Legalità e trasparenza. Fatti e non parole.

Legalità e trasparenza. Fatti e non parole.

Sentiamo spesso, soprattutto in ambito politico, pronunciare termini quali legalità, trasparenza, equità e via discorrendo. Chi governa lo Stato, piuttosto che un ente locale, si dimostra, a parole, sempre molto impegnato su tali fronti salvo poi venire smentito, molto spesso, dai fatti. Non si deve cadere nell'errore che la legalità e la trasparenza nei procedimenti amministrativi siano comportamenti che non ci riguardano, come cittadini, o che comunque non siamo in grado di comprendere e/o di pretendere perché troppo complicati o troppo lontani dalla nostra vita quotidiana. E' infatti l'esatto contrario. Non possiamo più pensare all'illegalità come a una serie di loschi figuri con coppola e lupara che si aggirano intorno ai cantieri delle grandi opere, anche se in parte è ancora più o meno così, serve cambiare visuale.
A differenza degli apparati della Pubblica Amministrazione, che sono quasi sempre in ritardo rispetto all'innovazione, alle nuove tecnologie, ai nuovi stili di vita, i malavitosi, o quegli speculatori a cui piace pescare nel torbido, sono sempre all'avanguardia. Sanno benissimo come fare ad aggirare regole e norme e sanno benissimo leggere le trasformazioni sociali e giuridiche che attraversano la nostra società, soprattutto in momenti di difficoltà come quello attuale nel quale le persone, purtroppo, hanno problemi apparentemente più gravi e contingenti da risolvere e non si interessano di questi aspetti.
Un altro elemento importantissimo per il raggiungimento della legalità è la chiarezza, la capacità e la volontà di farsi capire dalle persone. Quante volte ci è capitato, a fronte di una domanda o di una richiesta ad un amministratore o a un funzionario pubblico, di non capire cosa ci viene risposto? Invece di vergognarci e di desistere, pensando di non essere all'altezza del nostro interlocutore, ricordiamoci che uno dei modi per non rispondere ad una domanda scomoda è quello di sviare l'argomento rendendo volutamente opaco e incomprensibile lo scambio di opinioni.
Per essere chiari noi per primi proviamo a fare un esempio concreto: la città di Ivrea fa meritoriamente parte dell'associazione Avviso Pubblico, costituitasi nel '96 che riunisce e rappresenta Regioni, Province e Comuni impegnati nel diffondere i valori della legalità e della democrazia. Ovviamente per ottemperare alle finalità di un'associazione di questo tipo sarebbe magari il caso, almeno ogni tanto, di promuovere qualche iniziativa, di dare vita a qualche incontro pubblico, possibilmente coinvolgendo le scuole e via discorrendo. Proprio a questo fine il 14 maggio 2013 Libera Ivrea, altra meritoria e attiva associazione nata per contrastare il potere delle mafie, ha organizzato un incontro pubblico con tutti i 5 candidati sindaco alla fine del quale ognuno di loro si è impegnato per iscritto a mettere in atto, appena insediato, alcune iniziative tra le quali quella di sottoscrivere il "Codice etico per amministratori" meglio conosciuto come "Carta di Pisa" (consultabile al seguente link). Vista l'inerzia della maggioranza di governo Viviamo Ivrea, insieme alla Lista dei cittadini - MPP e al Movimento 5 stelle, ha portato al Consiglio Comunale del 25 novembre 2013 una proposta di delibera per l'adesione a tale codice. In maniera inaspettata, quanto incomprensibile, la maggioranza ha deciso di non approvare la Carta di Pisa appellandosi a capziosi cavilli interpretativi riguardo alcuni degli articoli in essa contenuti e chiedendo di approfondire tali questioni con gli estensori del testo.
Va detto che tale codice è stato redatto da un gruppo di lavoro coordinato dal prof. Alberto Vannucci docente all'Università di Pisa e composto da amministratori locali, funzionari della pubblica amministrazione, docenti universitari tra i quali: il prof. Bernardo Giorgio Mattarella dell'Università di Siena, Ermanno Granelli, magistrato della Corte dei conti, entrambi componenti della Commissione di studio sulla trasparenza e la prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione e Francesco Forgione già componente della Commissione parlamentare antimafia.
Ricordiamo altresì che tale Codice Etico è già stato approvato da molti comuni italiani tra i quali, oltre Pisa, Padova, Bitonto, Formia, Nettuno, Sesto Fiorentino, Scandicci, Massa, Grugliasco, ecc.
Una domanda ci viene spontanea: vuoi che gli estensori della carta di Pisa e tutti i Comuni che in Italia hanno approvato tale documento siano così superficiali e sprovveduti per aver scritto, gli uni, e approvato, gli altri, un testo che la maggioranza PD eporediese trova lacunoso? Non sarebbe stato più corretto dire che non se ne condividono le finalità?
Ecco perché la trasparenza e la chiarezza sono due degli strumenti necessari per il perseguimento concreto della legalità. Ma per raggiungere l'obiettivo servono fatti, non parole.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 20 gennaio 2014

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