Politica senza vergogna

Politica senza vergogna

La settimana scorsa scrivevamo, in questo spazio, della mancanza di visione politica dell'attuale governo cittadino pedestremente supportato dalla maggioranza che lo appoggia. Lunedi scorso c'è stato un Consiglio Comunale durante il quale abbiamo assistito ad un ulteriore abbassamento del livello del dibattito sui temi di pubblica utilità e avremmo voluto parlare di questo, ma il Sindaco e il suo Vice sono riusciti a metterci nel piatto l'ennesimo boccone amaro che ci ha spinti a cambiare tema.
Mercoledi 14 ottobre si è svolta l'assemblea dei soci CIC, pianificata da tempo, che avrebbe dovuto sancire il passaggio di proprietà della partecipata del Comune di Ivrea alla società privata CSP che, in cambio della conferma triennale delle attuali commesse, si sarebbe accollata il debito accumulato mantenendo l'attuale livello occupazionale.
Chi ha seguito questa vicenda di mala-gestione politica, che ruota tutta intorno al PD e alle sue lotte di potere intestine, ricorderà che tale soluzione avrebbe evitato la messa in liquidazione dell'azienda. Rischio che ora si ripresenta perchè nel frattempo continua a giacere presso il Tribunale di Ivrea una procedura di liquidazione con richiesta di concordato preventivo che scadrà il prossimo 2 novembre.
A staccare la spina è stato, questa volta, il CSI Piemonte (già socio e debitore nei confronti di CIC) che da tempo non naviga in buone acque ed è sempre stata una delle spine nel fianco del CIC girando a quest'ultimo commesse sottopagate per poi ricaricare decisamente i costi ai suoi clienti pubblici tra i quali la Città Metropolitana e la Città di Torino. Va ricordato che il CSI aveva, insieme all'ASL, un componente nel Consiglio di Amministrazione di CIC mentre il Comune di Ivrea, seppur azionista di maggioranza, non ne aveva nessuno. Il CSI è stato anche l'attore che maggiormente, almeno in apparenza, si è dato da fare per trovare una soluzione al problema redigendo la bozza del bando pubblico finalizzato a mettere sul mercato il CIC e auto-proponendosi anche per la gestione della procedura di aggiudicazione delle quote. Rischio "profetico" evitato grazie ad un nostro emendamento alla bozza di bando per la cessione delle quote che individuava nell'ASL l'ente più adatto allo scopo.
Quindi tutto si può dire meno che CSI non fosse della partita, almeno fino a mercoledi scorso quando, con il solito blitz dell'ultimo minuto e apparentemente all'insaputa di tutti, si è presentato senza le delibere di affidamento triennale dei servizi così come richiesto dal bando da loro stessi redatto. Si tratta dell'ennesimo episodio di irresponsabilità, di presa in giro e mancanza di rispetto dei cittadini e degli amministratori che credono ancora possibile l'esistenza di un codice etico in politica.
Serve infatti ricordare che tutti i soci del CIC, tra cui il Comune di Ivrea, nei mesi scorsi si sono attivati con impegno per approvare delibere in grado di mettere in condizioni l'acquirente privato di acquistare. Di tempo quindi ce n'è stato parecchio ma non abbastanza per il CSI che ha aspettato fino alla data dell'assemblea per annunciare il suo passo indietro. Che poi: tutti gli altri soci abbiano fatto la loro parte (seppur con travagliati dibattiti interni) rispettando il cronoprogramma, ci fosse in assemblea addirittura il notaio pronto per formalizzare la cessione delle quote, l'ASL abbia lavorato per mesi e investito risorse per gestire in modo ineccepibile le procedure individuate dal bando e fuori dall'aula ci fossero 130 donne e uomini in attesa finalmente di una buona notizia, evidentemente a qualcuno non poteva "fregare di meno". Sul comportamento di CSI Piemonte pesa poi anche come un macigno il silenzio del Vice Sindaco Capirone che siede nel Consiglio di Amministrazione di quell'azienda pubblica, ma che ben si è visto dall'informare per tempo l'Amministrazione eporediese. Ora sarà chiaro a tutti che il conflitto di interessi che abbiamo più volte evocato non era polemico né strumentale, ma finalizzato a mettere in guardia da possibili situazioni imbarazzanti di questo tipo che puntualmente si sono avverate e sintetizzabili nel motto: "chi controlla il controllore?"
E la nostra Amministrazione come si è comportata? Come sempre, nel silenzio più totale. Come Consiglieri Comunali di minoranza abbiamo espresso, tramite un comunicato stampa, il nostro disappunto per l'ennesimo strappo tra esecutivo e un Consiglio Comunale che viene tenuto costantemente in disparte da vicende che andrebbero affrontate insieme, al di là del colore politico.
Cosa ci insegna questa nuova triste vicenda? Ci insegna che, come andiamo dicendo da tempo, Ivrea conta sempre meno nello scacchiere regionale limitandosi ad assolvere ad un ruolo di subalternità nei confronti dei giochi di potere torinesi. La dimostrazione lampante di ciò, per quanto riguarda la questione CIC, è che l'azienda, nata localmente sotto i migliori auspici e con le migliori intenzioni fino a diventare un'eccellenza nel campo dell'ICT regionale, ha smesso di funzionare in maniera efficiente quando è arrivata la longa mano della politica torinese che mentre da una parte gonfiava, fino quasi a triplicarlo, il numero di dipendenti, dall'altra ha cominciato un'azione di svuotamento di competenze, di depauperamento del know how e di sprechi gestionali che hanno portato al disastro attuale.
Chiudiamo con un ultimo spunto di amara riflessione. Qualcuno ricorderà che quale mese fa accadde già un pasticcio analogo quando l'ASL TO3 decise, dopo mesi di trattative e discussioni, sempre all'ultimo minuto e cioè ad assemblea iniziata, di revocare i propri affidamenti al CIC e l'accordo per la ricapitalizzazione e il salvataggio dell'azienda saltò all'ultimo minuto. Chissà a chi saranno stati affidati quei servizi sottratti al CIC, dopo essere stati promessi e che aprirono, di fatto, l'abisso del fallimento? Mica saranno finiti dalla parti del CSI? Ma no, dai, è impossibile...

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 19 ottobre 2015

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