progetto per Ivrea

Le parole non bastano, servono azioni concrete

Le parole non bastano, servono azioni concrete

Le parole, meglio se ispirate da idee valide, sono importanti in politica, ma rischiano di azzerare il loro valore se non vengono seguite da azioni concrete.
Purtroppo in Italia viviamo in una perenne campagna elettorale e siamo abituati da troppo tempo, ad ogni livello e con troppa frequenza a sentire sparate propagandistiche che nella maggior parte dei casi non hanno un seguito nella realtà.
Secondo il nostro punto di vista a livello locale una maggiore concretezza, se poggiata su progetti e programmi seri, realistici e sostenibili finanziariamente, potrebbe essere possibile suddividendo però gli sforzi e le risorse disponibili in base a una scala di priorità oggettive; meglio se condivisa con i cittadini. Ciò che non andrebbe fatto è promettere servizi, opere e azioni che già si sa essere di difficile se non impossibile realizzazione.
L’attuale Amministrazione da questo punto di vista non ha certo dato esempio di virtuosità e di lungimiranza. Se andiamo a vedere quanto promesso nel programma elettorale del 2013 troviamo un’infinità di promesse non mantenute nonostante si trattasse dell’Amministrazione uscente che aveva tutti i dati e gli elementi per poter agire fin da subito.
Gli esempi potrebbero essere molti, ma alla luce delle ultime notizie di cronaca riguardanti la Piscina comunale siamo andati a vedere cosa era scritto nel programma del Sindaco del 2013 in tema di impianti sportivi: “rafforzare il polo sportivo dell’area Cappuccini anche ampliando gli spogliatoi della piscina […] cantierando le tribune del polo sportivo di S.Giovanni e prevedendo il rifacimento della pista d’atletica”.
Riguardo l’impianto sportivo di S.Giovanni, unico disponibile oggi per l’atletica con circa 250 atleti e per il rugby che conta un centinaio di praticanti, meglio stendere un velo pietoso. Evidenziamo che ad inizio mandato erano stati addirittura affidati provvisoriamente, a seguito di un apposito bando, i lavori di realizzazione delle tribune che sono stati poi incredibilmente revocati causando lo spreco dei soldi spesi per la progettazione e la gestione della gara d’appalto assommanti a circa 23.000 euro, risorse pubbliche buttate via. Alla fine le tribune non ci sono, la pista è in condizioni improponibili e non esistono nemmeno degli spogliatoi per le ragazze che si devono cambiare in quello dell’arbitro.
I problemi della piscina erano già ben noti. In cinque anni si sarebbero potuti tranquillamente risolvere e invece abbiamo assistito a sporadici interventi tampone, in quanto tali mai risolutivi, ed ora apprendiamo, rigorosamente dai giornali (i consiglieri sono sempre gli ultimi a sapere le cose), che la Giunta ha approvato il progetto esecutivo di lavori di “messa a norma dell’impianto elettrico e per l’attuazione del progetto di prevenzione incendi” per i quali serviranno 225.000 euro.
Peccato che di questi soldi nel bilancio appena approvato dalla maggioranza compatta, senza i voti della minoranza, non ci sia l’ombra. Dallo stesso giornale apprendiamo che non essendoci un apposito capitolo di spesa i fondi verranno presi da quello per le manutenzioni del patrimonio comunale che però nel triennio 2018-2020 vede un totale di 657.000 euro, poco più di 200.000 euro l’anno. Tenuto conto dell’ingente patrimonio immobiliare, della pressante richiesta di altri interventi d’urgenza, soprattutto nelle scuole, e dell’inerzia dell’esecutivo sul fronte delle manutenzioni ordinarie si vede fin da ora che la coperta sarà corta.
Se si tratta di “messa a norma” di un edificio vuol dire che fino a che i lavori non saranno ultimati e collaudati l’impianto non sarà a norma e quindi oggi di fatto non lo è. Come al solito non resta che incrociare le dita e sperare che non accada nulla di grave. Purtroppo la piscina è in buona compagnia; non si hanno infatti più notizie dell’edificio di via Piave 2, per la messa in sicurezza dell’impianto elettrico, e della Biblioteca Comunale, per quanto riguarda il Certificato di Prevenzione Incendi, e chissà cos’altro. Impossibile sapere se ci siano altri immobili non a norma visto che, nonostante reiterati emendamenti al Documento Unico di Programmazione e al Bilancio da noi presentati nel corso degli anni e approvati dal Consiglio Comunale, l’esecutivo non ha mai provveduto a far redigere un censimento di tutti gli edifici di proprietà evidenziando eventuali criticità e rischi e definendo una scala di priorità di intervento nel medio periodo.
Stesso discorso vale per la questione amianto visto che dopo il cambio in corsa del responsabile incaricato in fretta e furia dal Comune allo scoppio della questione Bertolè non si è saputo più nulla. Eppure il numero di immobili di proprietà pubblica che potrebbero contenere il pericoloso materiale sono molti con buona pace di chi ci lavora o li frequenta.
Per l’ennesima volta dobbiamo denunciare la mancanza di un minimo di programmazione soprattutto per ciò che riguarda la cura e la manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico da parte di questa Amministrazione che non è riuscita a pianificare nulla limitandosi a rincorrere le emergenze che di tanto in tanto si sono presentate.
Nonostante questo gli annunci ad effetto di nuove e mirabolanti opere non sono mai mancati anche se oggi guardando a ritroso i cinque anni appena trascorsi non ci troviamo in mano che un pugno di mosche. Altro modo per dire che le parole non bastano, come evidenziato nel titolo, se poi non sono seguite da azioni efficaci e tempestive in grado di renderle concrete.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 9 gennaio 2018

Altro in questa categoria: « L'anno che verrà Perchè non qui e ora? »
Torna in alto

candi wall