Per non piangere sul latte versato

Per non piangere sul latte versato

Nell’editoriale della scorsa settimana abbiamo parlato del problema della sicurezza degli edifici pubblici partendo dal caso specifico dell’edificio di proprietà comunale ubicato in via Piave 2 nel quale hanno sede la Fondazione Guelpa e diversi uffici comunali, alcuni dei quali contemplano la presenza di pubblico. L’articolo si chiudeva con una serie di dubbi e interrogativi, che abbiamo riproposto in forma più istituzionale tramite una mozione presentata per la discussione in Consiglio Comunale, inerenti la scarsa o nulla attenzione del Sindaco e della sua Giunta relativamente a questo importante tema peraltro esaustivamente trattato dalla legislazione vigente.
Siamo partiti dall’edificio di via Piave 2 perché abbiamo appreso dai giornali della “non agibilità” del locale utilizzato dalla Fondazione Guelpa, dichiarata dal Responsabile della Sicurezza per tale ente, ma nulla abbiamo poi saputo riguardo gli spazi utilizzati dal Comune.
Come abbiamo già scritto è stata pubblicata il 4 maggio una Deliberazione della Giunta con la quale veniva approvato: “il progetto definitivo-esecutivo dei lavori di manutenzione straordinaria e messa a norma dell’impianto elettrico degli uffici di Via Piave 2, per una spesa complessiva di euro 104.849,80”. Se un impianto viene “messo a norma” vuol dire, se l’italiano ha ancora una sua validità, che attualmente non lo è per cui i lavoratori e gli utenti di quegli spazi ora frequentano un ambiente che dovrebbe essere dichiarato “non agibile” almeno fino al collaudo dei lavori di adeguamento e messa in sicurezza.
Ricordando di aver più volte segnalato all’esecutivo la necessità di prendere in mano la situazione abbiamo rispolverato una lettera, protocollata il 25 giugno 2015 al n°14457, firmata da tre consiglieri comunali di minoranza e di maggioranza (oltre al sottoscritto i consiglieri Tognoli e Bertolino) anche componenti della Commissione Assetto del Territorio.
In questa lettera si segnalava l’esito insoddisfacente di una Commissione svoltasi l’11 giugno 2015 nella quale non pervenne tutta la documentazione richiesta perché alcuni soggetti invitati a farlo non si fecero parte diligente. All’epoca ci fu consegnato solo il materiale riguardante le scuole dal quale emersero diverse criticità solo in parte poi giustificate dal Coordinatore del Servizio gestione tecnica del patrimonio immobiliare. Senza scendere qui in ulteriori dettagli ricordiamo solamente che, all’epoca, alle richieste di intervento manutentivo (vetri di sicurezza, maniglioni antipanico, protezione spigoli vivi, ecc.) fatte da parte delle direzioni didattiche il Comune aveva dato risposta a meno del 10% delle stesse.
In quella missiva si esprimeva: “la profonda preoccupazione per una situazione che non può venire sottaciuta o sottovalutata, ma affrontata senza indugio”. Veniva anche ribadita la questione della eventuale presenza di amianto negli edifici pubblici della quale, dopo un primo momento di confronto con il responsabile esterno incaricato, non abbiamo saputo più nulla.
In conclusione si chiedeva di “assumere immediatamente le iniziative necessarie a dare risposte certe ai cittadini” ribadendo “la necessità di non tergiversare e di far redigere, quanto prima, un censimento complessivo degli edifici di proprietà pubblica per poter dare vita, quantificandone le risorse economiche necessarie, a un piano pluriennale di interventi manutentivi finalizzato prioritariamente alla messa in sicurezza degli edifici comunali” e chiedendo che “venissero impegnate ingenti risorse già nel bilancio di previsione 2015” al tempo non ancora approvato.
Sono passati quasi due anni, ma le nostre preoccupazioni sono rimaste tali sia sul fronte dell’impegno ad affrontare la questione delle condizioni di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro sia nell’allocazione a bilancio delle risorse necessarie.
Si è continuato a operare in regime di emergenza ed in maniera non definitiva senza adottare un modello minimo di organizzazione, gestione e programmazione così come previsto peraltro dalla legislazione vigente. La nostra impressione è che ci siano diverse criticità delle quali non siamo a conoscenza e quanto prima bisognerà affrontare nuovamente il tema cercando di capire anche i livelli di responsabilità. Poco o nulla sappiamo ad esempio sull’assolvimento di quanto richiesto dal D. Lgs 81/2008 riguardo l’individuazione della figura del Datore di Lavoro e del/degli RSPP come sul rispetto degli adempimenti obbligatori da parte di questi soggetti in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Come dicevamo anche nel precedente editoriale non crediamo che l’edificio di via Piave 2 sia l’unico non a norma e se così fosse sarebbe il caso che l’attuale amministrazione rispettasse, come più volte richiesto, gli obblighi di legge e si facesse carico dei relativi oneri per lasciare alla prossima amministrazione una situazione non disastrosa come quella che giorno dopo giorno si sta palesando.
Notizia dell’ultima settimana per esempio è quella dell’emergenza Terzo Ponte con una spesa prevista a spanne di mezzo milione di euro, ovviamente non prevista nel bilancio, arrivata tra capo e collo per non essersi mai fatti parte diligente nel monitoraggio e nella manutenzione del patrimonio pubblico cittadino. Lo stesso si può dire per l’Asilo nido Olivetti che, a forza di mancati interventi, ora chiuderà e, forse, verrà ristrutturato, a patto di trovare i 5 milioni di euro necessari contando che nel Piano triennale investimenti ce ne sono solo 1,7 provenienti dall’accensione di un mutuo.
Questi sono solo alcuni dei casi dei quali siamo venuti a conoscenza, ma quanti ce ne potrebbero essere lì pronti a esplodere?
In che situazione siamo nel complesso della piscina?
E nella biblioteca è tutto posto compreso l’impianto antincendio?
E negli uffici comunali che hanno sede nel Palazzo municipale e presso l’Ufficio tecnico, dove era stato trovato l’amianto, è tutto risolto?
E gli impianti elettrici sono a norma?
Teniamo conto che parliamo di questioni poste da parecchio tempo e di luoghi nei quali, oltre ai lavoratori che li frequentano quotidianamente, transitano centinaia di cittadini. Ad un anno dalle prossime elezioni comunali è venuta l’ora che l’attuale esecutivo, invece di promettere fantasmagorici investimenti pre-elettorali, si faccia seriamente e responsabilmente carico della situazione perchè non può pensare di continuare a far finta di non vedere lasciando un tale fardello alla prossima amministrazione.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 16 maggio 2017

 

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