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Mondi paralleli

Mondi paralleli

In una qualunque società moderna esistono due sfere socio-economiche: quella privata, dove ognuno cura i propri interessi, e quella pubblica, dove si dovrebbe avere a cuore il bene comune e gli interessi della collettività. Abbiamo detto società moderna perché una volta la sfera pubblica non esisteva e vigeva, semplificando un po', semplicemente la legge del più forte. Qualcuno si accorse della necessità di far convivere pacificamente gli uomini e si crearono delle regole e, a seguire, delle istituzioni che le potessero applicare e far rispettare.
La politica dovrebbe essere il canale capace di mettere in comunicazione questi due mondi sapendo soddisfare le esigenze e i bisogni dei singoli mantenendo ben saldi i principi secondo i quali, in una società civile e giusta, ognuno dovrebbe cedere qualcosa di suo in nome della collettività. L'esempio più evidente è quello delle tasse tramite le quali ognuno di noi, o per lo meno le persone oneste, concorrono con una parte del loro patrimonio personale al mantenimento della struttura pubblica nel suo complesso.
Ciò che oggi manca clamorosamente in questo schema è proprio la politica che ormai viene identificata in ciò che fanno, o non fanno, i partiti politici così che ciò che è pubblico e ciò che è privato spesso si confondono avvalorando il motto di Bernard de Mandeville "vizi privati, pubbliche virtù".
Questa premessa ci serve per porre ai lettori qualche riflessione sull'ennesima vicenda di mala-politica che si è consumata, sotto gli occhi e l'indifferenza dei partiti, negli ultimi tempi ad Ivrea e dintorni: la scomparsa del CIC (Consorzio per l'Informatizzazione del Canavese). Non stiamo a ripetere la storia di questa importante azienda pubblica diventata un'eccellenza nel mondo dell'ICT (Information and Communication Technology) almeno fino a quando i partiti, in modo trasversale, uno in particolare, non hanno deciso di metterci le loro mani voraci sopra.
Assunzioni facili, consulenze d'oro, favoritismi vari, strategie aziendali insensate, crescita abnorme del personale hanno portato all'inevitabile fallimento senza che nessuno muovesse un dito e nonostante i diversi segnali di pericolo da più parti, noi compresi, lanciati.
La settimana scorsa ecco che, con toni trionfalistici e titoli a caratteri cubitali, apprendiamo dai media ciò che già si sapeva da tempo e cioè che una società privata di nome CSP ha acquistato, in seguito a un bando pubblico, il CIC per duemila euro. In cambio di questo prezzo irrisorio l'acquirente garantirà una sorta di continuità aziendale mantenendo, temporaneamente, il livello occupazionale attuale e il ripianamento dei debiti contratti dal CIC che si aggirerebbero sui tre milioni di euro. Apprendiamo anche da fonte giornalistica che qualche tempo fa proprio CSP avrebbe passato un centinaio di propri dipendenti alla CSP scrl società consortile della quale fanno parte la Regione Piemonte, CSI, e altri enti pubblici.
Frasi di giubilo e di ringraziamento nei confronti di coloro i quali questa azienda l'hanno prima svuotata e poi cancellata si sono sprecate sulle pagine dei giornali amici e per bocca dei sodali di partito, ma proviamo a ragionare in maniera un po' più obiettiva e realistica.
Intanto "l'azienda pubblica CIC" non esiste più e quindi quella collettività di cui si parlava ad inizio articolo è stata privata di un'importante risorsa passata in mani private ad un prezzo ridicolo: 2000 euro. Certo, "l'azienda privata CSP" si accollerà i debiti, ma non trattandosi di un benefattore avrà fatto i propri conti e in più ha preteso, giustamente dal proprio punto di vista, che i soci mantenessero per almeno tre anni le commesse milionarie già in essere. Quindi andiamoci piano a gridare al miracolo perchè una domanda sorge spontanea: qual è il valore attuale onnicomprensivo del CIC? Visto che tale numero non l'abbiamo letto da nessuna parte ci piacerebbe capire se sia superiore o meno ai 3 milioni di euro.
Ovviamente tutti siamo contenti che i lavoratori verranno per ora mantenuti, ma non possiamo nascondere la nostra preoccupazione riguardo il fatto che appena le commesse garantite finiranno la loro sorte diventerà un'incognita. Non sarebbe stato meglio dare vita ad un piano industriale serio e responsabile che contemplasse una riduzione drastica della spesa improduttiva e magari anche, se necessaria, una riduzione del personale mirata, ma che fosse in grado di mantenere in mano pubblica un'azienda di eccellenza?
In chiusura di editoriale vogliamo poi evidenziare come il dibattito pubblico e politico sia ormai infarcito di ipocrisia spicciola. Qualche commentatore ha infatti definito "poco elegante" la richiesta di dimissioni del Vice Sindaco Capirone alla luce della sua assenza nel Consiglio Comunale che ha decretato la fine del CIC. Ma non sono gli assenti ad avere torto, ovviamente se non assenti per cause gravi ed improrogabili? Se funzionasse così, come qualcuno la vuol far passare, basterebbe che chi ha delle responsabilità, anche gravi, su una qualunque vicenda si assentasse nel momento della resa dei conti e tutto finirebbe a tarallucci e vino. Troppo comodo. Chi si candida a ricoprire ruoli pubblici non può sottrarsi al confronto durante il quale gli si chiede conto del proprio operato.
Per quel che mi riguarda poi la sera del Consiglio Comunale ho letto una relazione di 5 pagine con date, dati e elementi oggettivi, non smentiti nè commentati da nessuno in aula e nei giorni seguenti. A fine intervento ho quindi chiesto, senza acrimonia ma per mero dovere istituzionale, che chi era responsabile di quanto accaduto trovasse la dignità per riconoscere i propri errori facendo un passo indietro. Le due figure interessate erano ovviamente il Sindaco, in quanto rappresentante formale nel CIC per il Comune di Ivrea, e il Vice Sindaco, delegato "de facto" e operativo all'interno della partecipata. Ho anche aggiunto che sarebbe stato dovere dei consiglieri del partito democratico individuare chi dei due avesse avuto maggiori responsabilità nella vicenda. Nel seguito del dibattito tre consiglieri PD di maggioranza, ai quali se ne è aggiunto uno il giorno seguente, hanno chiesto la testa del Vice Sindaco.
Cosa ci sia di poco elegante nel comportamento del sottoscritto e in quello dei consiglieri che hanno chiesto un gesto di dignità e di responsabilità, politica ovviamente, a chi ha commesso evidenti errori non è facile capirlo, ma tant'è.
Ovviamente nei giorni/mesi seguenti non è accaduto nulla perchè la dignità nella politica dei partiti è ormai diventata merce rara. Lo stesso Sindaco a seguito dell'esito finale della vicenda ha dichiarato che: "sono stati fatti, nel corso del tempo, errori politici gravi sul Cic". Vorrebbe essere così gentile da dirci quali siano e trarne le dovute conseguenze visto che quando lo diciamo noi dai banchi della minoranza veniamo puntualmente bollati come polemici, strumentali e poco eleganti?
Un'ultima considerazione. Se tre milioni di euro di debito ed il relativo fallimento di una società pubblica, nella quale il Comune di Ivrea deteneva la maggioranza, non sono un motivo sufficiente perchè qualcuno rassegni le dimissioni quale sarebbe il livello perchè ciò accadesse? Forse è utile ricordare che ai tempi del governo Letta, velocemente e sommariamente liquidato dai suoi stessi compagni di partito, la ministra Josefa Idem fu costretta a dimettersi per un errato versamento dell'IMU ...

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 14 settembre

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