Le mani sulla torta

Le mani sulla torta

Nell'editoriale della scorsa settimana abbiamo disquisito dell'intreccio di legami, non sempre cristallini, che mettono in contatto, spesso inopportunamente, il mondo pubblico a quello privato. Va chiarito che relazioni tra questi due mondi sono necessarie e auspicabili, ma va altresì detto che ogni contatto tra gli interessi collettivi e quelli delle singole persone, o comunque di gruppi di interesse, dovrebbero venire governati da regole precise, chiare e trasparenti. Dovrebbero cioè muoversi nell'alveo di quella che si chiama "legalità".
Uno dei problemi che attanaglia l'Italia contemporanea, che inevitabilmente si ripercuote sulla vita di tutti, è infatti quello della mancanza di regole certe o meglio della mancanza di rispetto delle regole laddove queste esistano. E' oggi più che mai d'attualità il detto: fatta la legge, trovato l'inganno. Anzi spesso si scopre che la legge, o la delibera se parliamo del livello locale, nasce già con l'inganno perché chi la pensa e la fa approvare da l'impressione di voler regolamentare e risolvere una criticità del sistema mentre il fine perseguito è quello di favorire l'amico di turno o nascondere qualche magagna.
La politica nasce nella storia proprio come strumento in grado di regolare i rapporti tra le persone facendo sì che, tramite le regole dettate dal diritto, le forti disuguaglianze presenti nelle antiche civiltà potessero venire, nel tempo, eliminate. Si è passati così dalle monarchie assolute e dai regimi autoritari a forme democratiche di governo, ma oggi pare, però, che la parabola evolutiva sia in una fase di stallo se non di regresso.
La politica, più che un regolatore equo e trasversale, sembra diventata uno strumento nelle mani di poche persone o di gruppi di potere che invece di guardare al bene comune si preoccupano dei propri interessi ed ecco che nascono gli scandali legati alla corruzione, agli sprechi nella spesa pubblica, ai favoritismi.
Un ulteriore spunto di riflessione, e questo si può valutare bene anche nel locale, è che le persone che da certa politica hanno avuto almeno un favore nella vita, e quindi si sentono in dovere di essere riconoscenti, sono ormai talmente tante che ottenere una maggioranza alle elezioni, per gruppi di potere storicamente radicati sul territorio, è un gioco da ragazzi.
Ecco perché la politica odierna invece di risolvere i problemi dei cittadini passa il suo tempo e spende le proprie energie nel tessere delle reti capaci di interconnettere e legare il maggior numero di portatori di interesse siano questi aziende, professionisti, operatori del terzo settore, cooperative, ecc.
In questo filone si possono inserire le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e relativo Presidente della AEG, storica cooperativa eporediese che oggi annovera qualcosa come 21.000 soci, alcune migliaia dei quali residenti in Ivrea e quindi elettori in questa città. Rinnovo che cade in un momento particolare della storia della cooperativa perché come tutti sanno arriva qualche mese dopo la scoperta di un ammanco nelle casse di circa 38 milioni di euro, qualcuno dei quali forse verrà recuperato ma tant'è. Per chi non avesse ancora assimilato per benino la conversione in euro della nostra moneta ricordiamo che si tratta di qualcosa come circa 73 miliardi di vecchie lire, non proprio un'inezia. Il bello, si fa per dire, di questa vicenda è che, come all'ex ministro Scajola comprarono, a sua insaputa, una villa a Roma con vista sul Colosseo, di questo ammanco nessuno pare se ne fosse accorto. Si sarebbe materializzato all'insaputa del Consiglio di Amministrazione, del management interno e degli organi di revisione e controllo. Ovviamente non è nostro compito analizzare l'accaduto dal punto di vista giudiziario, ma ci fa molto riflettere lo sgraziato e molto ipocrita tentativo di addebitare, a pochi giorni dalla tornata elettorale, tutte le colpe al Presidente uscente come se, da solo, avesse potuto combinare tutto questo patatrac.
All'appuntamento elettorale si sono presentate due sole liste, e questo già la dice lunga, sulle quali, siamo chiari fin da subito, Viviamo Ivrea non esprime alcuna preferenza. Ciò che vogliamo però rimarcare di questo evento è la sempre più insopportabile ingerenza della politica all'interno di organismi, come può essere una cooperativa, che dovrebbero invece muoversi in piena autonomia e nel solo interesse dei propri soci ai quali dei giochi di potere e delle tessere di partito non interessa nulla.
Questo fenomeno legato all'invadenza della politica in affari che non dovrebbero riguardarla deve essere stroncato immediatamente e le vicende di Mafia capitale, di Expo 2015, del Mose, del Ponte sullo Stretto, delle mutande verdi, della Salerno Reggio Calabria dovrebbero essere sufficienti a ricordarcelo ogni giorno.
Tornando all'AEG ci sarebbe piaciuto, e l'abbiamo anche detto ai diretti interessati, che questa competizione potesse diventare uno spartiacque con il passato dando vita ad un esercizio di democrazia reale in grado di far riemergere dalle nebbie lo spirito cooperativo e mutualistico che dovrebbe animare i soci di un tale sodalizio. Detto questo non esprimiamo alcun giudizio sui candidati, ma coerenti con la nostra battaglia in Consiglio Comunale, magari venata da un po' di sano utopismo e finalizzata a cambiare l'attuale stato delle cose, chiediamo a chi dovrà governare la cooperativa nei prossimi anni, chiunque esso sia, di recidere ogni legame con i partiti e di ribaltare il viziato rapporto pubblico/privato ora esistente. La politica potrà e dovrà essere un interlocutore privilegiato di una delle più grandi aziende del territorio, ma dovrà essere al servizio di questa e non certo dettarne linee e programmi o peggio condizionarne le sorti. Prima o poi bisognerà tirare una riga e ripartire, tanto vale farlo iniziando da questo rinnovo di cariche sociali. Noi continuiamo a credere possibile dare vita ad un mondo migliore e se saremo in tanti a crederci chissà ...

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 15 giugno 2015

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