banner speciale sito

progetto per Ivrea

Reazione vs risoluzione

Reazione vs risoluzione

Ad ogni rivoluzione segue, storicamente, una fase di reazione da parte del potere messo in discussione. Nel recente caso del fallimento del CIC questo schema si è palesato con estrema chiarezza a livello locale.
Ovviamente parlando della città di Ivrea il termine rivoluzione va contestualizzato senza pensare a orde di cittadini facinorosi che assaltano il municipio armati di forconi.
Ci rivolgiamo infatti alle note vicende riguardanti la drammatica fine di una più che trentennale azienda pubblica portata al fallimento da una strategia predatoria di certa politica partitocratica ed affarista che prima o poi dovrà fare i conti con la realtà fattuale e sparire dalla circolazione se vogliamo sperare di poter ancora vivere in un paese che si possa definire "civile".
Su questo tema il nostro gruppo consiliare lavora da almeno un paio d'anni ed ha fatto suonare più volte campanelli d'allarme mai ascoltati da chi, per la maggioranza, seguiva le vicende del CIC convinto della capacità dei soliti amici, sparpagliati nelle più svariate istituzioni piemontesi, di poter tamponare, per l'ennesima volta, la falla creata da una gestione inefficiente e legata a doppio filo alle tessere di partito.
Come i lettori sapranno, la crisi di questa partecipata del comune si acuisce nel corso del 2014 anno durante il quale ne succedono di tutti i colori. In diverse occasioni abbiamo proposto incontri e dibattiti presentando anche ipotesi di rilancio dell'azienda rimanendo sempre inascoltati. La mala gestione ha poi portato alla messa in liquidazione della società ed ora, forse, al passaggio della proprietà, per 1 euro, nelle mani di una società privata, del pacchetto di quote finora rimasto saldamente in mano pubblica.
Sì, però salderanno il debito (che giorno dopo giorno, mese dopo mese è arrivato a sfiorare i 3,5 milioni di euro) dicono il nostro Sindaco e il suo vice, peccato che però non specificano che siccome chi acquisterà non è un benefattore l'entità di quel debito si può considerare vicina al valore dell'azienda portata al fallimento. Questo vuol dire che di quei 3,5 milioni di ipotetico valore, avendo la città di Ivrea quote per poco meno del 25%, andranno in fumo soldi dei cittadini eporediesi per circa 900.000 euro oltre ovviamente la perdita di un'azienda fino ad un certo punto sana, innovativa, produttiva e capace di essere diventata un punto di rifermento per l'ICT piemontese.
Come quasi sempre accade in Italia non è colpa di nessuno. E qui veniamo al nocciolo di questo editoriale. Essendo ben documentati sul tema abbiamo dato vita, al Consiglio del 31 luglio, alla nostra piccola rivoluzione portando all'attenzione dell'aula numeri, cifre, date e dati che nessuno, e ribadiamo nessuno, ha confutato né messo in discussione. Dopo una lunga e circostanziata disamina abbiamo chiesto che i responsabili, dal punto di vista politico, di questa brutta storia si mettessero una mano sulla coscienza e traessero le dovute conseguenze facendosi da parte. Evidentemente le nostre argomentazioni non erano peregrine se tre consiglieri del PD, seguiti il giorno appresso da un quarto, hanno esplicitamente chiesto la testa dell'assessore al lavoro.
Come detto in apertura di articolo ad un tentativo di cambiamento, seppur motivato, non è arrivata una risposta sui contenuti bensì una reazione piuttosto scomposta ed a tratti patetica peraltro appoggiata supinamente dal locale "foglio di partito".
Nei giorni seguenti il Consiglio, delle sorti dei lavoratori e del CIC pare non interessasse più a nessuno e il dibattito è stato sapientemente depotenziato sviando l'attenzione dell'opinione pubblica dall'ennesimo fallimento di questa amministrazione, che sta letteralmente mettendo in ginocchio la città, per guardare al teatrino dei dissapori in casa PD che ai cittadini eporediesi interessa ben poco. La situazione ha assunto anche contorni farseschi con l'assessore, che per anni quotidianamente è transitato negli uffici del CIC, che dichiarava che le deleghe sulle partecipate ce le ha il Sindaco, come se lui non sapesse di cosa si stesse parlando, e con il Sindaco che diceva di dover ascoltare il partito per capire cosa fare. Ha idea il nostro Sindaco di cosa sia e cosa rappresenti, o meglio dovrebbe rappresentare, il Consiglio Comunale eletto dagli stessi cittadini che gli hanno permesso di vincere le elezioni? L'amministrazione cittadina si dovrebbe sviluppare nelle sedi istituzionali costituzionalmente definite, non in quelle di partito.
Leggiamo poi che l'ex segretario del PD cittadino, seguito da alcuni consiglieri del suo partito, lamenta il fatto che la Commissione di indagine istituita e per ora mai convocata è stata superata perchè qualcuno ha già tratto delle conclusioni. Possiamo aspettarci questo tipo di considerazioni al bar, ma da un (ex) segretario cittadino e da alcuni consiglieri, peraltro assenti la fatidica sera, ci fa quantomeno pensare.
Ciò che è avvenuto nel Consiglio di venerdi 31, al quale costoro peraltro non hanno partecipato, è quanto andiamo auspicando da tempo e cioè che in quella sede si dovrebbe discutere, portare posizioni differenti, dibattere, confutare dati, esplicitare fatti per poi tentare di arrivare ad una sintesi e quella sera, per la prima volta in questo mandato amministrativo questo è accaduto e visto che in Italia i consiglieri non hanno un vincolo di mandato tre consiglieri di maggioranza, condividendo le argomentazioni di parte della minoranza, hanno chiesto che i responsabili di questa storia si facessero da parte.
Questo non è giustizialismo, ma analisi politica che nulla ha a che vedere con una Commissione di indagine finalizzata a ricercare criticità e responsabilità dal punto di vista giuridico-amministrativo che sono altra cosa rispetto a un giudizio politico netto che la sera del Consiglio è emerso chiaramente anche se poi edulcorato dai media nei giorni seguenti.
In Consiglio Comunale abbiamo detto che è arrivato il momento della verità e della coscienza e qualcuno pare aver dato seguito a questa richiesta. Ora vedremo se esiste ancora una dignità politica all'interno della maggioranza o se, come sta accadendo a livello nazionale, tutto finirà nuovamente a tarallucci e vino sostenendo artificialmente in vita un esecutivo a cui, per il bene della città e dei suoi cittadini, andrebbe staccata la spina quanto prima.

Articolo pubblicato su "La Voce" di lunedì 10 agosto

Torna in alto

candi wall