Polo culturale: processo condiviso o decisione già presa?

Polo culturale: processo condiviso o decisione già presa?

Il 7 e l’8 di giugno si è svolto, presso l’auditorium del liceo Botta, alla presenza di pochi intimi, un “workshop scientifico” sul tema del Polo culturale di Piazza Ottinetti che, detto in parole povere, avrebbe dovuto essere una discussione sul futuro di quella Biblioteca civica, eccellenza territoriale, che da tempo versa in condizioni critiche sia di spazio che dal punto di vista manutentivo.
Dal nostro punto di vista un incontro di questo tipo avrebbe dovuto avere una valenza soprattutto formativa e informativa per gli addetti del settore e per gli amministratori pubblici peccato che per quanto riguarda quest’ultima categoria non fossero presenti che due assessori su cinque e quattro consiglieri (due di maggioranza e due di minoranza) su sedici.
Ringraziamo l’assessore Benedino per questo suo tentativo di riaprire quantomeno un dibattito su un tema che dura da molto, troppo tempo grazie all’inerzia delle amministrazioni che si sono avvicendate negli ultimi lustri. Purtroppo non ci sentiamo di estendere il ringraziamento su quanto da lui prospettato a conclusione dell’incontro pubblico che è ciò che va dicendo fin dal giorno dopo il suo insediamento e cioè che è intenzione di questa giunta lasciare nelle mani della prossima amministrazione uno studio di fattibilità, l’ennesimo, ben dettagliato dal punto di vista tecnico-economico rimarcando inoltre che il luogo e il contenitore sono già decisi e consistono nell’edificio dell’ex Cena. Ricordiamo che di studi di fattibilità ne esistono già due: uno del 2004 che prevedeva la demolizione dell’ex edificio scolastico, per un costo presunto di 5 milioni di euro, ed uno del 2011 che ne prevedeva il recupero, ma senza analizzare in maniera esauriente la questione strutturale, per un costo di 6,5 milioni.
Questo terzo incontro pubblico, che è seguito ai due già svoltisi ad aprile, ha messo in luce, come da noi ampiamente evidenziato nell’editoriale pubblicato su questo giornale già nell’aprile scorso (www.viviamoivrea.it), alcuni elementi che sostanziano ulteriormente la nostra critica sull’assenza di politiche culturali pubbliche da parte dell’attuale amministrazione.
Uno di questi elementi è inerente al fatto che si sia voluta dare una parvenza di “partecipazione e di condivisione” a una decisione già presa, all’interno della maggioranza di governo, nel tentativo di dare gambe allo studio di fattibilità del 2011 commissionato dalla stessa amministrazione. Di partecipativo infatti in questi incontri non c’è stato nulla perché si è trattato di una mera presentazione mono-direzionale del pensiero di alcuni esperti del settore, peraltro molto interessante e di livello, sul tema del futuro delle istituzioni culturali. Dagli stessi relatori è emersa più volte la necessità di un percorso partecipato e condiviso che richiede tempi mediamente lunghi e non certo una rincorsa affannata finalizzata ad alimentare la prossima campagna elettorale.
Dagli stessi relatori è anche emerso che un progetto partecipato dovrebbe essere bi-direzionale altrimenti si tratta di un’altra cosa; interessante e formativa, ma non sufficiente.
L’altro elemento emerso chiaramente, che rafforza il nostro pensiero, è che, nell’assenza di idee e di politiche culturali pubbliche, questo esecutivo ha delegato a terzi, a volte anche privati, questa importante funzione sia dal punto di vista degli eventi culturali sia dal punto di vista della progettualità e della visione politica d’insieme.
Coordinatore e mattatore della serie di incontri pubblici è stato infatti il presidente della Fondazione Guelpa, non certo eletto in rappresentanza del popolo eporediese, che è quello stesso presidente del quale l’intero Consiglio Comunale aveva chiesto formalmente al Sindaco, che l’aveva nominato, un avvicendamento per l’incompatibilità di vedute e di comportamento all’interno delle istituzioni cittadine. I cittadini eporediesi ricorderanno che il Sindaco piuttosto che ascoltare il proprio Consiglio Comunale dette vita in quell’occasione alla stucchevole messinscena delle dimissioni poi prontamente rientrate qualche settimana dopo. Invece di revocare un soggetto inviso all’intero Consiglio Comunale ora l’esecutivo ha visto bene di consegnargli le chiavi delle politiche culturali della città; prendiamo atto.
