Nuova biblioteca: parole o fatti?

Nuova biblioteca: parole o fatti?

Partiamo dalle note positive: la Biblioteca civica di Ivrea è una delle più importanti del Piemonte, sia per il patrimonio documentale che per il numero di fruitori. Conta ben 5.107 iscritti che hanno usufruito di 71.377 prestiti, nel solo 2016, derivanti da una media di circa 200 presenze giornaliere. E’ un nodo fondamentale di una rete territoriale di 75 biblioteche che interessa una popolazione complessiva di circa 250.000 persone assumendo una forte valenza aggregativa e questo lo si evince ancora più dal fatto che 49 dei Comuni aderenti hanno meno di 3.000 abitanti, solo 7 ne contano più di diecimila e gli altri stanno nel mezzo.
Non da meno è il patrimonio documentale che vede ben 201.172 documenti che non sono solo libri ma anche audiolibri, dvd, e altre tipologie di supporti che necessariamente devono far parte dell’offerta di una biblioteca adeguata ai tempi. E’ dotata di un catalogo on line con oltre 800.000 titoli, circa 20.000 documenti per ragazzi, 150 abbonamenti di riviste in corso e possiede anche rari libri antichi.
Sono presenti anche un importante “Fondo Olivetti”, con parecchio materiale documentale disponibile, derivante da un lascito del 1972 ed un altro Fondo, anch’esso derivante da un lascito, con oltre 2.000 documenti a matrice storica.
Un vero giacimento culturale ben illustrato nei dettagli dalla D.ssa Gabriella Ronchetti, Direttore del sistema bibliotecario di Ivrea e Canavese, in un incontro, il primo di due, organizzato dalla Fondazione Guelpa su spinta dell’attuale Assessore alla Cultura Andrea Benedino. La Ronchetti ha anche rimarcato alcune criticità tra le quali l'assenza di spazi per i giovani. Perchè non partire da loro, coinvolgendoli?
Nella sua introduzione, l'Assessore, ha delineato la sua idea che consisterebbe nell’effettuare un paio di incontri con esperti del settore, seguiti da un convegno, che si svolgerà il 7 e 8 giugno, in modo da predisporre un bando di progettazione prima dell’estate per lasciare in mano alla prossima Amministrazione un progetto cantierabile e finanziabile.
Premesso che conoscere il parere di esperti e vedere soluzioni già adottate in altri luoghi del mondo è sempre utile ad arricchente come si può definire un processo di questo tipo “partecipativo” così come è stato enfaticamente detto? Un processo decisionale partecipato dovrebbe essere molto meglio strutturato e maggiormente, passateci la ripetizione, “partecipato”. Qui di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini, dei consiglieri comunali, delle commissioni consiliari, delle consulte, dei fruitori, degli operatori commerciali, degli studenti, delle scuole, del terzo settore non si vede traccia.
Nella soluzione proposta dall’assessorato sei esperti esterni all'ente diranno la loro sul tema, ovviamente in termini generali, dopodiché qualcuno, non si sa bene chi, tirerà le fila dopo il convegno di giugno e l’Amministrazione affiderà l’incarico di ristrutturare l’edificio dell’ex Cena (abbandonato nel 1988 per la mancanza di requisiti igienico-sanitari e di sicurezza) così come proposto, con parecchie lacune e punti interrogativi, dallo studio di fattibilità del 2011 mentre un precedente studio ne consigliava la demolizione.
Documento, quello più recente, assolutamente carente dal punto di vista strutturale soprattutto alla luce dell’evoluzione normativa antisismica che, nonostante questo, prevedeva la non proprio modifica spesa di 6,5 milioni di euro.
E’ uno strano tipo di partecipazione quella che viene proposta se chi partecipa non ha alcuna possibilità di incidere nel processo decisionale a partire dall’ubicazione che noi reputiamo, alla luce delle nostre conoscenze attuali, inadeguata e insostenibile dal punto di vista finanziario. Nel caso specifico è infatti chiaro che il termine "partecipativo" è solo un diversivo per giustificare, dopo anni di immobilismo, un’accelerazione insostenibile sul tema biblioteca in vista delle elezioni del prossimo anno.
Ribadiamo che la nostra non vuol essere una critica all’iniziativa di accendere i riflettori sul tema e ben vengano gli incontri con gli esperti del settore e il convegno, ma è dal giorno dopo che dovrebbe iniziare un vero processo partecipativo che, come ha anche detto il Prof. Vivarelli, intervenuto al primo incontro, dovrebbe saper “tenere conto dei vincoli legati al contesto locale ed avere una valenza creativa capace di far emergere una forte identità”. Lo stesso relatore ha poi anche rimarcato di come sia necessario far diventare la biblioteca un "luogo sociale" nel quale si riesca a dare risposta alle svariate esigenze della vita contemporanea.
Anche il dott. Borio, che fra l’altro ha iniziato la sua carriera proprio nella Biblioteca eporediese, ha individuato una serie di parole chiave che dovrebbero essere la base di un processo deliberativo partecipato: "uguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione, efficacia ed efficienza, accessibilità, gratuità" tutti elementi che condividiamo e che reputiamo imprescindibili, ma che aprono, ognuno, spazi di dibattito che richiederebbero tempi adeguati e che, almeno per ora, non sono stati previsti.
Sulla stessa linea è intervenuto Eugenio Pintore del Settore bibliotecario della Regione rimarcando la necessità di una buona progettazione, attenta all'utilizzo degli spazi, capace di unire, nel nostro caso di eccellenza, "memoria e socialità".
Ciò che è emerso con chiarezza da questo primo incontro è che fondamentali sono: il patrimonio documentale esistente, che sostanzia l’identità, e i contenuti progettuali. Tutto il resto, compresa l’individuazione degli spazi, deve venire dopo.
Ad esempio è emersa dagli interventi in sala la questione degli archivi presenti in città, a partire dall’Archivio Storico Olivetti, oggi scollegati tra di loro e sparpagliati sul territorio. Un’operazione di accorpamento potrebbe modificare radicalmente le superfici necessarie.
Un’ultima riflessione, ma non certo per importanza, è legata al reperimento delle risorse perché come ha detto il Presidente della Fondazione Guelpa in una Commissione Cultura il 7 marzo scorso la Fondazione potrà finanziare solo il progetto, ma non certo l’opera.
Concludendo facciamo un plauso all’apertura di un dibattito sulla biblioteca, da noi sollecitato fin dal giorno dopo le elezioni, ma nel contempo esprimiamo la nostra preoccupazione a che un importante processo decisionale come questo si possa ridurre a mera propaganda elettorale.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 18 aprile 2017

 

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