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Questione di coerenza

Questione di coerenza

Finalmente il 12 luglio si terrà il primo Consiglio Comunale della nuova Amministrazione eporediese e dalle tante, troppe parole, spesso pronunciate a sproposito si dovrà passare ai fatti e agli atti concreti. Noi siederemo tra i banchi della minoranza nonostante le proposte sopraggiunte da una parte e dall’altra prima e dopo il voto del 10 giugno.
Abbiamo fatto questa scelta, complicata e sofferta, per coerenza e per rispetto dei quasi 2000 elettori che ci hanno votato al primo turno premiando la nostra proposta civica maturata nel corso di 5 anni di duro lavoro basandosi sui bisogni effettivi della città e dei cittadini e muovendosi al di fuori dalle ideologie e dai vincoli di partito.
Purtroppo, almeno per noi e per chi crede possibile una terza via civica, gli elettori hanno premiato le forze politiche che si richiamano ai partiti nazionali e hanno portato al ballottaggio le due coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra polarizzando la scelta e depotenziando la portata civica e trasversale della nostra proposta basata esclusivamente sui contenuti.
Ciò che è accaduto dall’undici giugno in poi è stata una triste rappresentazione dell’infimo livello che la politica, locale in questo caso, ha ormai raggiunto non rendendosi conto che andando avanti di questo passo a votare non si recherà più nemmeno la metà delle persone e poi parliamo ancora di democrazia rappresentativa …
Questa esperienza ci è comunque servita a conoscere meglio il quadro generale della situazione e a far emergere le vere finalità di alcuni soggetti politici che proprio non riescono ad uscire da una visione anacronistica di un fare politica incentrato sulla propaganda, frasi fatte e ideologie non più adatte ai tempi e/o di singoli attori che si muovono per mero interesse personale.
Se analizziamo in maniera asettica, e quindi senza giudizi di merito, l’esito del voto possiamo dire che, seppur indirettamente, la nostra proposta di un cambiamento radicale dello status quo ha ottenuto il risultato sperato e questo rafforza il nostro pensiero sul fatto che l’alternanza, come abbiamo più volte ripetuto in campagna elettorale, sia sempre utile al dibattito pubblico così come accade, senza scadere di tono e senza mancare di rispetto all’avversario politico come accade invece da noi, nelle democrazie moderne più evolute.
Siamo d’accordo con chi dice che cambiare per cambiare non sia sufficiente ed è proprio per questo che abbiamo elaborato negli anni un progetto civico di cambiamento molto articolato e dettagliato che però evidentemente non è bastato. Abbiamo redatto una proposta concreta di cambiamento non basata su slogan, ma su valori di riferimento, visioni e obiettivi da raggiungere e strumenti per poterlo fare e non sappiamo se chi ha vinto le elezioni sia strutturato per fare la stessa cosa. Su questo fronte dovremo quindi vedere come la nuova Amministrazione si muoverà essendo composta per la gran parte da soggetti che appartengono, o lo sono stati in passato, a partiti i quali spesso, al di là del bene comune e dell’interesse collettivo, si muovono su canali di ricerca e mantenimento del consenso e su modalità di gestione della “cosa pubblica” basati su logiche clientelari e/o imposizioni cadute dall’alto delle segreterie o da qualcuno dei tanti “poteri forti” oggi molto influenti anche nelle politiche locali.
Alla luce delle tante fandonie, spesso di una volgarità e di una falsità imbarazzanti, chiudiamo questo primo articolo della nuova esperienza amministrativa spiegando come sono andate realmente le cose dopo il primo turno. Essendo una coalizione civica di primo acchito abbiamo pensato di non entrare nel merito della scelta di chi appoggiare al ballottaggio. Ci siamo quindi riuniti in assemblea plenaria e ci siamo chiesti quale avrebbe potuto essere la scelta migliore per assecondare il pensiero dei numerosi elettori che ci hanno votato in nome del cambiamento e abbiamo deciso, collegialmente, di proporre, se fossimo stati contattati, un “apparentamento” (istituto previsto dalla legge) alle due coalizioni arrivate al secondo turno. L’apparentamento ci avrebbe fatto portare, in caso di vittoria, tre consiglieri comunali nelle file della maggioranza ed era la condizione minima essenziale, secondo noi, per poter avere un peso specifico all’interno della costituenda maggioranza in modo da poter garantire ai nostri elettori il cambiamento promesso.
La coalizione di centro destra ha accettato la proposta mentre quella di centro sinistra no. Siccome il nostro è un gruppo basato sulla condivisione, sulla trasparenza e sul dibattito democratico ci siamo nuovamente ritrovati portando all’attenzione di tutti i 48 candidati l’esito delle consultazioni e ognuno ha espresso il proprio legittimo parere. Presiedendo la seduta ho proposto, e la proposta è stata accettata dall’assemblea, che la decisione non sarebbe stata presa a maggioranza semplice, ma che mi sarei assunto, in quanto candidato sindaco della coalizione, la responsabilità dell’ultima parola dopo aver tratto ovviamente le conclusioni della discussione e ascoltato il parere di tutti.
Dalla serata è emerso chiaramente che non ci fosse una posizione nettamente prevalente sull’altra e quindi basandomi soprattutto sulla coerenza civica dimostrata in questi anni e sulla necessità di non spaccare il gruppo su questioni ideologiche ho deciso, a nome della coalizione tutta, di non accettare l’apparentamento con il centro destra che era l’unica forza che ce l’aveva proposto.
Per quanto riguarda il centro sinistra deve essere chiaro che la nostra proposta minima di apparentamento non è stata nemmeno considerata e ci è stato proposto solamente un assessorato (al sottoscritto) che ovviamente non avrebbe potuto garantire quel cambiamento da noi fortemente voluto proprio nei confronti di una maggioranza monocolore che governava da decenni la città senza soluzione di continuità. Peraltro quella soluzione avrebbe falsato clamorosamente gli equilibri tra maggioranza e minoranza perché se avessimo accettato quella proposta i due consiglieri a noi spettanti in minoranza ovviamente sarebbero di fatto passati alla maggioranza per non mettere in difficoltà il proprio assessore per cui il rapporto in Consiglio, già ora sbilanciato, di 11 vs 6 tra maggioranza e minoranza sarebbe diventato di 13 vs 4.
Quanto sopra solo per chiarezza e per rimarcare di come ogni decisione presa in nome della coalizione sia stata preceduta da un dibattito tra tutti i candidati che si sono presentati agli incontri e nel quale ognuno ha avuto un peso uguale agli altri indipendentemente dai voti presi.
L’esperienza è stata dura, ma ci ha anche dato molto e fatto acquisire la consapevolezza che uno spazio per una forza realmente civica ci sia e i 1943 voti ottenuti lo testimoniano e da lì ripartiremo anche perché da questa esperienza il gruppo originario esce decisamente rafforzato seppur al netto delle normali e fisiologiche defezioni evidenziatesi nella coalizione elettorale, non a caso, dopo il primo turno. Come diceva infatti il grande Oscar Wilde: “il fuoco rafforza ciò che non distrugge” e noi siamo ancora qui pronti e motivati più che mai per portare avanti quel progetto politico di amministrazione della città basato esclusivamente sul civismo e sui reali bisogni dei cittadini.

Articolo pubblicato su "La Voce" di martedì 10 luglio 2018

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