Perchè non qui e ora?

Perchè non qui e ora?

Capita ogni tanto che qualcuno, soprattutto se non segue da vicino le vicende dell’Amministrazione eporediese, ci chieda quale sia il nostro punto di vista sulla politica locale manifestando, in alcuni casi, la propria presunta inadeguatezza ad occuparsi di temi inerenti la “cosa pubblica”.
Dal nostro modo di concepire e vivere la politica non c’è nulla di più sbagliato di questa falsa credenza che fa molto comodo, se ci pensiamo bene, alla mediocre classe politica che sta portando l’Italia verso il baratro. E’ infatti utile ogni tanto ricordare che, nonostante l’immobilismo soprattutto dal punto di vista degli investimenti pubblici e del welfare, il debito pubblico ha raggiunto l’iperbolica cifra di 2.300 miliardi di euro che vuol dire, tanto per essere chiari, che contando una popolazione complessiva di 60 milioni di abitanti ognuno di noi, dal neonato al centenario, ha un debito pari a circa 35.000 euro.
Quanto sopra vale sia per il livello nazionale che per quello degli enti locali come le Regioni, le Province (dove esistono ancora), i Comuni e stendiamo un velo pietoso sulla Città Metropolitana di Torino, che ha sostituito l’omonima Provincia. E’ un ente di secondo livello (i rappresentanti non vengono votati dai cittadini, ma dagli amministratori pubblici alla faccia dell’art.1 della Costituzione che parla di sovranità del popolo) assolutamente Torino-centrico e che non ha nessuna logica dal punto di vista della rappresentanza democratica e della connessione con i territori.
In questo caso la politica è riuscita a dare veramente il peggio di sé dimostrando la superficialità, l’approssimazione e l’arroganza con le quali in taluni casi ha affrontato e affronta quelle riforme delle quali ci sarebbe un gran bisogno in un Paese moderno capace di guardare al di là del proprio ombelico.
Ma torniamo alla domanda iniziale sulla politica locale. La nostra visione di politica locale è diametralmente opposta a quella che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni e che, sbagliando, si crede sia l’unica forma possibile di rappresentanza democratica.
Il nodo fondamentale che contraddistingue le due visioni è che: quella attuale, gestita dai partiti, è accentratrice, ideologica, opaca e calata dall’alto mentre la politica “partecipativa e deliberativa” alla quale ci ispiriamo è aperta, trasparente, non vincolata da imposizioni delle segreterie di partito, capace di mettersi in discussione e soprattutto nasce dal basso, dai cittadini.
Ecco l’importanza della partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico; una partecipazione propositiva capace di andare oltre la mera critica che chiunque, e lo diciamo senza timore di smentita, può mettere in atto.
Va evidenziato a questo proposito di come “l’attività costante della partecipazione garantisce, stimola e controlla la qualità della rappresentanza” (P. Ginsborg)
Non servono lauree, master o scuole di specializzazione, ognuno di noi ha, su determinati argomenti, delle idee, tutte valide, che, se messe a fattor comune, potrebbero farci fare grandi cose e un notevole salto di qualità nelle modalità di intendere e attuare la politica, che, ricordiamolo, è necessaria per regolare, organizzare, rendere equa e giusta la società.
Certo guardando cosa succede nel mondo e anche intorno a noi può sembrare un’impresa ardua superare la concezione statica di una politica verticistica, sedimentatasi nel pensiero comune e alla quale ci siamo troppo passivamente abituati, ma non bisogna rassegnarsi perché arriva sempre un momento in cui in un determinato luogo qualcosa di nuovo e di positivo accade e noi diciamo: “perché non qui e ora?”
E’ in quest’ottica che il gruppo di Viviamo Ivrea sta lavorando da cinque anni, ed anche ora in vista della prossima tornata elettorale, puntando sui contenuti e sulle reali necessità della città e dei cittadini.
E’ tempo di ascolto, discussioni, dibattiti, confronto di diversi punti di vista, ma il tutto in un’ottica di rispetto reciproco sia che si tratti di un dialogo con forze organizzate che con singoli cittadini. Va chiarito che Viviamo Ivrea non ha recinti ideologici, ma si pone come un punto di riferimento dal quale partire per generare un’alternativa concreta all’attuale Amministrazione. Uno spazio di discussione e dibattito che non vuole sottrarre a nessuno dei suoi interlocutori identità, valori, storie, provenienze, esperienze quanto, piuttosto, farne tesoro in una visione comunitaria e obiettiva dei problemi della città ricercando insieme delle soluzioni adeguate ai tempi. Modalità che hanno già trovato il favore di alcuni compagni di viaggio con i quali stiamo lavorando su una proposta programmatica comune e condivisa e siamo fiduciosi sul fatto che altri si aggiungeranno a breve. La necessità di un cambio di paradigma della politica, anche di quella locale, è sempre più sentita e la democrazia partecipativa e deliberativa può rispondere a questo bisogno perché ampliando l’accesso al potere decisionale può innescare un processo virtuoso nella formazione e nella crescita di cittadini attivi sospinti da una forte volontà di fare del bene per la propria città fondata su una radicata etica di servizio pubblico.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 16 gennaio 2018

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