Politica quotidiana

Politica quotidiana

Da mesi e da anni, oltre a seguire con impegno l’attività istituzionale, e quindi: consigli comunali, commissioni consiliari, conferenze dei capigruppo e tutto quanto fa parte dell’attività amministrativa tipica della Pubblica Amministrazione, stiamo elaborando un Progetto politico che presenteremo alla città in occasione della tornata elettorale della prossima primavera.
Si tratta di una sorta di libro bianco al quale chiunque può apportare il proprio contributo, come già sta accadendo, senza il timore di essere banale o di non essere “esperto di politica”. Per noi la politica è ciò che facciamo in ogni momento della giornata o per meglio dire come viviamo la nostra quotidianità. Diffidiamo profondamente di chi si spaccia come un “esperto di politica” quasi servisse un’apposita patente per potersi definire tale, per poter esprimere idee che possono migliorare la qualità della vita in città e valorizzare il bene comune. La politica per noi è molto più semplice.
E’ infatti per noi, ad esempio, un gesto politico differenziare con attenzione i rifiuti ogni qualvolta consumiamo un pasto o acquistiamo un qualsiasi prodotto separandone per bene gli imballaggi.
E’ un gesto politico accompagnare i figli a scuola o andare al lavoro a piedi o in bicicletta soprattutto in questo periodo storico durante il quale l’inquinamento atmosferico continua a superare limiti che si pensavano insuperabili.
E‘ un gesto politico acquistare il più possibile prodotti della filiera corta nei negozi di prossimità, meglio ancora se biologici, fare la spesa con borse riutilizzabili, acquistare prodotti sfusi riutilizzando i contenitori ed evitando tutto ciò che è usa e getta.
E’ un gesto politico seguire tutto ciò che riguarda l’interesse collettivo della città: dai Consigli comunali all’attività delle svariate associazioni che arricchiscono culturalmente e socialmente la città richiedendo in ogni contesto pubblico il massimo rispetto della legalità, della trasparenza, della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
E’ un gesto politico segnalare un lampione pubblico spento, il tombino intasato o la buca nella strada o nel marciapiede, il degrado dell’arredo e del verde urbano, la scarsa manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico.
Ogni nostro gesto può assumere una diversa valenza se messo insieme a quelli di tante altre persone di buona volontà finendo per determinare il livello di civiltà, di vivibilità, di pulizia, di bellezza, di sicurezza, di benessere, di allegria, di equità, di solidarietà, di serenità della comunità nella quale viviamo.
A questo punto della riflessione qualcuno, e noi siamo convinti siano molti, potrebbe obiettare che già si comporta in questo modo, ma la politica non lo aiuta ad esprimere al meglio tutte le potenzialità di un tale comportamento civico e virtuoso. Ha ragione, e questo ci aiuta a far capire meglio cosa noi intendiamo per “fare politica”. La politica, soprattutto da un punto di vista dell’amministrazione locale, dovrebbe essere nient’altro che lo strumento, aperto e partecipato dai cittadini, per far sì che i “gesti politici” delle donne e degli uomini di buona volontà vengano valorizzati elevandosi a sistema di gestione del bene comune. Si potrebbe sintetizzare tutto questo con il portare il buon senso e una visione comunitaria della cosa pubblica ai piani alti delle stanze di governo e per fare questo nulla rilevano le beghe di partito, la destra e la sinistra, gestioni verticistiche e chiuse del potere.
Dobbiamo diffidare delle alchimie e del linguaggio spesso astruso della politica “ufficiale” perché la politica “vera” non è nient’altro che un modo per organizzare, regolamentare, gestire, nel solo interesse collettivo, la nostra vita e quella della comunità della quale facciamo parte.
Ogni cosa che accade ci lancia dei segnali, dei messaggi che, se colti con responsabilità e lungimiranza, ci potrebbero portare lontano sulla strada della civiltà, del ben-essere e del ben-vivere.
Per chiudere con un esempio concreto è stato un “gesto politico” di grande levatura la presentazione, nel tardo pomeriggio di sabato scorso, presso la sala S.Marta, del progetto: “Violetta, la forza delle donne” sul tema, purtroppo di grande attualità, della violenza di genere. Si tratta di un progetto triennale che: “intende sia promuovere iniziative a sostegno di una cultura della prevenzione rivolta alle nuove generazioni, sia dare un aiuto concreto a tutte quelle donne che hanno trovato la forza di denunciare e che proprio per questo necessitano di un sostegno psicologico continuativo”.
Oltre il messaggio forte e assolutamente condivisibile lanciato dalle organizzatrici, al quale va tutto il nostro appoggio, questa iniziativa ha avuto la capacità di mettere in evidenza emergenze e sensibilità del territorio che, se opportunamente valorizzate, potrebbero diventare il trampolino di lancio, insieme a molte altre, di un “rinascimento eporediese” capace di tirarci fuori dalle secche della stagnazione e dell’immobilismo politico degli ultimi lustri.
Questo progetto nasce dalla collaborazione dell’ASL TO4, dell’Ordine delle Mugnaie, della Fondazione del Carnevale, del Corso di Laurea in Scienze Infiermeristiche il tutto con la preziosa collaborazione di una psicologa psicoterapeuta, Barbara Bessolo, il che dimostra che enti pubblici e mondo privato possono parlarsi, eccome. La serata è stata allietata da alcuni brani magistralmente eseguiti, come sempre, alla chitarra classica da Maurizio Verna che sa sempre emozionare chi ha la fortuna di poterlo ascoltare. La presentazione si è aperta con la proiezione del video di “Regina”, una canzone di un gruppo di giovanissimi eporediesi: i The Jab, di assoluto valore artistico, livello tecnico, impatto emotivo e sensibilità giovanile che fanno ben sperare. Una bella serata con tanta energia positiva della quale dobbiamo rimarcare come unica nota negativa, non certo dovuta alle organizzatrici, il fatto che molte persone non hanno potuto accedere alla sala a causa del numero limitato di posti e questo è un altro aspetto che mette in evidenza di come ogni evento quotidiano possa assumere una valenza politica. A Ivrea, lo diciamo da anni, rimanendo inascoltati, non ci sono spazi chiusi adatti a eventi e/o manifestazioni con una capienza superiore alle 100 persone e questo è un grande limite soprattutto per i giovani che non hanno spazi pubblici nei quali esibirsi. A dire il vero ci sarebbe l’auditorium de La Serra, ma è abbandonato al suo destino nell’indifferenza dell’Amministrazione Comunale.
Quello citato è solo il più recente di uno dei tanti esempi di iniziative trasversali e dal basso dalle quali partire per implementare il progetto condiviso per la città di cui abbiamo parlato in apertura. I tempi potrebbero essere maturi per una cesura con il passato e per un salto di qualità nella vita politica e pubblica eporediese. Ci proviamo insieme?

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 21 novembre 2017

 

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