La manipolazione della verità

La manipolazione della verità

Nell'editoriale della settimana scorsa, citando George Orwell, abbiamo scritto di come la verità, in un'epoca torbida e di inganno come quella che stiamo vivendo, possa considerarsi un atto rivoluzionario. Serve però, causa la complessità dell'odierna società globalizzata, andare oltre questo concetto riflettendo sul fatto di come oggi anche dire la verità potrebbe non essere sufficiente.
Preoccupa infatti dover constatare come l'opinione pubblica, pur in una situazione di degrado civile e morale generalizzata, di fronte alla scoperta delle più atroci verità o delle più evidenti bugie fatichi ad indignarsi e a reagire.
Recenti studi sociologici stanno tentando di analizzare l'evoluzione della comunicazione e della capacità cognitiva delle persone nel comprendere, tramite il dovuto approfondimento, il vero contenuto di una notizia in modo da poter elaborare un'opinione personale capace di innescare una reazione emotiva profonda.
Emerge un quadro disastroso dovuto principalmente al fatto che in ogni momento della giornata ci troviamo bombardati da una moltitudine di stimoli e questo fa sì che l'intero processo di apprendimento, elaborazione, valutazione di una notizia duri solo qualche secondo. Esempio tipico è la notizia riassunta nei 140 caratteri di un "tweet" e la reazione personale manifestata tramite un "emoticon".
Se è vero, da una parte, che il nostro cervello può gestire informazioni ridondanti il problema nasce dalla mancanza del tempo necessario per approfondire un qualsiasi tema elaborando, in tal modo, un'opinione personale libera da condizionamenti. E' sempre più difficile trovare il tempo necessario per effettuare una valutazione profonda perchè ogni informazione viene troppo rapidamente assimilata e superata dal flusso continuo di notizie al quale siamo sottoposti.
Prendiamo ad esempio l'apprendimento dell'ennesimo massacro di civili, in gran parte bambini, in una delle tante guerre sparse nel pianeta. Una tragedia che meriterebbe una profonda riflessione ed una adeguata reazione emotiva. Ammesso che cerchiamo di leggere per intero la notizia, per entrare nel merito, e che ci sforziamo di farci un'opinione personale della situazione, non facciamo tempo a farla nostra e manifestarla che veniamo risucchiati e distratti dal turbinio di altre mille notizie, più o meno importanti, che ci piovono addosso.
E' per questo che le persone, spesso, non riuscendo a farsi un'opinione propria tendono a prendere per buono ciò che apprendono dal media di turno foss'anche tramite il solo titolo di un post su Facebook. La conseguenza è che la moltitudine di stimoli alla quale siamo sottoposti tende a intorbidire e a confondere la nostra percezione della realtà facendoci credere di non possedere i giusti strumenti per cambiare lo status quo generando una sorta di atteggiamento apatico e indifferente.
Chi detiene il potere è ben consapevole di questa situazione e non fa nulla per cambiarla ben sapendo che anche se si viene a conoscere una verità scomoda non ci saranno reazioni sufficientemente forti per modificare il sistema. Ecco perchè oggi i centri di potere, a partire dai partiti, non si preoccupano troppo del fatto che verità scomode possano venire alla luce, come i casi di Edward Snowden o di Julian Assange, quanto di emettere a getto continuo informazioni ridondanti che contengono già l'opinione che invece dovremmo elaborare noi stessi "risparmiandoci" lo sforzo di dover pensare.
Il trucco sta nel non concedere alle persone il tempo necessario per dare il giusto peso ad una notizia in modo tale da associarla ad una carica emotiva sufficiente a innescare una reazione effettiva e concreta.
Oggi siamo però in una situazione generale piuttosto critica e serve trovare qualche via d'uscita. Il primo passo che ognuno di noi dovrà compiere prima possibile è di guardarsi dentro perchè solo una profonda trasformazione individuale potrà inceppare quei meccanismi che stanno portando l'umanità verso una china pericolosa. Non rimaniamo inermi aspettando un messia o un estemporaneo salvatore, ma cominciamo da noi stessi. Siamo pur sempre degli elementi fondamentali e necessari, nessuno escluso, per la sopravvivenza del bellissimo mondo nel quale viviamo.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 23 febbraio 2015



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