Ritornando a quanto detto in apertura abbiamo trovato estremamente interessanti gran parte degli interventi proposti ed è proprio da quelli che si è rafforzata la nostra convinzione che la strada proposta dalla giunta non sia corretta. Vediamo perché con le parole degli stessi relatori:
Enzo Borio: “Il progetto si dovrà basare soprattutto sulle persone. Servirà un processo propedeutico di formazione tecnica. Sono importanti le peculiarità personali dei singoli che si potranno mettere in gioco”.
Eugenio Pintore: “Serve dare anima al “terzo luogo” biblioteca. Servirebbe una poetica dello spazio. Entrare in biblioteca dovrebbe essere un'esperienza appagante. Non bastano i libri, si dovrebbe ricreare un ambiente capace di creare comunità”.
Claudio Rosati: “E’ importante l’architettura, ma più importanti sono le risorse umane e i contenuti. Ivrea ha la fortuna di avere la piazza. Bisogna trovare il modo per portare la piazza all’interno del polo culturale”.
Maurizio Vivarelli: “Serve individuare un modello che dovrà uscire da un percorso condiviso. Il fine ultimo deve essere la ricerca del benessere in una sorta di welfare della conoscenza. Parole chiave dovranno essere: immaginazione, progettualità, creatività”.
Lucio Argano: “Servono nuove forme di responsabilità sociale e politica nella produzione culturale. Il lavoro progettuale è fondamentale e non si può improvvisare”.
Antonella Agnoli: “Oggi non ci possiamo più permettere strutture monofunzionali. Piazza Ottinetti è una piazza che divide mentre serve una piazza che unisce, che sia plurifunzionale. Oggi si parla di biblioteche come di “terzi luoghi”. Si ricerca una sorta di spontaneità, di clima informale, di luoghi dove chi entra si sente a proprio agio. Un luogo relazionale e sociale. Spazi che abbiamo perso mentre sono fondamentali per una democrazia avanzata dove le persone discutono e si confrontano. Non ci sono modelli da copiare ogni esperienza deve essere unica. Il modello giusto è quello che viene creato con la cittadinanza”.
Luca Dal Pozzolo: “Le istituzioni alle quali siamo abituati devono trovare la capacità di cambiare. Oltre un progetto serve attivare un processo culturale e sociale. La difficoltà maggiore è quella di riuscire a far parlare le varie istituzioni in modo cooperativo e non conflittuale. Fondamentale è il tempo, si tratta di processi lunghi”.
Roberto Cavallo Perin: “Un polo deve saper guardare all’esterno. Fondamentale è capire dove si vuole andare ricercando un’identità oggi indefinita. Cos’è oggi il museo? Un accidente calato sulla città che potrebbe anche venire marginalizzato”.
Tutti gli interventi rimandano ad una riflessione collettiva, ad un processo culturale condiviso, magari attivando dei focus group, finalizzato a “conoscere la comunità di riferimento, creare relazioni, analizzare i pubblici, evidenziare i contenuti identitari prima di delineare un progetto e pensare ai contenitori” come ha detto l’eporediese Enrica Pagella nell’incontro del 26 aprile.
Cercando di trarre una conclusione e volendo, come sempre, essere propositivi, alla luce di quanto ascoltato negli incontri, proponiamo all’assessore Benedino di prendere lui in mano, facendo tornare il dibattito politico nel suo alveo naturale, le fila del discorso utilizzando quanto fatto finora come un punto di partenza e non certo come un punto di arrivo perché fino a qui di discussione e di dibattito non s’è vista l’ombra. Gli chiediamo, nell’interesse della città, di attivare un processo capace di andare al di là della scadenza elettorale e al di là dei colori politici consegnando in mano a chi verrà non tanto l’ennesimo costoso studio di fattibilità calato dall’alto quanto un’esperienza innovativa di ascolto, condivisione, discussione, elaborazione collettiva. In quest’ottica di lavoro noi ci saremo.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 13 giugno 2017

 

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