La nuova strada

La nuova strada

Viviamo in un’epoca nella quale è difficile orientarsi, trovare la giusta direzione. Non tanto fisicamente - oggi con la tecnologia digitale e satellitare possiamo anche raggiungere il più sperduto paese del Madagascar - quanto dal punto di vista immateriale e quindi morale, intellettuale, sentimentale, politico.
C’è chi la definisce una società liquida, chi atomistica, chi individualistica, chi consumistica, e queste definizioni paiono tutte calzanti riconoscendo di fatto che il nostro modo di vivere, derivante dalle vicende storiche di quello che Eric Hobsbawm ha definito il secolo breve, risulta inadeguato al mondo contemporaneo. Questo ci dovrebbe far riflettere su come sia complicato, se non impossibile, tentare di risolvere problemi nuovi con vecchi arnesi da bottega ottocentesca.
Parlare di questi temi in ottica globale o anche solo nazionale esula dalle conoscenze e dalle capacità di un piccola forza civica come Viviamo Ivrea che però possiede le competenze, l’esperienza e quel briciolo di utopia necessarie per poter proporre, a livello locale, una strada politica nuova, concretamente ed effettivamente nuova, percorribile da chiunque creda possibile lavorare ad una proposta di reale cambiamento.
Basta con vecchie liturgie di partito, correnti interne, imposizioni dalle segreterie regionali o nazionali. Serve partire dal qui e ora, dall’Ivrea di oggi: affrontare i problemi uno per volta, senza far finta di non vedere, per risolverli nel modo migliore possibile, ma in maniera definitiva. Troppe istanze inevase, domande senza risposta, questioni irrisolte, inefficienze di sistema, assurdi attriti tra amministrazione e struttura tecnica ci consegna, a fine mandato, un’Amministrazione troppo impegnata a dirimere litigi interni e diatribe personali. Diversivi che l'hanno portata a disattendere il compito primario affidatole dagli elettori: governare, possibilmente al meglio, la città.
Proviamo a sostanziare meglio le nostre idee utilizzando le parole di un accademico e senatore socialista, Manlio Rossi-Doria, scomparso nel 1988, prese in prestito dal libro di Franco Arminio “Geografia commossa dell’Italia interna”, testo immancabile nella biblioteca di chi crede nella forza dirompente delle comunità e del bene comune: «L’unica cosa che conta è lavorare sodo attorno ai problemi concreti, riuscendo a realizzare di mano in mano quel poco che si può, cercando di accumulare esperienze e capacità effettive, per quanto dovesse servire e per quanto si potesse fare qualcosa di importante che cambi un poco seriamente la faccia di una realtà che dura sempre uguale a sé stessa».
Le incredibili coincidenze tra il nostro pensiero, arricchito dall’attività svolta in oltre quattro anni di minoranza attiva, con le parole del politico meridionalista, che fu anche arrestato in tempo di fascismo e poi confinato in Basilicata, a S.Fele, ci paiono come una sorta di manifesto metodologico da fare nostro.
In questa direzione infatti ci siamo mossi: “accumulando esperienze e capacità effettive e lavorando sodo attorno ai problemi concreti” avendo le mani libere dai lacci e lacciuoli tipici dei partiti e volando basso, ma puntando a “realizzare di mano in mano quel poco che si può” per “fare qualcosa di importante” capace di cambiare “una realtà che dura sempre uguale a sé stessa” da troppo tempo.
Qualcuno potrebbe intravedere una contraddizione fra l’auspicato superamento di vecchie liturgie evocato ad inizio articolo e il richiamo alle parole di Rossi Doria espletate nel periodo post bellico del novecento. Dal nostro punto di vista non esiste contraddizione perché ciò che va superato sono i metodi inadeguati, le tecniche devianti, la cieca burocrazia e cioè i “mezzi”, derivanti da un mondo che non esiste più, ma il pensiero umanistico e le idee e cioè i “fini” delle persone illuminate, siano esse Rossi Doria, Olivetti, Gramsci o Gobetti, sono e resteranno senza tempo ed è compito anche nostro declinarle e attuarle adattandole alle diverse situazioni. Così come scrive Arminio riferito al vecchio politico socialista: “La sua ossessione era cambiare la realtà, stando ben dentro nella realtà, , identificare il centro della politica nei territori, immaginare politiche diverse per diversi territori, studiare per pianificare interventi, esaltare la democrazia vissuta in forma comunitaria”.
Questa è la Politica nella quale crediamo e verso la quale speriamo di riuscire a riportare le tante persone che vorrebbero impegnarsi, donare una parte di sé alla collettività in un’ottica comunitaria, ma oggi non sanno come farlo per il timore di venire usati e strumentalizzati dalle bieche e rigide abitudini dei partiti.
Semplicità, sobrietà, reale libertà di espressione, capacità di ascolto, concretezza, sono le basi sulle quali stiamo lavorando e che mettiamo a disposizione di tutte quelle persone che vorranno fare un pezzo di strada insieme verso quel cambiamento da tanti auspicato, ma finora mai verificatosi.
Una città migliore è possibile, ma dipende anche da ognuno di noi.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 11 luglio 2017

 

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