progetto per Ivrea

La rivoluzione con il sorriso

La rivoluzione con il sorriso

La parola rivoluzione può assumere diversi significati a seconda del contesto nel quale viene utilizzata. Nell'accezione comune viene spesso intesa come un qualcosa di organizzato finalizzato all'instaurazione di un nuovo ordine sociale e politico in ricordo delle più famose rivoluzioni della storia, da quella francese a quella americana a quella russa, tanto per citare le più conosciute. Si tende anche ad immaginare necessaria, per la loro riuscita, una certa dose di violenza, ma la storia ci ha insegnato che sono esistiti movimenti pacifici e non violenti, basati su un approccio culturale, che sono riusciti a sovvertire poteri oppressivi che parevano insostituibili.
Una delle caratteristiche che contraddistingue l'Italia è che una vera e propria rivoluzione non c'è mai stata perchè alla fine si è sempre trovato il modo per “sistemare le cose”.
Rivoluzione, che deriva dal latino “revolvere” (volgere indietro, rivoltare, tornare) è un termine che sta anche ad indicare il ripristino di condizioni precedenti così come accade per il moto dei corpi celesti che, dopo aver ruotato intorno ad un centro di gravitazione, tornano al punto di partenza per iniziare un nuovo ciclo.
Da qualunque parti la si guardi una rivoluzione sta comunque a significare un nuovo punto di partenza che sostituisce un sistema consolidato e come scrive Paul Ginsborg: “Un nuovo inizio richiede strumenti nuovi, perchè è inutile ripetere le stesse liturgie del passato”.
E' da questo concetto che parte la nostra idea di un progetto politico alternativo all'attuale sistema di governo della città. Sostituire cioè un potere cristallizzatosi nei decenni, e non più adeguato alle sfide della società contemporanea, utilizzando nuove modalità e nuovi linguaggi in grado di cogliere lo spirito del tempo. Servirà dare vita ad un processo di riconnessione tra eletti ed elettori che vada oltre la marea di bugie e la disaffezione per il bene comune a cui siamo stati sottoposti per anni finendo per abituarcisi.
L'esperienza acquisita da Viviamo Ivrea in questi 5 anni di mandato è stata fondamentale per prendere consapevolezza della macchina amministrativa nel suo complesso e per capire quanto sia necessario un deciso cambio di rotta, ma non giocando su chi la sparerà più grossa in campagna elettorale quanto sulla credibilità e sulla coerenza dei candidati nonché sulla concretezza e sulla sostenibilità delle proposte.
Parliamo di rivoluzione perchè sarà necessario ripartire da dove la politica, quella vera, ha interrotto la sua capacità di dare risposte ai bisogni dei cittadini e della città per aggrovigliarsi in sterili dinamiche di partito tutte concentrate ad assegnare poltrone, candidature, privilegi, consulenze, incarichi vari o a elargire prebende, benefici e favori personali.
Il nostro modo di intendere la politica è diametralmente opposto alle attuali modalità di amministrare la città a partire dai rapporti tra eletti e cittadini, tra maggioranza e minoranza, tra amministratori e dipendenti. Servirebbe riportare alcune passioni all’interno di quella che Ginsborg definisce “la vita affettiva della democrazia” ridando un po’ di cuore ad un dibattito politico emotivamente anestetizzato da una visione materialista ed economicista del nostro vivere.
Si tratta di contrapporre, come già sosteneva Aristotele, passioni positive a passioni negative: pacatezza al posto dell’ira, amore al posto dell’odio (quanto ne vediamo oggi intorno a noi), fiducia al posto del timore, stima al posto della vergogna, gentilezza al posto della scortesia, pietà al posto dello sdegno, emulazione al posto dell’invidia.
Non più quindi rapporti conflittuali a priori, ma rispetto dell'altro, comprensione, apertura tra le parti e verso l'esterno ad esempio, per quel che ci riguarda, ridando centralità al Consiglio Comunale a discapito delle sedi di partito oppure aprendo il dibattito, su temi di rilievo, alla cittadinanza. Il Municipio deve tornare ad essere la casa di tutti gli eporediesi; una casa di vetro nella quale tutta l'attività dell'Amministrazione dovrà essere trasparente e consultabile con facilità.
Oggi il dibattito democratico sui vari temi che toccano la città non si svolge nelle sedi istituzionali a questo deputate, ma nelle segreterie di quei partiti che hanno portato l'Italia sull'orlo del baratro tanto da concretizzare il ritorno di rigurgiti populisti e totalitaristi che pensavamo confinati nel passato remoto.
Una via affettiva della democrazia potrebbe rivelarsi una svolta epocale capace di rimettere al centro del dibattito e del sentire comune l’uomo e alcune sue virtù perdutesi nella notte dei tempi a scapito dell’ubriacatura consumista e liberista degli ultimi decenni. Generosità, solidarietà, pacatezza, gioia, bellezza, onestà e fratellanza dovranno sostituire l’egoismo, l’individualismo, l’immoralità e la competitività che oggi caratterizzano la nostra società se vogliamo dare la speranza di un futuro migliore alle nuove generazioni. In fondo non c’è nulla da inventare se anche Seneca oltre 2.000 anni fa, nel suo “De Ira” scriveva: “L'uomo è stato creato per aiutare gli altri ed esserne aiutato, l'ira, invece, per rovinare; l'uno vuole unirsi in società, l'altra separarsi; l'uno vuole giovare, l'altra nuocere; l'uno vuole correre in aiuto anche di chi non conosce, l'altra vuole attentare anche a chi ha più caro; l'uno è pronto perfino a sacrificare se stesso agli interessi altrui, l'altra è pronta a cadere nel pericolo pur di tirarvi giù altri”.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 13 febbraio 2018

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