La rottamazione è compiuta

La rottamazione è compiuta

Sulle ultime elezioni europee e regionali si sono già espressi in molti e, salvo rare eccezioni, questa volta, forse la prima, siamo stati risparmiati dalle solite analisi grazie alle quali nessuno perdeva mai. In questa tornata è stato da subito chiaro chi ha vinto e l'esercizio che proveremo a fare in queste righe è di cercare di capire le cause di questa affermazione e se questa ondata rinnovatrice potrà avere ripercussioni a livello locale.
Ovviamente il vincitore ha un nome e un cognome e si chiama Matteo Renzi e sarebbe auspicabile che i vecchi notabili del suo partito evitassero, come già hanno cercato di fare, di salire sul carro del vincitore attribuendosi meriti, dei quali nessuno si è accorto, in questa partita. Dire che ha vinto Renzi non vuol essere un elogio della personificazione, anche se al giovane toscano va riconosciuto un bel bagaglio di perspicacia e, soprattutto, di coraggio essendo riuscito ad arrivare là fin dove nessuno era riuscito ad arrivare prima di lui: a quella soglia del 40% che i sapientoni di certa sinistra ritenevano irraggiungibile in base alla loro visione elitaristica della politica.
Specifico subito che non ho votato PD, ma dico anche che con uno come Renzi parlerei volentieri, di politiche pubbliche, perché interpreta il suo ruolo, almeno per quanto visto finora, con passione e coraggio doti che scarseggiano all'interno di quella casta che ci sta/stava portando alla rovina.
Un altro degli elementi di rottura che Renzi propone, e che i "rottamati" del suo partito fanno finta di non vedere, è l'apertura verso le altre forze politiche. Segnale che Grillo forse non ha saputo/voluto cogliere, ma che nel prossimo futuro potrebbe aprire nuovi scenari.
Per cercare di capire quali siano state le cause di questa affermazione elettorale faccio mie le parole di un giornalista che ha saputo condensare in due termini la vittoria dell'ex sindaco di Firenze: speranza e paura. Saper costruire scenari nuovi di speranza ed ergersi a paladino del cambiamento senza urli e insulti sono stati, a mio modesto parere, le due chiavi di volta alle quali va però aggiunto un elemento fondamentale, la cui mancanza aveva tarpato le ali a quel Veltroni che su queste stesse visioni politiche aveva costruito il suo tentativo di modernizzazione del centro-sinistra italiano, soffocato sul nascere dalle inconciliabili faide interne: la determinazione nel mettere all'angolo i cattivi maestri.
Questa caparbietà, questa capacità di rischiare in proprio, l'abilità nel prospettare scenari futuri positivi, il saper parlare alla gente mettendosi sullo stesso piano hanno ridato uno spiraglio di speranza alla gente comune mentre i soliti notabili di partito insistevano, dalla loro turris eburnea, a denigrare questo progetto di cambiamento bollandolo come retorico.
Il tempo sarà come sempre giudice però ciò che non si può tacere oggi è che solo fino a qualche anno fa era inimmaginabile anche solo pensare ad una situazione come l'attuale dove un quarantenne progressista è diventato segretario del maggior partito italiano, Presidente del Consiglio e che per giunta si muove sullo scacchiere europeo, parlando in inglese, come se giocasse in casa. Berlusconi, D'Alema, Fini, Casini, Bossi, giusto per rimanere sulle prime linee, paiono essersi volatilizzati nel nulla e nessuno ne sente la mancanza.
Ovviamente tutto questo non è merito solo del venticello toscano del cambiamento. Una grossa fetta di merito nel modificare gli scenari geo-politici italiani va attribuito al Movimento 5 stelle che, al di là delle proprie contraddizioni, soprattutto riguardo i due leader carismatici, è riuscito, con le passate elezioni politiche a scardinare un sistema lobbistico e partitocratico che stava letteralmente soffocando una società già alle prese con una crisi economica globale devastante. Come hanno già detto in molti, Grillo e Casaleggio, in questa campagna elettorale, hanno sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare. E' veramente difficile comprendere il significato di un impianto comunicativo che mette insieme Hitler e Berlinguer, l'abolizione dell'euro e una critica ponderata all'attuale economia capitalistica liberista e via discorrendo. Renzi ha avuto l'abilità di capitalizzare gli errori altrui esorcizzando la paura e la confusione che affioravano nell'elettorato pentastellato.
Personalmente credo che il Movimento non sia finito e che sia, anzi, necessario per far tenere la barra dritta a chi oggi detiene una maggioranza schiacciante. Servirà però che le sue forze migliori sappiano smarcarsi dallo schema decisionale piramidale che oggi li ingabbia e sappiano trovare il coraggio e la consapevolezza per aprirsi alle forze politiche più vicine, almeno su determinati temi, ed ovviamente non mi riferisco a Nigel Farage e alle sue farneticazioni.
Guardando alle elezioni europee rilevo un elemento di interesse nel raggiungimento del quorum da parte della lista Tsipras che potrebbe diventare a livello internazionale un interessante interlocutore per un raggruppamento di centro-sinistra moderno e più vicino alla gente. A livello nazionale vedo questa operazione di riunificazione a sinistra, già più volte tentata e mai riuscita, più complicata e dagli esiti molto incerti soprattutto se Renzi saprà dare risposte adeguate sui temi del lavoro, del sociale, dell'ambiente, di un'economia più solidale ed equa e così via.
Dicevo ad inizio articolo di voler tentare di dare una lettura locale a quanto accaduto in questa tornata elettorale. Alla luce di quanto sopra e nella mia veste di osservatore delle politiche locali da tempo e, attualmente, di consigliere comunale di minoranza cerco di farla breve. A Ivrea il vento del cambiamento non è finora arrivato. Le logiche che muovono l'attuale maggioranza e la locale sezione del partito democratico sono quelle che Renzi ha avviato da tempo alla rottamazione mentre qui si tengono ben stretti alle poltrone ed ai consolidati metodi affaristici di basso profilo.
Da quando il Presidente del Consiglio si è insediato abbiamo cominciato a conoscere persone vicine al suo pensiero, come Graziano Del Rio tanto per fare un nome, e personalmente intravedo una nuova generazione di politici che pare abbiano qualcosa da dire anche di "sinistra" (come veniva vanamente chiesto di fare a D'Alema da Nanni Moretti in un famoso film). Persone che mi paiono disponibili a discutere con le forze attive presenti nell'arena politica pur se facenti parte di altri partiti o schieramenti.
Per quanto riguarda la situazione locale, ad esempio, la nostra lista civica ha fatto e fa di alcune delle battaglie portate avanti da Renzi – trasparenza, apertura al dialogo, equità sociale, sobrietà, legalità – le proprie battaglie per cui, pur non condividendo o non avendo ancora parametri di giudizio sufficienti per poter capire come si muoverà su temi quali l'ambiente, la viabilità, le grandi opere pubbliche, l'economia, ecc., siamo sempre stati disponibili al dialogo trovando finora solo e sempre porte chiuse. Il conduttore non vuole essere disturbato.
Non ci piace ergere muri e barriere e la nostra disponibilità a portare anche all'interno dell'amministrazione eporediese forme di democrazia più partecipativa rimane invariata. Si tratta solamente di capire come e quando il vento della rottamazione e del rinnovamento arriverà sotto le rosse torri e se ci saranno donne e uomini in grado di guidare questo processo pur senza perdere, ognuno, la propria identità. Siamo fiduciosi.

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 2 giugno 2014

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