo processi decisionali non elaborati e non mediati dalla politica ufficiale. Scriveva a questo proposito il politologo Peter Mair: “A causa del continuo indebolimento della democrazia partitica, e dell’indifferenza verso di essa che si è espressa da entrambe le parti dello spettro politico, ci troviamo di fronte a scenari alternativi proposti da populisti o da esperti visibilmente non politici”.
Negli ultimi anni si è creato un vuoto che pare sempre più incolmabile tra governati e governanti che spinge cittadini e politici a percorrere strade alternative alla politica tramite iniziative estemporanee e personalistiche che rischiano solamente di esacerbare il malessere sociale e di trasformare il dibattito pubblico in un Far West.
La politica è necessaria per garantire una convivenza civile e dobbiamo batterci per riportarla nel suo alveo originario e istituzionale pretendendo risposte alle innumerevoli istanze e problematiche irrisolte altrimenti viene da chiedersi, e questo gli ideologi dell’antipolitica lo sanno bene, a cosa servano le istituzioni democratiche. Quando parliamo di risposte non date o di indifferenza non ci riferiamo esclusivamente ai massimi sistemi quanto, soprattutto a livello locale, ai problemi quotidiani perché da lì bisogna partire cominciando magari a dotare dell’obbligatorio Certificato di prevenzione incendi la Biblioteca civica o mettendo a norma e in sicurezza gli edifici pubblici.
Il silenzio e l'indifferenza sono i peggiori nemici della convivenza pacifica e civile tra gli uomini.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 12 settembre 2017

 

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