progetto per Ivrea

Miseria Ladra

Miseria Ladra

Oltre dieci milioni di italiani (il 16,6% della popolazione) si trovano in una situazione di povertà relativa, 6 milioni (il 9,9%) sono scivolati nella povertà assoluta e, dato ulteriormente inquietante, 1,4 milioni di minori sono interessati da fenomeni di indigenza legati a forme di povertà assoluta.
Altri numeri che ci danno la cifra della drammatica situazione sociale generata dalla crisi economica sono quelli che ci dicono che dal 2011 al 2013 la povertà assoluta è raddoppiata e che la dispersione scolastica in Italia ha raggiunto il 18,2%
Sono numeri da far tremare i polsi se solo ci soffermassimo a leggerli con un minimo di attenzione e se provassimo ad immaginare quali situazioni di disagio, di solitudine, di emarginazione, di paura si portano dietro.
Questi dati, che ci sono stati esposti da un attivista venerdi scorso presso la sede di Libera Ivrea, derivano da uno studio effettuato negli anni scorsi dal Gruppo Abele e da Libera. Colpite dalla drammaticità di questi numeri, le due associazione di Don Ciotti, hanno lanciato su tutto il territorio nazionale una campagna dal titolo "Miseria ladra" che punta a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, oggi centrale, della povertà.
Come nelle loro abitudini, gli operatori di queste meritorie realtà di volontariato attivo, non si sono limitati a puntare il dito contro qualcuno ma hanno stilato un elenco di dieci punti molto concreti da "aggredire" per dare vita ad un processo di riequilibrio economico e sociale.
Se 1/3 della popolazione italiana si trova in una fascia di povertà, o lì vicino, forse è arrivato il tempo che alle parole, spesso vuote ed ipocrite delle istituzioni, si sostituisca un'azione concreta capace, come dice Don Luigi, di "graffiare la verità", di uscire dalle strategie di infima politica, parolaia e inconsistente, alle quali purtroppo ci siamo abituati.
Ai dati sopra esplicitati dobbiamo ancora aggiungere quelli relativi all'altro grande dramma dell'Italia di oggi e cioè la disoccupazione: oltre 3,2 milioni di disoccupati, 4 milioni di precari il tutto aggravato da una disoccupazione giovanile che ha sfondato il tetto del 40%. A questo si aggiunge, non essendoci un limite al peggio, il "working poor" e cioè la povertà di chi un lavoro ce l'ha ma non riesce comunque ad arrivare a fine mese e qui con il 12% degli occupati siamo saldamente terzi dietro Romania e Grecia.
Tutto quanto sopra serve a farci riflettere sull'attuale situazione economica, che è quella che ci tocca più da vicino, senza tralasciare le cause che questa maledetta crisi hanno generato e che spesso ci vengono indicate in maniera fuorviante.
E' purtroppo in corso da decenni un attacco della finanza speculativa mondiale, in mano a pochi e spregiudicati gruppi di potere, al welfare e ai diritti umani conquistati con il sangue nel corso dei secoli precedenti con guerre e rivoluzioni. A differenza delle guerre con colubrine e spingarde oggi stiamo vivendo una guerra molto più nascosta e impercettibile che si muove tra politiche di austerity, privatizzazioni selvagge anche di beni fino a pochi anni fa considerati intoccabili (acqua, aria, ambiente naturale, ecc.), flessibilizzazione del mondo del lavoro e una sostanziale resa su tutto il sociale. Sempre più spesso gli Stati non riescono più a garantire il welfare e senza garanzie e tutele pubbliche non si possono più garantire i diritti dell'uomo compresi quelli che la nostra Costituzione definisce "imprescindibili". Tra questi, è stato evidenziato l'altra sera, quello dell'intangibilità della dignità umana coniato dai nostri padri costituenti e fatto proprio dalla Carta dei Diritti dell'Uomo. Mai come oggi la dignità delle persone è messa a dura prova e ciò che preoccupa è che, andando a ripescare nella storia, le altre grandi crisi, simili all'attuale, dei secoli scorsi sono poi sfociate in guerre anche di livello mondiale. La storia ci insegna, e sarebbe meglio ascoltarla, che da crisi strutturali come quella attuale non si è mai usciti con pacifici miglioramenti della democrazia ma scivolando pericolosamente verso derive autoritarie e l'inasprimento esacerbato delle relazioni sociali.
Ci sarebbero molte altre cose da dire sul tema povertà e su tutto ciò che si porta appresso, ma lo spazio è tiranno e quindi chiudiamo questo articolo lanciando un'ulteriore riflessione sulla questione della mancanza di soldi. Non è vero che i soldi non ci sono, bisogna sfatare categoricamente questa bufala messa in circolazione ad arte per convincerci che non ci sono vie d'uscita alle politiche del rigore e dell'austerity. Solamente qualche anno fa, nel 2010, la BCE ha versato nelle casse delle banche, praticamente gratis, 4500 miliardi di euro! Più di 300 economisti, tra cui dei premi nobel, hanno gridato allo scandalo sostenendo che questa regalìa avrebbe fatto esplodere il debito pubblico negli Stati sovrani e infatti così è accaduto. Qualcuno ha sentito parlare, se non tramite canali specializzati, di questa vergognosa scelta della politica? Probabilmente poco e male, ma l'importante è sapere che con questa abile mossa il debito stratosferico causato dalle banche e dalla finanza speculativa è stato assorbito dagli Stati per cui ora, con un tocco di bacchetta magica, la causa del debito non sono più le banche ma noi cittadini. Et voilà, le jeux sont fait.

 Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 22 settembre 2014



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