Per un progetto politico veramente alternativo

Per un progetto politico veramente alternativo

Viviamo Ivrea è un insieme di cittadini che cinque anni fa hanno deciso di riunirsi in un’associazione investendo parte del proprio tempo e della proprie competenze con l’obiettivo di rendere più bella, accogliente e vivibile la propria città. Si sono messi in gioco per passare dalla lamentela e dalla critica, anche se a volte doverose, all’elaborazione di una proposta di amministrazione della città alternativa e proiettata a quel futuro che oggi viene negato ai nostri giovani. Abbiamo vissuto per troppi anni senza una visione, senza una progettualità minima in grado di dare speranza ad un tessuto sociale martoriato da una perdurante crisi causata da deleterie forme di economia esclusivamente basate sulla concorrenza sfrenata, sulla competizione, sulla ricerca ossessiva, a tutti i costi, anche sociali, del profitto fine a sé stesso.
Il nostro progetto di città nuova prevede di far tornare Ivrea ad essere un esempio e un punto di riferimento positivo e d’avanguardia per il territorio e nel mondo grazie alla sua storia millenaria, alla sua bellezza e all’ineguagliabile epopea olivettiana.
Le parole di Adriano ritornano spesso nei nostri pensieri e nelle nostre azioni compresa la sua convinzione riguardo la necessità del superamento dei partiti tradizionali nei quali, già allora, lui vedeva una degenerazione valoriale che tradiva di fatto la spinta ideale che li aveva visti nascere.
Oggi viviamo una sorta di emergenza democratica nella quale la politica pare non avere più la capacità di ascoltare e di elaborare risposte adeguate ai tempi e i partiti non assolvono più alla loro funzione di rappresentanza nei confronti del popolo e di formazione di nuova classe dirigente.
Serve un cambiamento radicale e noi siamo fermamente convinti che questo possa e debba iniziare da un livello locale dove la distanza tra cittadino e amministratore non è ancora siderale, ma non c’è tempo da perdere. Troppo se n’è già perso a partire dagli ultimi dieci anni, con un’amministrazione cittadina ingessata e troppo condizionata dai litigi interni al partito di maggioranza, durante i quali non si è visto alcun intervento strutturale, sistemico, ri-organizzativo e la giunta si è limitata a tamponare le falle che inevitabilmente si sono aperte a causa dell’inesistenza di una linea programmatica degna di tale nome. E quando le falle si sono rivelate troppo grandi si è girata la testa dall’altra parte lasciando in eredità alla prossima amministrazione una serie di macigni che non consentiranno certo voli pindarici. Basti ricordare Palazzo Giusiana, la Biblioteca (ancora sprovvista del Certificato Prevenzione Incendi), la Piscina, gli impianti sportivi, il Castello, l’Asilo Nido, La Serra, tutti interventi diventati ormai urgenti per i quali si è fatto poco o nulla e per i quali non si sono cercate né trovate fonti di finanziamento.
Siamo in emergenza e servirebbe una convinta operazione di riconnessione dei legami tra società civile e politica facendo sì che entrambe possano perseguire, operando insieme, il bene comune inteso come interesse generale superiore che sarà quindi utile sia al pubblico che al privato.
Alla luce di quanto sopra dobbiamo tutti quanti fare una riflessione su quali siano gli obbiettivi che una forza politica moderna, anche locale, si deve porre per invertire questa tendenza al ribasso. L’errore più grande che si potrebbe commettere, purtroppo anche a livello globale, è far finta di non vedere e far finta di non sapere che oggi siamo sull’orlo di un baratro e non sappiamo quanto tempo ci rimane prima che qualcuno ci dia la spinta definitiva verso l’abisso.
Non è più tempo di parole, convegni, buoni propositi, enunciazioni di principio e men che meno ideologie di stampo novecentesco. E’ arrivato il tempo di agire in nome di un interesse collettivo troppo spesso sacrificato all’egoismo e all’individualismo. E’ arrivato il tempo di mettere da parte anacronistiche divisioni tra l’essere di sinistra o di destra, categorie ormai sfumate, indefinite e spesso sovrapposte, perché oggi il problema è la sopravvivenza stessa di quella democrazia costata sangue, fatica e passione civica e civile suggellata dalla nostra Costituzione repubblicana.
Quella Costituzione che chiediamo a gran voce di attuare e di rispettare perché lì c’è tutto l’afflato civico ideale che ci serve per ripartire scrollandoci di dosso le derive mortifere di un liberismo e di un consumismo che ci ha messi tutti gli uni contro gli altri allargando a dismisura la forbice tra sempre meno ricchi e masse sempre maggiori di poveri.
Si fa spesso riferimento simbolicamente ai tre pilastri della Rivoluzione Francese: “libertè, egalitè, fraternité”, ma la nostra Costituzione contiene altrettanti valori fondamentali eppure non riusciamo ad andarne fieri prendendola come esempio supremo per il nostro impegno politico e civile. E la Costituzione non è né di destra né di sinistra, ma degli italiani e i problemi reali e concreti della nostra città, dei quali abbiamo parlato in precedenza, non sono, altrettanto, né di destra né di sinistra ma di tutti gli eporediesi.
I padri costituenti, provenienti da tutte le forze politiche del tempo, trovarono la capacità e il coraggio di confrontarsi mettendo da parte le ideologie e le imposizioni dei partiti concentrandosi su un obiettivo comune e vinsero la sfida.
Ciò che noi proponiamo oggi, ovviamente con le debite proporzioni, con la giusta dose di umiltà e con la consapevolezza del divario temporale, è un percorso analogo nel quale donne e uomini, che hanno deciso di spendersi per la propria città e uniti da un comune senso del pudore politico, costruiscono insieme un progetto politico dal basso, concreto e alternativo, da proporre ai cittadini alle elezioni della prossima primavera.
Un’aggregazione trasversale e ramificata senza riferimenti ideologici o post-ideologici che trova il proprio collante nella condivisione sostanziale dei contenuti e dei temi di un progetto politico concretamente alternativo allo status quo che trova il proprio perimetro operativo nella Costituzione del ’48.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 21 novembre 2017

 

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