Prevenzione, questa sconosciuta

Prevenzione, questa sconosciuta

Non abbiamo ancora tirato un sospiro di sollievo grazie alle recenti piogge, dopo mesi di siccità, che già apprendiamo dalla televisione dei rischi di alluvioni e smottamenti. Siamo passati dal fuoco che ha devastato, come da tempo non accadeva, migliaia di ettari solo in Piemonte, all’acqua, perché ormai ogni volta che si prevedono due gocce in più del solito tutto il sistema va in fibrillazione e si alzano immediatamente i livelli di allerta giusto per scaricare un po’ di responsabilità. Purtroppo troppo allarme spesso corrisponde a nessun allarme perché non si sa mai quale sia quello reale così che quando capita un evento catastrofico novanta su cento siamo impreparati ad affrontarlo. Nel caso degli incendi in Piemonte non c’erano nemmeno disponibili i Canadair necessari tanto che ce ne hanno dovuti gentilmente prestare due gli amici croati perché chi ci governa invece di investire in sicurezza e salvaguardia del territorio e delle popolazioni acquista aerei da guerra come i costosissimi F35 (140 mln di euro l’uno).
Dietro questo quadro disarmante emerge con chiarezza la mancanza di politiche pubbliche di salvaguardia dell’ambiente e del territorio capaci di andare oltre le solite estemporanee promesse elettorali o post catastrofe. Basti guardare alla situazione in cui ancora oggi si trovano le popolazioni dei paesi e delle città devastate dai più recenti terremoti.
Siamo un Paese bellissimo quanto fragile perché ad elevato rischio, sia idrogeologico che sismico, che necessiterebbe di una parola magica: prevenzione. Termine che la classe politica italiana pare proprio non riesca ad acquisire nel proprio vocabolario tanto che lo risentiamo risuonare come un mantra solo dopo che qualche nuova sciagura ha falcidiato un po’ di vittime innocenti e/o il territorio è stato irreparabilmente devastato.
Passati pochi mesi dalla roboanti promesse e da qualche iniezione di fondi pubblici a pioggia quasi sempre però ci troviamo ad assistere, ormai senza più nemmeno indignarci, a ritardi nei lavori, appalti truccati, contratti non rispettati, opere mal eseguite o mal progettate, malaffare diffuso il che corrisponde al solito enorme spreco di denaro pubblico che peraltro va ad alimentare sempre di più un debito pubblico da tempo sfuggito ad ogni controllo nonostante le propagandistiche “luci in fondo al tunnel” del politicante di turno.
Quando parliamo di politiche pubbliche inesistenti o inefficaci ci riferiamo all’intero sistema Paese e quindi a tutti i livelli istituzionali: dal governo centrale al più piccolo paese di vallata perché solo una visione di insieme fondata sul principio di sussidiarietà può farci superare l’attuale fase storica nella quale la politica, non senza qualche ragione, viene associata al malaffare anche se non bisognerebbe mai generalizzare facendo di tutte le erbe un fascio.
Con sistema Paese intendiamo un’organizzazione dello Stato nella quale ognuno, dal proprio livello, apporta il proprio specifico contributo in un più ampio quadro legislativo e di indirizzo generale.
Quanto sopra ci fa tornare con il pensiero all’ultimo Consiglio Comunale eporediese nel quale abbiamo presentato un’interpellanza, depositata il 18 ottobre, dal titolo: “Inquinamento e salute dei cittadini”. Con tale atto chiedevamo al Sindaco e alla Giunta di riferire sulla situazione quali-quantitativa dell’aria cittadina e, essendo una situazione critica già allora, se non fosse il caso di informare la popolazione dei potenziali rischi per la salute. Evidenziavamo inoltre il fatto che la centralina di rilevamento ad Ivrea è posizionata a S.Grato in Viale Liberazione in un’area presumibilmente meno inquinata di altre zone più centrali con maggior carico antropico e volumi di traffico spesso pure congestionato. Ricordando poi il “Protocollo operativo per l’attuazione delle misure urgenti antismog” elaborato da Arpa e Regione Piemonte, al quale parrebbe la Città di Ivrea abbia aderito, abbiamo chiesto quali provvedimenti erano stati presi o si era in procinto di prendere. Andando poi oltre l’emergenza abbiamo ancora chiesto quali provvedimenti più strutturali fossero stati assunti dalla giunta negli anni passati in tema di prevenzione e abbattimento dell’inquinamento atmosferico.
La riposta data dal Sindaco è stata disarmante su tutti i fronti e imperniata sul fatto che alla data del Consiglio Comunale non era ancora stato superato il limite dei 35 giorni/anno di PM10 fissato a 50 μg/mc al giorno. E’ vero che non era ancora stata superata, ma era prossima al superamento ed era anche prevedibile, in base alle previsioni metereologiche, che lo avrebbe fatto nei giorni successivi come infatti è accaduto.
Il Sindaco ha poi detto che la centralina di riferimento per gli sforamenti ai sensi del “Protocollo” succitato non è quella di Ivrea, ma quella di Leinì città, secondo lui, più inquinata di Ivrea. Riguardo eventuali provvedimenti emergenziali o di semplice comunicazione alla cittadinanza non s’è fatto cenno, ma peggio ancora si è chiaramente capito che non è stata messa in atto negli anni nessuna attività di prevenzione o finalizzata ad attenuare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico che è ormai un tema d’attualità da parecchio tempo, non certamente straordinario, e con il quale ci dovremo confrontare prima che sia troppo tardi.
Non si può nemmeno continuare a lanciare la palla in mano a qualcun altro come fa il nostro esecutivo: dal territorio circostante all’ARPA alla Regione tanto per citarne alcuni. Sarebbe ora che la Città di Ivrea ritornasse ad essere un punto di riferimento per il territorio circostante in modo da poter mettere in atto provvedimenti di area vasta mirati e sistemici dai quali trarrebbero giovamento, parlando di inquinamento, soprattutto gli eporediesi. Ragionando in questo modo si potrebbero inoltre generare collaborazioni positive reciproche e virtuose ad esempio, rimanendo all’attualità, in tema di salvaguardia dei boschi e dell’ambiente extra urbano piuttosto che di raccolta e smaltimento dei rifiuti o di realizzazione e gestione di percorsi ciclabili intercomunali.
Ciò che facciamo fatica a capire è di come gli attuali amministratori si pongano in maniera distaccata dalla vita quotidiana, come non fossero anche loro dei cittadini, e invece di concentrarsi sulla risoluzione concreta dei problemi tendano ad accantonarli nella illusoria speranza che si risolveranno da soli. Gli unici problemi sui quali si concentrano fin da inizio mandato sono le lotte interne al loro partito e le prossime candidature, ma la vita reale è un’altra cosa e ben più importante di biechi giochi di potere.
Il dramma dell’inquinamento atmosferico ce l’abbiamo tutti sotto gli occhi e non possiamo più eluderlo e non affrontarlo. Bastava alzare gli occhi al cielo ad ottobre, quando ancora gli impianti di riscaldamento non erano accesi, per vedere sopra la nostra testa una foschia grigio-giallognola o respirare a pieni polmoni l’aria plumbea ai semafori di Piazza Balla nelle ore di punta. Se poi qualcuno ha deciso che la centralina di Ivrea è di secondaria importanza ritenendo opportuno utilizzare i dati di Leinì non è certo una constatazione che ci rassicura riguardo i rischi della nostra salute…

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 7 novembre 2017

 

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