Parole al vento

Parole al vento

Nell'attuale lessico politico le parole, che una volta si definivano pietre, pesano meno di una piuma. Basta ascoltare un telegiornale o leggere un quotidiano oggi e uno domani, anche dello stesso gruppo editoriale, per vedere come una notizia data per certa possa venire completamente ribaltata o volutamente travisata nel giro di poche ore.
Il comune cittadino ovviamente rimane spiazzato e non sa più a chi deve credere. Non va meglio a chi è impegnato nella Pubblica Amministrazione e crede ancora possibile, come il sottoscritto, cambiare, possibilmente in meglio, l'attuale società individualista ed escludente partendo, perchè no, proprio dalle parole, riaffidando loro quel valore che i grandi letterati e pensatori italiani gli hanno sempre attribuito.
Invece oggi i cattivi diventano buoni e viceversa in un batter di ciglia, la sinistra fa la destra e la destra non si sa se esista ancora.
E' ormai in tutti i testi di comunicazione dei social network il famoso: "Stai sereno" del rottamatore Renzi nei confronti dell'allora, ancora per poco, Presidente del Consiglio Enrico Letta. A proposito qualcuno sa dove sia finito? E dire che non sembrava peggiore di molti suoi predecessori.
Secondo qualcuno, per adattarci al linguaggio del nuovo millennio, dovremo trovare nuove capacità interpretative imparando a capire che, tanto per citare l'esempio di prima, se ci augurano "serenità" vuol dire che dobbiamo iniziare a preoccuparci mentre fino a ieri pensavamo l'esatto opposto. Sorge spontanea una domanda: ma se qualcuno ci dovesse salutare con un "arrivederci" dovremmo "toccare ferro?"
Questa babele di lemmi, termini, sigle, idiomi, inglesismi, parole, frasi, slogan a qualcuno certamente giova soprattutto se è colui, o colei, che detiene il potere, in uno Stato come nel più piccolo Comune italiano, e magari non ha le idee proprio chiare su come dare vita a politiche pubbliche degne di tale nome.
Proviamo a fare un esempio nostrano. Nel programma della coalizione che ha vinto le elezioni eporediesi nel 2013 appariva ripetutamente la parola "partecipazione" e quindi gli elettori avranno immaginato che questo termine stesse a significare che alcune decisioni, magari quelle di una certa rilevanza, sarebbero state socializzate, pubblicizzate, condivise in dibattiti pubblici aperti a tutta la cittadinanza. Peccato che dopo due anni e mezzo di governo cittadino di partecipato non c'è stato assolutamente nulla e non soltanto con i cittadini, ma anche con la minoranza e molte cose accadute ci fanno pensare nemmeno con le forze di coalizione esterne al Partito della Nazione.
Qualcuno dirà: "è facile per uno della minoranza criticare il PD, sarà certamente strumentale", e allora ve lo diciamo non con le nostre parole, ma con quelle di un illustre democratico rottamato: Massimo D'Alema che pochi giorni fa, riferendosi al suo partito ha affermato: "Il PD è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. La cultura di questo nuovo PD è totalmente estranea a quella originaria. Il Partito della Nazione è già fatto, è già accaduto. Nessuno può escludere che qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito". Senti da che pulpito, verrebbe da dire, almeno in quanto ad arroganza ed autoreferenzialità, ma questo livore al calor bianco la dice lunga su dove la salvifica rottamazione fiorentina ci stia portando. Il problema delle leggerezza delle parole è arrivato anche sulle rive della Dora dove, ad esempio, la corrente renziana non ha perso occasione per sferrare duri colpi a Sindaco ed esecutivo arrivando a richiedere addirittura le dimissioni del vice-Sindaco per la rovinosa perdita del CIC. Ma niente, nulla è accaduto, nessuna scusante, nessuna risposta, nessuno è mai responsabile di nulla: politicamente s'intende. Una richiesta di dimissioni della seconda carica cittadina ha, o per lo meno aveva, un significato politico piuttosto rilevante, ma nel parlamentino eporediese non se n'è nemmeno parlato.
Tornando al peso delle parole vediamo sempre più come stia diventando difficile interpretare ciò che il nostro interlocutore ci sta dicendo. Ultimamente abbiamo sentito Il Sindaco definire "parsimoniosa" la candidatura Unesco. Pur senza sfogliare un vocabolario questo termine fa pensare ad una gestione economica ponderata, oculata, sobria, ma se si viene a scoprire che tale operazione è costata oltre 440.000 euro e i conti non sono ancora definitivi qualche dubbio interpretativo appare lecito, soprattutto se l'assessore alla cultura, a pochi giorni dalla chiusura del bilancio preventivo 2016 non sa nemmeno se riuscirà ad avere a disposizione un ventesimo di quella cifra.
Visto che abbiamo toccato la questione del bilancio e trattando questo articolo le "parole al vento" come non ricordare che fin dalla redazione del primo preventivo di questa amministrazione abbiamo chiesto che fosse "partecipato" e venisse discusso nelle commissioni consiliari. L'assessore al bilancio ha sempre dichiarato con enfasi che per lui non ci sarebbe stato alcun problema, peccato che oltre le promesse il nulla. Tutto inevitabilmente calato dall'alto all'ultimo minuto. Tanto per rimanere nell'attualità la scadenza per i bilanci: consuntivo 2015 e preventivo 2016 è fissata per il 30 aprile, ma nei corridoi del Municipio tutto tace. Niente di nuovo sotto il sole primaverile.
Viviamo un periodo storico complesso, difficile e con poche risorse, ma se la politica, che i problemi li dovrebbe risolvere, non sa nemmeno mettersi d'accordo sul significato delle parole forse è giunta l'ora di cominciare a preoccuparsi.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 22 marzo 2016

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