progetto per Ivrea

Progettare la città nuova

Progettare la città nuova

Abbiamo appreso dai giornali, piuttosto che in ambito istituzionale, come troppo spesso accade, dello spostamento in avanti, molto avanti, dei lavori di messa in sicurezza del viadotto XXV aprile, più conosciuto come Terzo Ponte. Lavori di consolidamento che la Giunta eporediese ha preso in considerazione solamente dopo le molteplici segnalazioni di cittadini riguardo lo stato di degrado della struttura evidenziato da crepe, infiltrazioni d’acqua, ferri di armatura scoperti, ecc. Chiari segnali di una scarso o assente monitoraggio e relativa manutenzione ordinaria nel corso degli anni che ora porterà la prossima Amministrazione a dover intervenire con urgenza destinando a questi lavori ingenti risorse. Si tratta dell’ennesimo problema che l’esecutivo in scadenza non è stato in grado di risolvere pur essendo sul tavolo da molto tempo. Nel caso specifico viene da chiedersi come si possa procrastinare nel tempo un intervento considerato urgente, ma tant’è.
Andando a ritroso vediamo che non si tratta che dell’ultimo caso di una serie molto più lunga di problemi che comprende, ad esempio: l’asilo nido comunale, La Serra (almeno per quanto riguarda la Sala cupola di proprietà pubblica), gli impianti sportivi, la biblioteca e via discorrendo.
In tutti questi casi ci si è agitati quando è emersa l’emergenza, ma poi, come se niente fosse accaduto, nessun intervento risolutore è stato pianificato, nè si è elaborato o portato a termine alcun progetto.
Quanto sopra mette in evidenza ciò che sosteniamo da parecchio tempo e cioè la poca intraprendenza e l’incapacità progettuale dell’Amministrazione uscente. Passi che negli ultimi dieci anni ad Ivrea non si sia realizzata nessuna opera pubblica degna di tale nome, ma il problema maggiore è che non si è nemmeno seminato, o per dirlo in altri termini: progettato, nulla.
Sindaco e Giunta si sono sempre mossi rincorrendo le emergenze che man mano venivano alla luce senza sforzarsi di provare a delineare una traccia, una strada verso la quale portare la città.
L’altra grave mancanza, secondo il nostro punto di vista, è che dove si sono effettuati degli interventi questi si sono limitati a determinati ambiti o settori specifici lavorando a comparti stagni e facendo sì che assessori, uffici e servizi diversi non comunicassero tra di loro e men che meno con il territorio.
La nostra idea di progettualità e conseguentemente di programmazione, oltre puntare fortemente sul cambio di metodo rispetto all’attuale gestione della macchina amministrativa, si basa su alcuni capisaldi per noi imprescindibili: uno sguardo ampliato al territorio circostante, qualità della vita delle persone e dell’ambiente, giustizia sociale a partire dal superamento delle disuguaglianze.
Fondamentale è però che questi punti cardine siano trasversali e sempre presenti in ogni politica pubblica che si vorrà mettere in atto per poter raggiungere quegli obiettivi che un progetto politico complessivo dovrà chiaramente individuare.
Ogni progetto che si rispetti deve però possedere una caratteristica imprescindibile, che negli ultimi lustri è completamente mancata, e cioè una visione alla quale tendere altrimenti non si parla di progetto, ma di normale amministrazione. Una visione che noi immaginiamo come un insieme di visioni più circoscritte, ma tutte complementari, interconnesse e finalizzate, nel tempo, al raggiungimento dello scopo.
Se noi immaginiamo Ivrea fra 20 anni, quella che in un precedente articolo abbiamo definito la città dell’Uomo, dovremo avere nelle mani un progetto, sul quale stiamo lavorando da tempo, che gradualmente, ma in una precisa direzione, ci sappia indicare i passi da seguire, le cose da fare e tutto sempre in funzione delle risorse disponibili.
Elemento imprescindibile sarà poi la valorizzazione dell’esistente che si parli di bellezze naturalistiche e/o paesaggistiche, di risorse materiali, immateriali e umane, di terzo settore, di associazioni sportive, di giovani e scuole, di attività produttive e commerciali e via discorrendo. Sarà necessario stringere un patto trasversale capace di andare oltre le sterili contrapposizioni maggioranza/minoranza, pubblico/privato, dipendente/amministratore e noi possiamo affermare fin da ora che questo è il nostro intendimento perchè alla fine tutti gli sforzi della politica locale dovrebbero concentrarsi sul bene comune che, in quanto tale, non ha colori, bandiere o partiti di riferimento.
Fondamentale per raggiungere questi obiettivi è non aver timore di cambiare radicalmente le abitudini che hanno portato gli attuali amministratori a rispondere alla domanda sul perché non si cambiano determinati comportamenti: “perché si è sempre fatto così”.
Se agire in continuità come è accaduto a Ivrea negli ultimi decenni ci avesse portati a vivere oggi in un paradiso terrestre potremmo anche accettare questo assunto, ma visto che così non pare essere noi crediamo sia arrivato il momento di aprire le finestre e far entrare un po’ di aria fresca, idee nuove, entusiasmo, passione civica, partecipazione, ascolto, valorizzazione delle eccellenze.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 17 aprile 2018

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