Le ghiande e le ali

Le ghiande e le ali

Candidatura Unesco: ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato

Abbiamo letto con estremo interesse, vista la tematica che seguiamo da vicino, l'articolo sulla candidatura Unesco nell'ultimo numero del vostro giornale con tanto di citazione del Cyrano di Guccini dal quale abbiamo estrapolato il titolo di questo articolo.
Siccome alcune delle affermazioni contenute nel testo sono state prese da alcune nostre riflessioni sul tema ci tenevamo a chiarire alcuni aspetti che evidentemente l'autore dell'articolo non ha avuto il tempo di approfondire ribadendo così il nostro pensiero sul tema onde evitare equivoci più o meno voluti.
Viviamo Ivrea è assolutamente favorevole alla candidatura Unesco di Ivrea Città industriale del XX secolo. Opportuna o non opportuna condividiamo che sia stata un'intuizione illuminata di alcuni utopisti contemporanei piuttosto che "visionari" così come sono stati definiti.
Detto questo ciò che noi NON condividiamo non sono quindi la candidatura o i costi che la stessa avrebbe comportato, ma la modalità con cui questa grande opportunità è stata gestita e guarda caso proprio a partire da quando l'asfittica e autoreferenziale politica locale ha voluto impossessarsi del progetto utilizzando con troppa superficialità fondi provenienti dalla Fondazione Guelpa senza degnarsi di dare vita ad un dibattito pubblico sulle politiche culturali della città e del territorio.
Sulla questione dei costi non abbiamo mai detto essere troppi in termini aprioristici ed assoluti e non abbiamo mai parlato in termini utilitaristici.
Abbiamo sempre detto, questo sì, che un processo di questo tipo avrebbe dovuto essere gestito con la massima trasparenza e con procedure di affidamento degli incarichi esterni: pubbliche, chiare, aperte, meritocratiche e basate sulla competenza cosa che evidentemente non è stata.
Ora che, dopo l'ennesima richiesta, qualche numero è stato dato, seppur solo verbalmente, dal Sindaco in Consiglio Comunale, crediamo sia più che legittimo che vengano chiariti i dettagli degli incarichi e delle spese effettuate come ad esempio i 59.999 euro per la redazione di un Piano di Gestione che avrebbe dovuto redigere per contratto il coordinatore della candidatura costato la non modica cifra di circa 130.000 euro. Oppure come siano stati spesi gli oltre 20.000 euro per un Seminario Internazionale che non ha lasciato traccia alcuna o come siano stati utilizzati gli oltre 66.000 euro per generiche spese di immagine e pubblicità. Qualche lume sarebbe utile anche averlo riguardo i 100.000 euro tondi tondi versati alla Fondazione Olivetti.
Tra le righe dell'articolo citato si legge poi, pur senza citarla (chissà mai perché?) una sorta di difesa della Prof.ssa Bonifazio stimatissima studiosa della storia olivettiana con particolare riguardo agli aspetti urbanistico-architettonici. Difesa, per quel che ci riguarda, inutile perchè conoscendo la sua preparazione e competenza siamo sicuri che se avesse dovuto gestire lei l'intera candidatura le cose sarebbero andate diversamente a partire dal considerare l'area vasta nella quale le architetture olivettiane sono presenti fino a non escludere, questa è veramente clamorosa, l'edificio de La Serra di Cappai e Mainardis dall'intera area candidata.
La candidatura si è così ridotta, lo possiamo riscrivere senza remore, in una mera attività compilativa mentre la richiesta di inserimento nei siti Unesco, riportiamo uno stralcio di un nostro precedente articolo pubblicato su questo stesso giornale: "dovrebbe essere un percorso di conoscenza e di consapevolezza delle popolazioni in grado di far diventare un sentire comune questo importante riconoscimento universale. Un tipico processo partecipativo bottom-up (dal basso) in grado di stimolare l'identità e il senso di appartenenza da parte degli abitanti della città e del suo circondario partendo, nel nostro caso, proprio da quel grande spirito comunitario idealizzato e teorizzato da Adriano Olivetti".
Questo non vuol certamente dire che il lavoro fatto dallo staff dell'arch. Bonifazio non sia valido anzi crediamo sia lei oggi, anche alla luce della scomparsa del compianto arch. Riccardo Avanzi, la migliore memoria storica della grande e affascinante epopea olivettiana soprattutto per quel che riguarda le architetture.
In chiusura l'articolo auspicava: "la voglia di avanzare proposte, immaginare progetti [...] che aprano nuove possibilità per un territorio che continua, più che a non chiedersi, a non scegliere e non vivere la propria identità". Siamo assolutamente d'accordo anche perché si tratta di ciò che come gruppo consigliare facciamo fin da quando abbiamo cominciato a interessarci del tema. Peccato l'aver sempre trovato porte chiuse e l'assoluta impermeabilità da parte di tutte le componenti che hanno gestito questa candidatura il cui esito, purtroppo, non ha fatto altro che evidenziare le criticità da noi e da molti altri evidenziate in tempi non sospetti. A noi piace comunque vedere il bicchiere mezzo pieno per cui speriamo che da questa esperienza, solo per ora conclusasi negativamente, possa nascere un sentire comune e identitario che sappia togliere dalle mani di una classe politica e partitica inconcludente il futuro del nostro territorio.
Si potrebbe cominciare, tanto per fare un esempio concreto, dal rendere pubblici il Dossier di Candidature e il Piano di Gestione più volte richiesti, anche per iscritto, ma mai consegnati nemmeno ai consiglieri comunali.

Articolo pubblicato su "Varieventuali" di mercoledì 2 marzo 2016

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